Il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes è considerato uno dei romanzi fondatori della Modernità, non solo per la sua struttura narrativa innovativa ma anche per le riflessioni filosofiche che tocca, in particolare sul tema della giustizia. Don Chisciotte incarna il conflitto tra i valori cavallereschi e il pragmatismo della nascente società borghese, opponendosi a un mondo moderno percepito come materialista e privo di ideali. La sua visione di giustizia è ispirata a principi morali universali e alla cavalleria, in contrasto con il diritto positivo rappresentato da Sancho Panza, che abbraccia un approccio più utilitaristico e realistico alla giustizia.

Il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, considerato il romanzo che segna l’ingresso nella Modernità, non solo per le sue innovazioni narrative, ma anche per le profondità filosofiche che tocca, ci invita a riflettere su un concetto centrale della nostra civiltà: la giustizia. Il romanzo è un palcoscenico in cui si rappresentano le trasformazioni morali e sociali dell’epoca, e il personaggio di Don Chisciotte incarna in modo paradigmatico il conflitto tra il vecchio ordine cavalleresco e le nascenti strutture della società borghese.

Don Chisciotte, da un lato, rifiuta il nuovo mondo della Modernità, che egli vede come materialista e privo di valori autentici, e dall’altro lato è un emblema della necessità di giustizia, di un’ideale morale che trascende le convenzioni sociali. La sua figura, folle e visionaria, ci offre una prospettiva radicalmente diversa sulla giustizia rispetto alla visione utilitaristica che si sta formando in quel periodo storico. La sua missione non è quella di perseguire un’astratta giustizia civile, ma piuttosto quella di ristabilire un ordine morale che egli considera universale, una giustizia ispirata ai principi cavallereschi dell’onore, della lealtà e della protezione dei deboli.

Questa visione di giustizia è, tuttavia, lontana dalla realtà sociale del suo tempo. La Modernità che Cervantes descrive è una società che sta evolvendo verso una concezione più razionale e pragmaticamente utilitaristica della giustizia, dove le leggi e il rispetto delle regole sociali sono diventati elementi fondamentali. Don Chisciotte, invece, con la sua follia, si erge come il difensore di un ideale giusto ma ormai obsoleto, destinato a coesistere con l’ironia e la critica che Cervantes infonde nel suo racconto.

Don Chisciotte non solo lotta contro i mulini a vento, ma soprattutto contro l’ingiustizia di un mondo che ha dimenticato l’importanza della virtù, dell’onore e del valore individuale. La sua “giustizia” non è quella degli uomini, ma quella degli dèi, che non si conforma alle leggi terrene, ma si affida alla purezza d’animo e all’intenzione di chi, come lui, crede che la verità non possa essere ridotta a mera utilità sociale.

ll Conflitto tra Diritto Naturale e Diritto Positivo

Il contrasto tra Don Chisciotte e Sancho Panza non è solo un conflitto di caratteri, ma una manifestazione di due visioni divergenti della giustizia. Don Chisciotte, il cavaliere errante, è l’incarnazione di una giustizia ideale, fondata su principi universali e morali. Egli lotta contro mulini a vento, convinto che siano giganti da abbattere, e cerca di ridare alla società la nobiltà delle azioni cavalleresche, che siano giuste per principio, al di là della loro utilità pratica. In questo senso, Don Chisciotte rappresenta il diritto naturale, una concezione che affonda le radici in un ordine universale, superiore alle leggi umane e terrene.

Sancho Panza, al contrario, rappresenta il pragmatismo e la realtà sociale del suo tempo, una realtà borghese e nascente che si fonda sul valore del denaro e sulla stabilità. La sua giustizia è un concetto pragmatico, legato alla quotidianità e alle necessità terrene, un diritto positivo che regola la convivenza civile senza interrogarsi troppo sulle sue radici morali. Il diritto positivo, secondo Sancho, è quello che consente di sopravvivere e prosperare in un mondo che non sempre risponde agli ideali più elevati. Il suo scudiero incarna quindi la borghesia che si forma con l’affermazione del potere economico e della legge civile, ancorata alla regolazione della società più che alla ricerca di una verità universale.

Cervantes, attraverso questi personaggi, esplora le contraddizioni di questa transizione, tra la ricerca di una giustizia ideale e l’adattamento alle esigenze di una società che sta evolvendo. Questo dualismo può essere visto come una riflessione filosofica sulla tensione tra le leggi universali e le leggi umane, e sulle difficoltà di armonizzare i principi morali con le necessità concrete della vita quotidiana.

Il Diritto Naturale e il Sogno di Giustizia Universale

Don Chisciotte non solo combatte per una giustizia ideale, ma lo fa in nome di una visione del mondo che risale ai principi filosofici dell’antichità, dove il logos e la giustizia sono strettamente legati. Platone, nelle sue opere, esprime il concetto di una giustizia che va oltre l’individuo e che si radica in una verità universale. Don Chisciotte, pur vivendo in un’epoca in cui la riflessione filosofica sulla giustizia era già orientata verso un equilibrio tra diritto positivo e naturale, sogna un ritorno a un ordine perfetto, dove il bene e il giusto sono chiari e universali. La sua lotta contro i mulini a vento, pur risultando comica agli occhi di chi lo osserva, può essere vista come il tentativo di riportare l’uomo alla ricerca di un ideale di giustizia che trascenda le contingenze storiche e politiche.

Il Diritto Positivo e la Giustizia Sociale

Sancho Panza, con la sua visione pragmatica, offre una riflessione sul diritto positivo, che emerge nella modernità come strumento per risolvere i conflitti e regolare la vita sociale. La sua comprensione della giustizia non si basa su principi astratti, ma sul “bene per tutti” inteso come utilità immediata e concreta. Egli si preoccupa di come il diritto possa rispondere alle esigenze della società e dei singoli, senza ambizioni utopiche.

La filosofia giuridica moderna, rappresentata da pensatori come Hobbes e Rousseau, pone il diritto positivo come strumento fondamentale per garantire l’ordine e la convivenza. In un certo senso, Sancho Panza incarna questa visione utilitaristica e razionale, in cui le leggi sono strumenti di controllo sociale, il cui valore è derivato dalla loro applicabilità alla realtà. Cervantes, però, non presenta Sancho come un mero materialista, ma come una figura che, pur radicata nella realtà, riesce ad apprezzare l’ideale. Questo suggerisce che il diritto positivo non è necessariamente contrario al diritto naturale, ma può essere una sua manifestazione pragmatica, sebbene distorta.

Le Contraddizioni della Modernità

Il Don Chisciotte non offre soluzioni facili, ma rappresenta piuttosto un panorama ricco di contraddizioni, in cui il conflitto tra valori universali e giustizia sociale si manifesta in ogni azione. La tensione tra l’ideale e la realtà è il cuore del romanzo, e Cervantes lo esplora con una profondità che ci permette di vedere le limitazioni di entrambi i modelli. Da un lato, Don Chisciotte ci ricorda l’importanza di non abbandonare i principi morali universali; dall’altro, Sancho ci insegna che la giustizia, per essere efficace, deve essere ancorata alla realtà e alle esigenze del mondo concreto.

Il Diritto Naturale: Una Metafora delle Conflittualità Sociali

Come il protagonista del romanzo, anche il diritto naturale si confronta con l’ideale e il reale. La filosofia del diritto naturale si basa sulla convinzione che esistano principi morali e giuridici che sono universali e immutabili, indipendenti dalle leggi umane. In questa visione, Don Chisciotte è il simbolo di un ideale che sfida la realtà contingente, cercando di restaurare l’ordine e la giustizia secondo leggi superiori, che non sempre si trovano allineate con la società che lo circonda.

L’errore di Don Chisciotte nell’identificare mulini a vento come giganti non è solo un disguido percettivo, ma una metafora di come la legge naturale possa essere travisata quando non compresa nel suo vero significato. Questo equivoco, che lo porta a lottare contro ciò che non esiste, riflette le difficoltà di realizzare un ordine giuridico perfetto e universale in un mondo contraddittorio e complesso. Questo conflitto tra immaginazione e realtà, tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”, è centrale nel diritto naturale e nel suo continuo confronto con il diritto positivo, che risponde a una logica diversa e a un ordine sociale diverso.

Il Fallimento del Diritto Naturale nella Modernità

Nel contesto della Modernità, Don Chisciotte affronta il disincanto del mondo, la fine della visione sacra e mitica del mondo e l’irruzione della razionalità. Questo scenario si allinea con la visione weberiana della “gabbia d’acciaio” del razionalismo moderno, dove il diritto, invece di riflettere principi universali e naturali, si trasforma in una struttura rigida e priva di senso. Il diritto positivo, allora, diventa un sistema meccanico che si distacca dalla giustizia naturale, un po’ come il cavaliere errante che si distacca dal suo ideale di cavalleria per scontrarsi con mulini a vento.

Don Chisciotte, quindi, rappresenta un confronto con la natura umana e con l’incapacità di aderire pienamente a un sistema di leggi universali che rispecchiano i principi morali. Il suo fallimento può essere visto come la rappresentazione di una tragedia filosofica: il diritto naturale è una bussola che non può orientare completamente un mondo che si è sempre più allontanato dai suoi principi fondanti.

Il Conflitto tra Razionalismo e Idealismo nel Diritto

Il diritto naturale, come il personaggio di Don Chisciotte, si scontra con due forze contrapposte nella storia moderna: il razionalismo, che tenta di disciplinare la realtà attraverso leggi oggettive e universali, e l’idealismo, che aspira a un ordine perfetto, spesso illusorio. Cervantes, attraverso le avventure del suo protagonista, esplora queste tensioni e ci offre una visione della realtà sociale intrisa di incertezze e contraddizioni. Allo stesso modo, il diritto naturale cerca di rispondere alla domanda fondamentale: come può l’uomo, in un mondo sempre più complesso e frammentato, vivere secondo principi universali senza perdere il contatto con la realtà concreta?

Conclusioni

In definitiva, il Don Chisciotte può essere interpretato come una potente allegoria della tensione fra il diritto naturale e il diritto positivo, fra l’ideale e il reale, fra il sogno e la realtà. Come il cavaliere, anche il diritto naturale rischia di essere travolto dalla modernità e dalle sue rigide leggi, ma il suo spirito resiste, proprio come la capacità di Don Chisciotte di mantenere un legame con l’umanità, nonostante la sua follia apparente.

Daniele Onori

Bibliografia

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