Perché Westminster ha fermato il fine-vita: dal dibattito dei Lord emergono i rischi per le persone vulnerabili e i limiti di una prognosi a sei mesi.
di Mauro Ronco
1. Nel nostro Paese si sono recentemente riaccese le iniziative dirette a far sì che il Parlamento approvi una legge sul fine-vita che, dopo la cauta apertura della Corte costituzionale, dia pieno spazio alla liceizzazione del suicidio assistito.
In questo brulichio di movimenti meritano attenzione non tanto le insistenze delle forze schierate da tempo a favore dell’eutanasia e del suicidio assistito, quanto le mosse, più o meno opache, di esponenti politici appartenenti a gruppi che, almeno pubblicamente, hanno sempre espresso perplessità prudenziali all’estensione del quadro giuridico definito dai plurimi interventi della Consulta. Alcuni movimenti sembrano rispondere al desiderio di singoli esponenti politici di evidenziare la propria autonomia dai gruppi di appartenenza; altri movimenti, più organizzati, si inseriscono in una strategia, di più largo respiro, volta alla modifica dell’attuale stato delle alleanze politiche.
La rilevanza etica e antropologica della disciplina giuridica del fine vita dovrebbe sottrarre questo tema a qualsiasi logica di tipo politico-partitico e, ancor più, di tipo elettoralistico, inducendo chi detiene una porzione del potere politico a rispondere esclusivamente alla propria coscienza, orientando le scelte verso la tutela della vita umana e il bene comune della società.
In questo frangente storico, così drammatico per l’umanità, in cui il diritto alla vita, anche delle persone non combattenti, dei disabili e dei bambini, sembra negato dal furore delle guerre e in cui sempre più frequentemente si verificano violazioni dei diritti umani fondamentali, ritengo quanto mai opportuno riflettere sugli accadimenti recenti in Scozia, in Francia e in Inghilterra, ove le proposte di legge o, addirittura, le leggi già approvate in prima istanza, che liceizzavano il suicidio assistito, sono state bloccate nel loro iter verso la promulgazione.
2. Recentemente, il 17 marzo 2026, il Parlamento scozzese ha bocciato con 69 voti contrari, 57 favorevoli e 1 astenuto un progetto molto simile a quello inglese, approvato dalla Camera dei Comuni in data 20 giugno 2025, che contemplava il suicidio volontario assistito per i malati terminali adulti, prescrivendo, come il Bill inglese, che fosse considerato malato terminale il soggetto la cui morte potesse essere ragionevolmente attesa entro sei mesi (art. 3).
Il Senato francese ha respinto, per la seconda volta, nella seduta plenaria del 12 maggio 2026 (in prima lettura, il 28 gennaio 2026, il testo era già stato bocciato dal Senato con 181 voti contro 122) con 151 voti contro 118 l’art. 2 del disegno di legge sul suicidio assistito, che costituiva il nucleo del testo normativo, poiché ammetteva che un atto letale volontario potesse porre fine anticipata alla vita di una persona.
Per contro, il Senato transalpino ha approvato in via definitiva una legge sulle cure palliative, che prevede un maggior sostegno a favore dei malati terminali, nonché la costruzione di nuove strutture per la loro assistenza, tentando di rimediare a una situazione in cui una quota elevata (circa la metà dei malati aventi diritto alle cure palliative, secondo la valutazione effettuata ne 2023 dalla Corte dei Conti francese) non può accedervi per l’inefficienza del sistema.
3. Un evento di portata storica concerne la decadenza, per mancata approvazione entro il termine previsto, della legge denominata Terminally III Adults (End of Life) Bill, che la Camera dei Comuni dell’Inghilterra e del Galles aveva approvato il 20 giugno 2025 con la maggioranza di 23 voti (314 contro 291).
La disciplina consentiva ai malati terminali, a determinate condizioni – in particolare, che fossero ammalati di una malattia progressiva il cui corso non fosse suscettibile di inversione grazie a un trattamento curativo e che la morte di costoro potesse ragionevolmente attendersi entro 6 mesi in conseguenza della malattia – di richiedere e ottenere assistenza perché un medico li aiutasse a mettere fine alla propria vita.
La legge non è entrata in vigore a causa della mancata approvazione della Camera Alta inglese (The House of Lords) entro la data prevista dall’ordinamento inglese. Al termine della sessione dei lavori non si è pervenuti ad alcuna conclusione, avendo completato i parlamentari soltanto l’esame di 7 articoli su 59 della legge, nonostante che i lavori fossero iniziati nel settembre 2025 e che lo ‘Sponsor’ della legge – il laburista Lord Falconer of Thoroton[1] – avesse istituito un comitato per lo studio preparatorio e che la Camera avesse dedicato all’esame della legge le sedute del 14 e del 21 novembre, del 5 e del 12 dicembre, del 9, 16, 23 e 30 gennaio, del 6 e del 27 febbraio, del 13, del 20 e 27 marzo e del 24 aprile. In quest’ultima data, dovendosi chiudere per legge la sessione, la Camera Alta ha votato l’emendamento dello ‘Sponsor’ che richiedeva il ritiro della legge. La House of Lords è stata così riconvocata per la nuova sessione del 3 novembre 2026, senza più all’ordine del giorno la trattazione del Bill ritirato.
4. Il dibattito alla Camera Alta inglese è stato straordinario per la libertà della discussione, per la ricchezza dei concetti esposti, per l’elevato numero dei partecipanti che hanno dichiarato di non voler rinunciare alla tutela della vita, per il rispetto in cui i parlamentari si sono reciprocamente trattati, nonostante la radicale differenza di idee.
Soltanto nella seduta conclusiva, lo ‘Sponsor’ Lord Falconer si è lamentato del dibattito dicendo con stizza: “I am not going to say the normal thing about what a great debate it has been. Honestly, it has been a horrible debate. Unlike almost every other debate I have ever participated in, there has been quite an edge, particularly from the opponents of the Bill. /I am not going to say that it is we who should end this debate; the views of the people outside the House should be taken into account. I quote the much-missed Lord Williams of Mostyn, who, whenever we behaved badly, always said, “Remember”, there are people out there who are watching”[2].
Il dibattito è stato circondato, come numerosi parlamentari hanno denunciato, da un assedio persistente davanti alla Camera da parte dei sostenitori della legge, nonché da aspri commenti dei media e dei social mirati contro gli oppositori, accusati di essere disumani e crudeli per non aver dato corso rapido all’approvazione della legge. Gli stessi hanno ricevuto anche messaggi personalizzati di violenta riprovazione.
5. Ho preso visione delle centinaia di pagine in cui le voci dei parlamentari sono state fissate. Gli oppositori al Terminally III Adults (End of Life) Bill hanno criticato a fondo la riforma sul fine-vita, spendendo molteplici argomenti sia in ordine alle questioni di principio, sia ai punti specifici della legge, poiché essa non presta una adeguata tutela alle persone disabili e vulnerabili. Al riguardo moltissimi parlamentari, compresi alcuni favorevoli alla legge in via di principio, hanno presentato numerosissimi emendamenti al fine di rendere meno evidenti i rischi per l’esistenza stessa della società inglese nella sua identità storica.
A modo di premessa si può menzionare il coraggioso discorso della parlamentare Campbell in un passaggio che così suona: “Ho speso oltre due decenni nello studio delle leggi internazionali su questo tema. Ho lungamente sostenuto l’autonomia delle persone disabili, ma l’autonomia senza protezione non è libertà, bensì rischio. La pubblica opinione deve rendersi conto di ciò: persone notissime, circondate da notevole influenza sociale, in particolare uomini e donne dello spettacolo, sostengono la campagna per il suicidio assistito. E’ ovvio che una parte della gente sia influenzata dalle esplosioni di queste celebrità del tipo di quella lanciata da un attore contro “a cohort of rabid Catholic privileged Lords out to sabotage the bill”. Invito a non commettere errori. Ciò non è quel pensa realmente la pubblica opinione”[3]. La parlamentare ha continuato: “Questa legge non garantisce protezione alle persone in condizioni vulnerabili, né assicura che le decisioni siano assunte dai malati in modo libero da pressioni […] Tale critica è stata condivisa dal Collegio Reale degli Psichiatri; dal Collegio Reale dei Medici Pratici; dalla Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani e dall’Organizzazione dei disabili… Ho consultato insigni esperti in ordine al tema della prognosi terminale. Mi è stato dimostrato che una prognosi di 6 mesi non può costituire la base attendibile per la legislazione. Le persone disabili che hanno preso contatto con me mi hanno confidato che la legge le spaventa. Esse temono un accesso disuguale alle cure; una sottile coercizione non facilmente scopribile; probabili errori nelle prognosi; l’occulta sottovalutazione del valore della loro vita. Dubitano infine che un sistema sanitario già in forte tensione possa garantire che decisioni di tale gravità estrema siano assunte con la necessaria ponderazione […]. Sono qui per evitare danni, in particolare, ma non solo, alle persone che ho ascoltato. Se la legge dovesse proseguire il suo corso, dovrà dimostrare chiaramente di poter proteggere le persone in condizioni di alta vulnerabilità”[4].
La minoranza sostenitrice del Bill si è appellata a vari argomenti.
Anzitutto al principio della libertà e dell’autonomia dell’individuo. Ciascuno avrebbe il diritto di chiedere a terzi l’aiuto a uccidersi per mettere fine alla sofferenza cagionata dal prolungarsi del processo della malattia verso la morte. In secondo luogo, al fatto che l’esperienza del suicidio assistito e dell’eutanasia in altri Paesi è stata positiva, non avendo provocato alcun dissesto sociale. In terzo luogo, al fatto che milioni di persone nel mondo hanno ora acquisito un nuovo diritto, di scegliere di morire senza paura e senza dolore. In quarto luogo, al fatto che il divieto dell’aiuto al suicidio è crudele, umiliante e degradante, perché costringe le persone a vivere in una condizione di sofferenza. Alcuni hanno denunciato la violazione della democrazia, giacché la mancata entrata in vigore della legge priverebbe una moltitudine di persone del diritto loro già riconosciuto dalla Camera dei Comuni, eletta democraticamente dal popolo. Inoltre, i Collegi dei Medici, che in passato avevano mostrato una forte ostilità all’introduzione di discipline eutanasiche, pur mantenendo le loro riserve sulla legge, si sono mostrati maggiormente neutrali.
Un sostenitore della legge ha ironizzato sul fatto che mentre l’opposizione all’eutanasia era stata in passato motivata da molti con l’argomento della santità della vita, nella discussione sul Bill del 2025 soltanto i rappresentanti del clero avrebbero usato tale argomento, mentre la gran parte degli altri si sarebbero concentrati soltanto sull’esigenza di salvaguardare le persone fragili dal rischio di essere costrette o strumentalizzate. Tale rischio non corrisponderebbe alla realtà, poiché: “[…] this Bill will reduce the suffering of people. As we slowly lose control over our own bodies, people can no longer get up and dress, wash or feed themselves, or prepare their food, or walk or run, or engage in any life whatever; they then lose control of their bowels and bladders, and it is a very unpleasant way to die. If you can get palliative care, you can anaesthetise pain, but you cannot anaesthetise indignity. This Bill allows people to die in a dignified, and sensible, way in their own homes”[5].
Gli oppositori della legge hanno contrastato a uno a uno tali argomenti, richiamandosi alcuni al principio della sacralità della vita e tutti rilevando che il Bill in approvazione non presta alcuna tutela alle persone deboli e fragili.
Un parlamentare, pur disponibile all’approvazione di una disciplina che ammettesse il suicidio assistito, purché maggiormente garantista di quella in discussione, ha mostrato la sua preoccupazione per il sovvertimento dei valori sociali tradizionalmente accettati: “My final words are to remind your Lordships of what this Bill does: it is intended to give a citizen the power deliberately to bring about the death of another citizen—something that, since the end of capital punishment, has not been available to citizens of this country except in a legitimate war. Let us not forget the importance of what is being asked for”[6].
Molto articolato è stato il discorso della Baroness O’Loan. Essa si è molto impegnata nella presentazione di emendamenti che accrescessero le garanzie per i soggetti vulnerabili.
Ricordando che le posizioni in campo vedevano almeno il 45% dei parlamentari contrari alla legge e solo il 40% disponibili all’approvazione, ha osservato che lo ‘Sponsor’ non aveva indirizzato ai deputati i pareri del Collegio degli Psichiatri, del Collegio dei Medici Pratici, del Collegio degli Esperti Patologi, del Collegio of Nursing, del Collegio dei Fisici, della Società Britannica Geriatrica, della Società di diritto, della Royal Pharmaceutical Society e dell’Organizzazione “Standing Together Against Domestic Abuse”. Essa ha lamentato il carattere quasi interamente privatistico della procedura; si è richiamata al rifiuto dei medici pratici di inquinare la loro professione con l’uccisione di un essere umano. Ha criticato fortemente il fatto che la legge lasci molti punti al completamento della legislazione secondaria, concludendo che ella, come altri parlamentari, pur convinta che: “[…] all life is sacred and to be protected, from conception to natural death”[7], ha lavorato seriamente per rendere meno offensiva la legge per le persone vulnerabili.
Altra parlamentare ha dichiarato che la legge vorrebbe dare una scelta ai pazienti alla fine della loro vita. Ma deve trattarsi di una vera scelta: “I have introduced amendments to try to address the other side of choice: the lack of palliative care and the gaps in services that underlie so many of the distressing stories that we have heard; the lack of clarity about the actual means by which someone would be assisted to end their own life; and the risk of implicit institutional coercion, when new processes and procedures change the culture in the NHS”[8].
La Baroness Prentis of Banbury, ricordando la sua esperienza personale di donna sottoposta a intensa e ripetuta terapia chemioterapica e a una operazione dolorosa, non avendo potuto partecipare alle sedute invernali, ha voluto ritornare nell’aula per riferire che anch’essa ha avuto nella sua testa durante i momenti più gravi della malattia la visione di una morte anticipata. Questa attrattiva è particolarmente pericolosa per le persone vulnerabili. La legge non deve favorirla, bensì operare per cure fisiche e mentali integrate realmente tra loro: “We owe the dying love, care and respect. We hope that crisp white sheets and some control over treatment dates may become part of the normal system of palliative care and not just reserved for people who engineer some form of assisted dying. We owe the vulnerable legislative protection”[9].
Un’altra parlamentare, dichiarando l’inaccettabilità della legge, ha osservato che si è parlato molto di ‘libera scelta’ e ‘libera volontà’, ma che molte persone non si trovano affatto in tali situazioni: “We cannot forget the significant amount of discrimination that many people face. I myself have experienced ableism within the health service, and the point that my treatment changed was not when I became an expert patient and it was not when I argued for my rights; it was when they realised that I had a red stripy badge and that I sat in the House of Lords. We have to recognise the privilege that we have”[10].
Lord Farmer ha denunciato anzitutto le bugie linguistiche. Orwell descriveva il linguaggio falso della politica come: “Designed to make lies sound truthful and murder respectable, and to give an appearance of solidity to pure wind”[11]. Si parla di “morte assistita”, mentre si tratta di suicidio assistito. Si occupava di assistere i morenti Dame Cicely Saunders grazie agli “hospices” e alle cure palliative, in virtù della seguente massima: “You matter to the last moment of your life, and we will do all we can to help you not only to die peacefully, but also to live until you die”[12]. E’ fallace anche parlare di malattia terminale nel termine di 6 mesi, giacché una siffatta prognosi non è attendibile almeno in una percentuale dal 20 al 30% dei casi. E’ falso infine che gli oppositori avrebbero fatto un’attività di filibustering, mentre in verità hanno legittimamente scrutinato la legge dimostrandone la insostenibilità. Infine Lord Farmer ha contestato che non si dovrebbero proporre né ascoltare motivazioni religiose. E’ doveroso, invece, per i parlamentari dare eco a un “very substantial number of people outside this Chamber whose faith is partly why the Bill evokes deep concern. In contrast, every day of our lives, secular humanism is imposed on us, with its assumptions about the primacy of individual autonomy and the irrationality of belief. Such assumptions deny that human existence is inherently relational, deny the loneliness of hyperindividualism and deny that it takes more faith to believe that this incredible world in which we live came from nothing than to believe that there is something or someone behind it: “Does he who make the eye not see?”[13].
Un altro parlamentare, ricordando ai componenti dell’aula che la legge apporterebbe un cambio fondamentale in ordine alla concezione della vita, ha riferito di un suo colloquio con il padre di un bambino seriamente disabile, secondo il quale i disabili sono spaventati dalla legge, giacché sarebbe molto semplice scivolare dalla disciplina proposta al principio: “[…] that someone does not have much quality of life, so why do we not just end it in the most dignified and sensible way?”[14].
Un altro parlamentare ha lamentato che il carattere della procedura, estranea al National Health Service, deresponsabilizza la società, che non ha l’obbligo di valutare i costi economici e i conflitti professionali nascenti dalle facoltà concesse ai singoli, ma privatizza in modo individualistico i problemi fondamentali della vita sociale[15].
La Baroness Berger, di orientamento laburista, si è lamentata del fatto che la Camera Alta sia stata accusata del fatto che la religione avrebbe guidato l’opposizione alla legge. Ella ha attestato che i componenti di varie fedi della Camera hanno mosso alla legge obiezioni – come quelle che lei condivide – non di tipo dottrinale, bensì “[…] rooted in the real-world consequences the Bill may have for those whom we have spent years striving to represent—in my case, drawn from my direct experience as a Member of Parliament for almost 10 years—including people who do not have the same amount of agency or resources that all in this place are fortunate to enjoy. /I conclude by saying that to insist that we should have glossed over this legislation that will hand the state the ability to end the lives of some of its mostvulnerable citizens, ignoring the evidence that we have heard, and a Bill that no professional medical royal college in this country today says is safe, has been a misguided approach”[16].
Un’altra parlamentare, lamentando che gli oppositori sono stati accusati dai media di comportamenti vergognosi, ha dichiarato che essi, invece, hanno tenuto la testa alta e conservato la loro dignità. Gli emendamenti presentati hanno riguardato infatti il carente servizio di assistenza a morire, le implicazioni pericolose del sistema e le imprevedibili conseguenze negative della legge. Inoltre, la disciplina normativa rischierebbe di rendere più lunghe le liste di attesa per coloro che sono mentalmente disturbati, nonché di diminuire la prevenzione del suicidio, per essere le risorse stornate a favore della pratica dell’aiuto al suicidio[17].
Infine, un altro parlamentare ha rilevato che opportunamente il Bill è stato oggetto di un approfondito esame, giacché esso provocherebbe un profondo cambiamento nelle relazioni tra l’individuo e lo Stato. Per questo motivo anche chi non è contrario per ragioni dottrinali al principio della legge, si è mostrato preoccupato che non fosse approvata una disciplina che non è sicura, che non contiene adeguate protezioni e, ancor più importante, che non è praticabile se non con grandi rischi[18].
6. In questo breve saggio ho ripreso alcune riflessioni di autorevoli parlamentari inglesi, a mio avviso rilevanti anche nel nostro Paese, perché concernono le gravi e pressoché insuperabili difficoltà dell’applicazione pratica di una normativa sul fine-vita che non provochi rischi per le persone vulnerabili, nonché abusi nei confronti di chi, per le ragioni più varie – per disabilità fisica o per insufficienza mentale o per emarginazione sociale – non è in grado di governare con adeguato senso di responsabilità la sua libertà.
Inoltre la dignità che ha caratterizzato le parole di molti parlamentari è un esempio anche per la nostra classe politica, affinché non sia timorosa delle accuse di crudeltà e, ancor meno, dei biasimi motivati dal disprezzo per il principio della sacralità della vita[19].
[1] Ricordo che i componenti della Camera Alta, pur non essendo necessariamente di origine nobiliare, godono del titolo di Lord o di Baroness e con tale titolo vengono chiamati dal Presidente dell’Assemblea e dai colleghi.
[2] Lord Falconer of Thoroton, Sessione del 24 aprile 2026 ore 11:00 – 11:15.
[3] Baroness Campbell of Surbiton, Sessione del 24 aprile 2026, ore 10:45-11:00.
[4] Ibidem.
[5] Lord Baker of Dorking, Sessione del 24 aprile 2026 ore 11:00-11:15.
[6] Lord Carlile of Berriew, Sessione del 24 aprile 2026 ore 11:00-11:15.
[7] Baroness O’Loan, Sessione del 24 aprile 2026 ore 11:45-12:00.
[8] Baroness Hollins, Sessione del 24 aprile 2026 ore 11:15-11:30.
[9] Baroness Prentis of Banbury, Sessione del 24 aprile 2026 ore 12:00-12:15.
[10] Baroness Grey-Thompson, Sessione del 24 aprile 2026 ore 12:30-12:45.
[11] Lord Farmer, Sessione del 24 aprile 2026 ore 12:45-13:00.
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] Lord Deben, Sessione del 24 aprile 2026 ore 13:00-13:15.
[15] Lord Moore of Etchingham, Sessione del 24 aprile 2026 ore 13:15-13:30.
[16] Baroness Berger, Sessione del 24 aprile 2026 ore 13:45-14:00.
[17] Baroness Fox of Buckley, Sessione del 24 aprile 2026 ore 14:15-14:30.
[18] Lord Wolfson of Tredegar, Sessione del 24 aprile 2026 ore 14:45-15:00.
[19] Suggerisco ai lettori e, in particolare, alle donne e agli uomini impegnati in politica, di accedere alla documentazione del dibattito al sito: https://bills.parliament.uk/bills/3774