Il documentario di Marco Bellocchio Marx può aspettare (2021) si presenta come una confessione intima e collettiva, incentrata sulla tragica scomparsa del fratello gemello Camillo Bellocchio, suicidatosi nel 1968. Il titolo stesso del film nasce da una frase pronunciata da Camillo, che esprimeva un distacco dall’impegno politico suggerito dal fratello Marco: «Marx può aspettare». Questa affermazione, seppur apparentemente semplice, assume una carica di significato profondo che si estende oltre la dimensione politica, toccando temi esistenziali e morali che meritano un’analisi filosofico-giuridica.

Il documentario Marx può aspettare (2021) di Marco Bellocchio rappresenta un’opera straordinaria che, attraverso una confessione intima e corale, solleva questioni profonde sulla responsabilità individuale e collettiva, sul lutto, e sulle dinamiche complesse di una famiglia segnata dalla tragedia del suicidio di Camillo Bellocchio, fratello gemello del regista. Nel porsi nei panni di un filosofo e giurista, ci si trova dinanzi ad una narrazione che interroga i fondamenti dell’identità personale e della colpa, che si confronta con le nozioni di responsabilità morale e la natura delle relazioni familiari.

La responsabilità individuale e collettiva

La tragedia di Camillo Bellocchio è, in Marx può aspettare, una porta d’accesso per esplorare il concetto di responsabilità. In un quadro giuridico, la responsabilità viene spesso associata a colpa, diritto, e sanzione. Tuttavia, sul piano filosofico, essa si espande oltre i confini della legge, diventando un fardello morale che investe ogni individuo in relazione agli altri. Nel documentario, Marco Bellocchio affronta un doloroso percorso di riconciliazione con il passato, cercando di capire in che misura egli stesso, la sua famiglia e il contesto sociale abbiano contribuito alla morte di Camillo. Si tratta di una questione che coinvolge non solo il diritto individuale alla vita e alla dignità, ma anche le responsabilità di una società che spesso non riesce a riconoscere e supportare chi vive ai margini, come Camillo.

Qui emerge il ruolo delle aspettative sociali e familiari. Camillo, non dotato delle capacità intellettuali straordinarie dei suoi fratelli, sembra essere soffocato da una famiglia “manicomio”, dove ogni componente è fortemente individualista e segnato da personalità preponderanti. La questione di cosa significhi essere responsabili l’uno per l’altro viene sollevata nel documentario con una dolorosa chiarezza, facendo eco al pensiero etico di Emmanuel Levinas, secondo il quale la responsabilità verso l’Altro è il fondamento stesso della soggettività. È la relazione con gli altri che definisce l’individuo, e in questa luce, la famiglia Bellocchio appare come una struttura complessa in cui la difficoltà di “vedere” Camillo diventa un’ombra tragica.

Il Rifiuto del Primato Politico e la Fragilità Umana

L’espressione «Marx può aspettare» racchiude la disillusione di Camillo nei confronti dell’ottimismo rivoluzionario del tempo. Egli riconosceva che, sebbene le ideologie politiche promettessero cambiamenti sociali epocali, le esigenze primarie e personali non potevano essere sacrificate per un ideale collettivo. Camillo si trovava immerso in una lotta esistenziale, personale, dove le dinamiche familiari, la salute mentale e l’inadeguatezza percepita risultavano più urgenti e irrisolvibili rispetto alla lotta di classe.

Da una prospettiva filosofica, questo rifiuto dell’ideale marxista solleva una questione fondamentale: fino a che punto è possibile subordinare la dimensione individuale e personale a quella collettiva? Qui si tocca il problema dell’irriducibilità della sofferenza personale alle spiegazioni sociali e politiche. Camillo, colpito da un senso di fragilità e sofferenza invisibile, rappresenta un esempio di come la teoria politica non possa dare piena risposta alle esigenze interiori dell’individuo. È un tema che richiama la Critica della Ragione Pratica di Kant, in cui si evidenzia come la morale, l’umanità e la libertà individuale siano altrettanto centrali quanto la giustizia sociale.

La Colpa e il Dramma Famigliare

Nel documentario emerge con chiarezza il tema del senso di colpa, vissuto dai familiari di Camillo e, soprattutto, da Marco. Il regista riflette su come, immersi nella lotta per cambiare il mondo, non si siano accorti della fragilità che abitava la loro stessa famiglia. Questa cecità, come espressa dalla sorella della fidanzata di Camillo nel film, sottolinea una verità inquietante: l’eccessivo coinvolgimento nelle lotte sociali può distogliere l’attenzione dalle battaglie più intime, invisibili agli occhi.

Da un punto di vista giuridico e morale, questo senso di colpa non ha una semplice soluzione. È il dramma della responsabilità collettiva e individuale, che Bellocchio tenta di esplorare nel suo documentario. Cosa significa essere responsabili del dolore altrui, soprattutto quando si tratta di familiari? Nella giurisprudenza moderna, il concetto di responsabilità è in continua evoluzione, soprattutto in merito alla tutela dei più vulnerabili. In questo caso, la responsabilità non è solo giuridica ma anche morale: l’assenza di un’adeguata attenzione ai bisogni interiori di Camillo rappresenta una colpa non riconosciuta, ma che resta sospesa su tutti i membri della famiglia Bellocchio.

La Critica alla Rivoluzione e la Fede

Un altro aspetto chiave del documentario è la relazione tra il suicidio di Camillo e la malattia psichiatrica del fratello maggiore Paolo, entrambi elementi irriducibili alla dimensione della lotta di classe. Bellocchio inserisce nel film spezzoni di interviste all’amico gesuita Virgilio Fantuzzi, che interpretava il cinema come una “confessione laica”, sottolineando come, attraverso la narrazione cinematografica, emergano interrogativi esistenziali e metafisici.

In questo senso, la frase «Marx può aspettare» può essere vista anche come una forma di resistenza all’ideologia materialista, che tende a subordinare la sfera spirituale e individuale alla dimensione sociale. Il richiamo alla bestemmia di Paolo e l’irriducibilità del dolore psichico a mere spiegazioni politiche pongono questioni che travalicano la rivoluzione e si avvicinano alle riflessioni sul senso della vita e della sofferenza umana, come evidenziato da pensatori quali Søren Kierkegaard o Friedrich Nietzsche.

La Confessione e l’Inadeguatezza della Politica

Alla luce di tutto questo, Marx può aspettare si configura come una confessione laica, un’ammissione dell’inadeguatezza delle categorie politiche e rivoluzionarie nel dare pieno significato alla sofferenza e alla perdita umana. Bellocchio ci invita a riflettere su quanto le lotte sociali, pur essenziali, non possano sostituire le battaglie più intime e personali.

L’opera diventa così una riflessione più ampia sulla fragilità dell’essere umano, sulla sua necessità di amore, di riconoscimento e di accoglienza. Alla fine, Marx può aspettare, ma l’umanità e la sofferenza no. Questi aspetti devono essere affrontati prima di ogni progetto collettivo, altrimenti il rischio è di perdersi, come è successo a Camillo.

Daniele Onori

Bibliografia:

  1. Kant, ImmanuelCritica della Ragion Pratica. Laterza, 2002. Approfondimento sul valore della morale e della libertà individuale in relazione alla giustizia sociale.
  2. Fantuzzi, VirgilioCinema, confessione laica: Dialoghi con Marco Bellocchio. Edizioni Santa Croce, 2019. Raccolta di interviste in cui il gesuita esplora il ruolo del cinema come mezzo di confessione esistenziale.
  3. Esposito, RobertoTerza persona: Politica della vita e filosofia dell’impersonale. Einaudi, 2007. Esplorazione della responsabilità individuale e collettiva nella società moderna.

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