fbpx

Il 19 settembre è morto Gianni Vattimo tra i più noti filosofi italiani e tra i massimi esponenti della filosofia ermeneutica. Vattimo ha teorizzato l’abbandono delle pretese di fondazione della metafisica e la relativizzazione di ogni prospettiva filosofica, diventando così il maestro del cosiddetto “pensiero debole”.

Il 19 settembre 2023 a Rivoli è morto il filosofo Gianni Vattimo. Era nato il 4 gennaio 1936 a Torino.

L’originalità della posizione di Vattimo sta in particolare nella proposta del “pensiero debole”, di una filosofia, cioè, che, ispirandosi alla distruzione dell’ontologia operata da Nietzsche e da Heidegger, non pensa più l’uomo e l’essere come strutture forti, metafisicamente fondate.

Dopo l’annuncio nietzscheano della morte di Dio, le categorie forti della metafisica sono state smantellate, così come dopo Heidegger l’essere si è indebolito: all’essere come eternità, stabilità, forza si sostituisce l’essere come evento, divenire.

Chi è, quindi, il Gesù di Vattimo? Vattimo descrive Gesù come colui che ci ha liberati dalla verità. Il mistero dell’incarnazione e, più generalmente, quello della kenosis ci hanno liberato dalla verità, determinando le condizioni in cui non si può più pensare la verità come datità metafisica, come rappresentazione fedele e perciò autorevole del modo in cui stanno le cose.

Il nichilismo a cui tale pensiero approda è un nichilismo che cerca di prendere atto della mancanza di fondamento e di vivere adeguatamente e fino in fondo la dissoluzione dell’essere e la condizione scissa, plurale e instabile dell’esistere umano.

Il nuovo ‘sacro’ è rappresentato dalla inviolabilità del ‘secondo me/noi’. E questo produce soltanto la frammentazione dell’io e il dubbio come unico valore immobilizzante, incapace di costruire una società unita e stabile.

Il pensiero debole non è stato però soltanto un’utopia, la sua penetrazione in ambito accademico e non solo ha prodotto anche gravi conseguenze nel mondo che viviamo ogni giorno.

Il suo messaggio di una sostanziale equivalenza universale che va a distruggere qualsiasi criterio per distinguere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il bello dal brutto ha scatenato due processi congiunti. Il primo è quello di una atomizzazione etica di massa: ognuno la pensa come gli pare, formando piccole ‘tribù etiche’ nel cyberspazio; il secondo è quello di trasformare la vita sociale — che pure deve trovare qualche orientamento ora che i metaracconti della Modernità sono decaduti — nella ricerca del proprio utile.

Da questo punto di vista grande è l’importanza del pensiero: esso è chiamato a misurarsi oggi con le maggiori tematiche del nostro tempo (in particolare quelle legate alla globalizzazione, alla biotecnica e al terrorismo internazionale), in un contesto nel quale il materialismo – sotto le spoglie del relativismo – ha occupato gran parte della scena ed ha tentato di escludere la verità dalla storia; ma in ciascuno di questi ambiti, l’eclissi della verità apre la strada alla strumentalità (ed alla violenza) utilitaristica, secondo l’intuizione, già di Dostoevskij, per cui “se si nega Dio, tutto è possibile”. In questo senso la riscossa non può che avvenire sul piano religioso, riproponendo il senso della persona umana quale imago Dei ed il valore della verità nella storia.

E in ogni caso, nella situazion attuale, qualcuno, come il sottoscritto, preferirebbe morire nella Verità piuttosto che ritardarne l’avvento in una via d’incompiutezza e vaghi rimandi. Ma qui la filosofia chiude e si apre lo spazio della fede.

Daniele Onori

Share