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Il Network Sui Tetti (di cui il Centro studi Livatino fa parte) ha indetto per il prossimo giovedì 18 gennaio 2024 il “The care day”, una giornata di seminari regionali condivisi su cure palliative e fine vita, che si svolgerà contemporaneamente in nove regioni e che ha lo scopo di sensibilizzare i territori e le amministrazioni locali su un tema che alcune iniziative legislative popolari intendono portare all’attenzione dei Consigli regionali. Seguono alcune considerazioni e riflessioni in vista del predetto evento.

Hai mai visto un bambino con la spina bifida? Questa domanda introduce i lettori al tema del fine vita, in un volume di circa venti anni fa dal titolo “Ritorno all’Occidente, Bloc-notes di un conservatore”.

Muovendo dai paesi europei ove già all’epoca era stata introdotta una legislazione eutanasica, l’Autore si sofferma sul fatto che nell’agosto del 2004 l’autorità giudiziaria olandese e la clinica universitaria della città di Groningen avevano sottoscritto un protocollo che nella sostanza consentiva l’eutanasia anche sui minori di 12 anni. Il dott. Eduard Verhangen, responsabile della sezione pediatria della clinica in questione, intervistato qualche tempo dopo dal quotidiano Repubblica, aveva dichiarato: «Hai mai visto un neonato con la spina dorsale bifida? (…) Ecco, questo è uno dei quattro bambini che quest’anno abbiamo “ucciso” (…). Hanno come un’apertura, nella schiena, in cui si va a infilare di tutto, dal sangue al cervello. Hanno sempre dei difetti cerebrali, sono paralizzati, non possono camminare, sedersi, e nemmeno andare in bagno. (…) Noi, come medici, possiamo fare molto poco, possiamo chiudere quella apertura, ma è solo un fatto estetico che non risolve nulla, i problemi restano e sono insuperabili. Ecco, vede, è in casi come questi che interveniamo. (…) una morte dolce, col sorriso»[1].

Come noto, nel corso dell’ultimo ventennio l’ideologia eutanasica è penetrata anche in Italia, sulla scia della trappola emotiva generata da alcuni casi mediatici, che hanno fornito argomento per le ragioni di chi intende declinare sopra la vita stessa – e spesso più in astratto che in concreto – i diritti all’autonomia individualee all’autodeterminazione terapeutica.

Seppur entro precisi limiti, la sentenza 27 novembre 2019 n. 242 della Corte Costituzionale ha inclinato il piano ordinamentale lungo quel pendio scivoloso che l’esperienza di altri paesi ha già visto deragliare fuori dallo stesso ambito dell’autonomia individuale, sacrificata sull’altare del c.d. best interest, come nel caso di Indi Gregory e degli altri bambini inglesi che l’hanno preceduta (Charlie Gard, Alfie Evans, etc.), per i quali l’interruzione delle cure è stata decisa dai Tribunali, contro la volontà dei genitori.

Si è passati così dal (presunto) diritto di morire al dovere di morire e con la maschera dell’interesse del minore si è cercato di occultare il vero l’asse della discussione, quel giudizio di inutilità sociale, che rappresenta il presupposto dell’eutanasia. La vita, se priva di determinati attributi, viene ritenuta non degna di essere vissuta e l’unfit viene lasciato morire “nel suo stesso interesse”.  

La stessa logica sta dietro anche a quelle iniziative legislative, con le quali in Olanda si era inteso estendere la legislazione eutanasica[2] oltre la platea dei c.d. malati terminali e, dunque, anche ai disabili, agli anziani o ai depressi, che avessero ritenuto concluso il loro ciclo di vita, secondo la teorica della complited life, termine «molto problematico, sia perché presenta un’immagine troppo rosea di una realtà drammatica, sia perché oscura la realtà dei problemi di solitudine, di povertà, di paura della dipendenza futura»[3].

La sentenza 2 marzo 2022 n. 50 della Corte Costituzionale, con cui – come noto – è stata dichiarata inammissibile la richiesta di referendum abrogativo dell’art. 579 C.p., ha affermato che «l’incriminazione dell’omicidio del consenziente assolve allo scopo, di perdurante attualità, di proteggere il diritto alla vita, soprattutto – ma occorre aggiungere: non soltanto – delle persone più deboli e vulnerabili, in confronto a scelte estreme e irreparabili, collegate a situazioni, magari solo momentanee, di difficoltà e sofferenza, o anche soltanto non sufficientemente meditate». La sentenza 50/2022 ha ribadito il costante orientamento secondo cui dalla Costituzione e dalla CEDU discende il dovere dello Stato di tutelare la vita, non il suo opposto, ovverosia ottenere dallo Stato un aiuto a morire e, più in generale, ha posto l’attenzione sulla questione dell’inclusione e del sostegno alle persone sofferenti, che rappresenta una condizione indefettibile per l’esercizio di una scelta veramente libera.

Con la fine della XVIII legislatura è naufragato anche il c.d. ddl Bazoli e il Parlamento è tornato finalmente a occuparsi di cure palliative con la legge di bilancio 29 dicembre 2022 n. 197, ove si è stabilito che «all’articolo 5 della legge 15 marzo 2010, n. 38, dopo il comma 4 è inserito il seguente: “4-bis. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano presentano, entro il 30 gennaio di ciascun anno, un piano di potenziamento delle cure palliative al fine di raggiungere, entro l’anno 2028, il 90 per cento della popolazione interessata. Il monitoraggio dell’attuazione del piano è affidato all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che lo realizza a cadenza semestrale. La presentazione del piano e la relativa attuazione costituiscono adempimento regionale ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo del Servizio sanitario nazionale a carico dello Stato”» (art. 1, comma 83).

Il piano d’azione della galassia progressista, favorevole al superamento dei limiti posti dalla sentenza 27 novembre 2019 n. 242 della Corte Costituzionale, si è quindi spostato a livello locale, in quanto sono state presentate (o lo saranno a breve) in molti Consigli regionali proposte di legge di iniziativa popolare, finalizzate a obbligare gli ospedali pubblici a fornire ogni assistenza sanitaria e i farmaci necessari per attuare il suicidio di malati che ne facciano richiesta.

Le criticità di tali proposte di legge (che i promotori hanno denominato “Liberi subito”) sono già state affrontate in questo sito, con rilievi di carattere giuridico, illustrati nello scritto del Prof. Ronco e dell’Avv. Menorello[4] e in quello della Prof. Piergentili[5], alla cui lettura si rimanda.

In Veneto l’esame del disegno di legge “Liberi subito” è fissato per il prossimo 16 gennaio; il Network Sui Tetti (cui il Centro studi Livatino aderisce) ha già dichiarato – per il tramite del suo coordinatore, l’Avv. Domenico Menorello – che «il Veneto non può voltare le spalle alla sua identità e alle sue radici solidali, approvando martedì prossimo la proposta radicale di Marco Cappato per il ‘suicidio medicalmente assistito»[6]. E’ noto, infatti, che il presidente della Regione, Luca Zaia, si è in più occasioni espresso a favore di una legge sul fine vita.

Per affrontare in maniera articolata e multidisciplinare un tema che è – e dovrebbe rimanere – di pertinenza dello Stato[7], il Network Sui Tetti ha quindi indetto il “The Care day” per il prossimo 18 gennaio 2024: «nove Regioni in dialogo con la società civile per una sanità che permetta a tutti il diritto a non soffrire. I seminari di lavoro, con oltre cento contributi di palliativisti, bioeticisti, giuristi, rappresentanti di associazioni e istituzioni sono promossi dal Network “Ditelo sui tetti”, invitando tutti i consiglieri regionali, e si svolgeranno in contemporanea presso le sedi dei consigli regionali di BasilicataEmilia RomagnaFriuli Venezia GiuliaLazioLombardiaMarcheToscanaSicilia e Veneto» (https://www.suitetti.org/2024/01/09/18-gennaio-care-day-per-tutti-liberta-e-dignita-nella-cura/).

Agli amministratori locali, cui si raccomanda di seguire i lavori nelle Regioni in questione e che saranno nei prossimi mesi chiamati a esprimersi, proponiamo di svolgere le proprie riflessioni – doverose a chi si approccia a un tema come questo – muovendo dalla risposta che Luigi Vittorio Berliri, all’epoca consigliere comunale a Roma, indirizzò venti anni fa al Dott. Verhangen, sempre per il tramite del quotidiano Repubblica: «avete mai visto un bambino con la spina bifida? Io sì. E’ mio figlio. E’ bellissimo, vivace e intelligente. Ha due occhi neri neri. Dorme tenerissimo con la sua schiena appoggiata alla mia. (…) E’ un bimbo come tutti gli altri. Va a scuola, ha degli amici che lo cercano per giocare insieme. Quel medico pensa che bambini così non meritino di vivere. Io penso il contrario. Lo penso perché è mio figlio. (…) E il medico che abbiamo incontrato, i tanti medici, gli hanno regalato la “dolce vita”. L’ortopedico pian piano gli ha raddrizzato i piedi. Il neurologo gli ha inserito una piccola valvola per drenare dalla testa l’acqua in eccesso (…) e l’urologo gli ha evitato che potesse avere gravi infezioni per la difficoltà di urinare. Sono questi i medici di cui ha avuto bisogno mio figlio …»[8]. Sono questi gli amministratori di cui anche noi abbiamo bisogno!

Angelo Salvi


[1] A. Mantovano, Ritorno all’Occidente, Bloc-notes di un conservatore, Spirali, Milano, 2004, pp. 82-85.

[2] V., in proposito, S. Moresi: https://www.corriere.it/esteri/16_ottobre_13/non-solo-malati-terminali-olanda-vuole-estendere-diritto-suicidio-assistito-e7258658-918b-11e6-ac33-c191fa0a3477.shtml.

[3] M. Ronco, Ideologia eutanasica, sacralità della vita, in A. Mantovano (a cura di), Eutanasia. Le ragioni del no, Edizioni Cantagalli, Siena, 2021, p. 250.

[4] V., in proposito, https://www.centrostudilivatino.it/legge-cappato-la-scorciatoia-regionale-e-incostituzionale/.

[5] V., in proposito, https://www.centrostudilivatino.it/legge-cappato-la-scorciatoia-regionale-e-incostituzionale/.

[6] V., in proposito, https://www.suitetti.org/2024/01/13/network-sui-tetti-veneto-respinga-la-legge-cappato/.

[7] Si rimanda, in proposito, alla lettura del parare reso dall’Avvocatura dello Stato del 16 novembre 2023.

[8] A. Mantovano, op.cit..

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