Mattarella ai nuovi magistrati: essenziali responsabilità, professionalità e imparzialità. La decisione giudiziale non è AI, richiede rigore morale.
Il 28 maggio scorso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio nominati con i d.m. 15/04/2024 e 22/10/2024.
La cerimonia, che si è svolta davanti a 588 nuovi magistrati, è stata aperta dal Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, cui ha fatto seguito l’intervento della Presidente del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura, Silvana Sciarra, e si è conclusa con il discorso del Presidente della Repubblica.
Presenti all’incontro, la Prima Presidente della Corte di cassazione, Margherita Cassano, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, Pietro Gaeta, i componenti del Comitato direttivo della Scuola con il Segretario generale f.f. e quelli del CSM.
Il Vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli, ha aperto la cerimonia richiamando l’importanza del principio dell’imparzialità, indispensabile per garantire l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge, imparzialità che deve permeare la figura del magistrato e delle funzioni che è chiamato a svolgere. “In questo senso” – ha asserito il Vicepresidente – “si tratta di una imparzialità che non è solo del giudice, ma che è propria anche del pubblico ministero, posto che l’obbligatorietà dell’azione penale garantisce proprio questo: che tutti siano trattati egualmente davanti alla legge”,precisando che“bisogna comprendere cosa significhi essere magistrato nel difficile gioco di equilibri dei poteri dello Stato e della libertà di manifestazione del pensiero, bisogna cioè comprendere che anche il proprio ruolo trova dei limiti: il magistrato non è un’autorità morale del Paese e non deve mai confondere etica e diritto”.
Il Vicepresidente ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza di resistere a condizionamenti ed influenze esterne, rifuggendo“la tentazione di individuare il colpevole prima del giudizio e la suggestione della giustizia senza processo”,pericoli che possono essere evitati solo attraverso la costruzione di un“bagaglio di competenze e una struttura professionale adeguata e idonea”.
In seguito, è intervenuta la Presidente del Comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, Silvana Sciarra, ribadendo l’importanza della formazione che“diviene terreno unificante per tutti i magistrati, specialmente quando, come la Scuola si impegna a fare nel disegnare i suoi corsi, è formazione multidisciplinare, aperta all’ascolto di altri saperi”.Una formazione che, ai sensi del d.lgs.26/2006, deve essere orientata al‘‘perfezionamento delle capacità operative e professionali, nonché della deontologia del magistrato ordinario in tirocinio”,in quanto come più volte affermato dalla Corte costituzionale “per esercitare la funzione dell’interpretazione e per applicare la legge serve il possesso della tecnica giuridica, che appartiene solo a una magistratura professionale”.
La presidente Sciarra ha terminato il suo intervento precisando che “la forza di una formazione moderna è nel saper garantire, attraverso la libertà dell’insegnamento, l’indipendenza della magistratura”.
La cerimonia si è conclusa poi con il discorso del Presidente della Repubblica, il quale ha ricordato l’importanza della funzione dello ius dicere “come espressione di un sapere che non si esaurisce nel dato tecnico-giuridico e, di conseguenza, non potrebbe mai essere affidato a sistemi di intelligenza artificiale”.La decisione giudiziale, infatti, in quanto destinata ad incidere sulla vita dei cittadini, deve essere volta alla ricerca della soluzione più appropriata che deve sempre trovare il proprio ancoraggio nella legge, perché “se il diritto delinea il raggio di azione dell’intervento giudiziario, è la disposizione normativa – nel quadro costituzionale – che ne rappresenta il confine”.
Il Presidente ha poi ribadito che “l’appartenenza all’Ordine giudiziario impone un alto senso di responsabilità, dalla cui osservanza dipende, in ampia misura, la credibilità della stessa funzione giudiziaria. L’esercizio rigoroso del senso di responsabilità è, quindi, un risvolto necessario dell’indipendenza e dell’autonomia della Magistratura, che esige qualificazione professionale, rispetto puntuale della deontologia, irreprensibilità dei comportamenti individuali”.
Giudici e pubblici ministeri hanno, dunque, il dovere di essere e di apparire irreprensibili e imparziali,in ogni contesto, “anche nell’uso dei social media”, come ha precisato il Presidente, sottolineando la necessità di essere consapevoli del fatto che“nei casi in cui viene – fondatamente – posto in discussione il comportamento di un magistrato, ne può risultare compromessa la credibilità della Magistratura”.Solo, infatti, l’elevato rigore morale e la professionalità costituiscono le risposte più efficaci ad attacchi strumentali intentati per cercare di indebolire il ruolo e la funzione della giurisdizione.
Cruciale, a tal fine, per ogni magistrato, è anche la correttezza nella redazione dei provvedimenti giudiziari, che devono essere debitamente motivati, nonché la coerenza giurisprudenziale nell’interpretazione delle norme, in quanto aspetti che rinforzano la fiducia – e non il consenso popolare – dei cittadini nel sistema giudiziario, garantendo attuazione al principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) e assicurando la parità di trattamento tra casi simili, senza subire influenze esterne.
Come osservato dal Presidente“la stessa decisione giudiziale, infatti, non è espressione di un potere assoluto, ma è sottoposta a verifiche, a controlli, a riesami, per garantirne la conformità all’ordinamento e alle sue leggi”, poiché l’esercizio della giurisdizione esige non solo un’approfondita conoscenza dell’ordinamento, ma altresì – come stile morale e intellettuale di ogni magistrato – anche capacità di ascolto, apertura al confronto, rifiuto di ogni forma di presunzione cognitiva, prudenza nel giudizio.
L’auspicio del Presidente è che i nuovi magistrati sappiano svolgere le lorofunzioni con la doverosa dedizione e la necessaria umiltà, qualità che, assieme al senso della misura e all’impegno, potranno essere certamente preziose per affrontare la fatica e la responsabilità delle funzioni, sia come giudici che come pubblici ministeri.
Il Centro Studi Rosario Livatino si unisce agli auguri espressi ai nuovi magistrati, ricordando l’esempio del beato Rosario Livatino che, rammentando prima di tutto a sé stesso l’importanza della credibilità nell’esercizio della funzione di magistrato, soleva dire “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili.”
Chiara Airoma