Questo articolo esplora Il Mercante di Venezia di William Shakespeare attraverso il prisma della filosofia del diritto, interrogando il rapporto tra legge, morale e potere. Attraverso l’analisi del personaggio di Shylock, esamineremo il concetto di giustizia e come si intrecci con la vendetta, il perdono e la discriminazione. Particolare attenzione sarà dedicata alla natura del contratto tra Shylock e Antonio, mettendolo in relazione con teorie giuridiche classiche e moderne. La riflessione si concentrerà anche sulla trasformazione della giustizia in uno strumento di potere, evidenziando il ruolo del diritto nel creare ed esacerbare le disuguaglianze.
Introduzione alla trama
Nel XVI secolo, nella splendida cornice di Venezia, si sviluppa una vicenda che intreccia amore, amicizia e vendetta. Bassanio, un giovane veneziano innamorato della ricca ereditiera Porzia, desidera corteggiarla con onore, ma manca dei mezzi finanziari per farlo. Chiede così un prestito al suo amico Antonio, un mercante che, tuttavia, ha tutto il suo capitale investito in traffici marittimi. Antonio, pur non avendo disponibilità liquide, si fa garante presso Shylock, un usuraio ebreo. Shylock, pur odiando Antonio, accetta di concedere il prestito ma pone una condizione crudele: in caso di mancato pagamento, Antonio dovrà cedere una libbra della sua carne.
Questa trama, che potrebbe sembrare semplice, si sviluppa in un confronto tra giustizia e vendetta, tra legge scritta e morale, e tra la crudezza della lettera della legge e la possibilità di applicare un diritto più equo, dando spazio a profonde riflessioni filosofiche e giuridiche.
La dimensione giuridica della vicenda
Uno degli aspetti centrali nel Mercante di Venezia è la questione del contratto tra Shylock e Antonio. Qui si sviluppa una riflessione sulla philosophia legis (filosofia del diritto) che si interroga sulla natura della giustizia. Il contratto stipulato tra Shylock e Antonio rappresenta un esempio emblematico del diritto contrattuale: entrambe le parti accettano i termini pattuiti, e la sanzione, per quanto assurda o disumana possa sembrare, è perfettamente legale. Il Doge e la corte veneziana si trovano costretti a rispettare la legge e far eseguire la pena stabilita, poiché una deviazione dal rigore giuridico potrebbe portare a conseguenze disastrose per la stabilità dello Stato.
Ma qui emerge la questione filosofica: è giusto applicare una legge in modo così cieco, senza tenere conto del contesto morale e umano? Shylock si aggrappa alla lettera della legge, cercando non tanto giustizia quanto vendetta. Il suo odio verso Antonio è alimentato non solo dalla rivalità economica, ma anche dall’odio religioso e personale, sottolineando un conflitto culturale che va oltre le questioni economiche.
Il ruolo della misericordia: una giustizia superiore
La figura di Porzia, travestita da avvocato, introduce un concetto di giustizia diverso da quello puramente legale. La sua famosa arringa in tribunale sottolinea l’importanza della misericordia (The quality of mercy is not strained…), che supera il rigore della legge. La legge, sostiene Porzia, non deve essere applicata in modo meccanico e cieco, ma deve essere temperata dalla compassione e dall’equità. Questa visione si rifà alla tradizione filosofica di Aristotele e alla sua idea di epieikeia, cioè l’equità come correttivo della legge, applicabile quando la lettera della norma diventa troppo rigida o inadeguata alla situazione concreta.
Il diritto come strumento di potere
Il Mercante di Venezia offre anche una riflessione sul ruolo del diritto come strumento di potere. Shylock, un ebreo emarginato e disprezzato dalla società cristiana, cerca nella legge una forma di rivalsa. Per lui, il diritto rappresenta l’unico mezzo per ottenere un riconoscimento della sua dignità in una società che lo discrimina. Tuttavia, la sua ossessione per il rispetto formale del contratto lo rende cieco davanti alla possibilità di una soluzione più umana. Il diritto, in questo caso, diventa un’arma per vendicare i torti subiti, piuttosto che uno strumento di giustizia.
L’evoluzione del processo mostra chiaramente il conflitto tra il diritto e la giustizia: da un lato, Shylock che insiste per l’applicazione rigorosa del contratto, dall’altro Porzia che cerca di far prevalere una giustizia più elevata, basata sulla clemenza e sul perdono. Alla fine, il tribunale veneziano si schiera con questa seconda visione, ma lo fa imponendo a Shylock delle condizioni umilianti, come la conversione al cristianesimo, che confermano come il potere del diritto venga usato anche per confermare gerarchie sociali e culturali.
Riflessioni filosofiche
Il Mercante di Venezia si presta a un’interessante analisi sotto il profilo della filosofia del diritto. Da un lato, troviamo la tensione tra ius (diritto) e lex (legge): Shylock invoca la lex, il rispetto formale del contratto, mentre Porzia fa appello allo ius, a una giustizia superiore che va oltre la legge scritta. Questa dialettica riflette un dibattito secolare nella filosofia giuridica, da Aristotele fino a Kant e Hegel, sul rapporto tra diritto positivo e morale.
Kant, per esempio, avrebbe forse difeso Shylock nella sua rigida applicazione della legge, sostenendo che la giustizia si basa sul rispetto assoluto del contratto. Hegel, d’altra parte, avrebbe visto nella vicenda di Shylock l’alienazione di un individuo che, isolato dalla società, cerca nella legge una forma di riconoscimento che gli viene però negata dalla società stessa.
Conclusioni
Il Mercante di Venezia ci costringe a riflettere sul rapporto tra diritto e giustizia, tra vendetta e misericordia. Attraverso il processo di Antonio, Shakespeare solleva domande fondamentali sulla natura del diritto e sul modo in cui esso può essere applicato. La legge può essere tanto uno strumento di giustizia quanto di oppressione, a seconda di come viene interpretata e applicata. In questo, il dramma di Shakespeare anticipa molte delle questioni che ancora oggi animano il dibattito filosofico e giuridico.
Daniele Onori
Bibliografia:
- Aristotele, Etica Nicomachea, a cura di C. Natali, Laterza, Roma-Bari, 2014; Kant, I., La metafisica dei costumi, a cura di F. Gonnelli, Laterza, Roma-Bari, 2018; Hegel, G.W.F., Lineamenti di filosofia del diritto, a cura di F. Menegoni, Bompiani, Milano, 2009; Shakespeare, W., Il Mercante di Venezia, a cura di A. Lombardo, Mondadori, Milano, 2016; Santucci, G., Giustizia e diritto in Shakespeare, Il Mulino, Bologna, 2015.