Dimissioni del Vescovo di Carpi: il mix intercettazioni-diffusione mediatica condiziona perfino la libertà della Chiesa

Le dimissioni di Mons Francesco Cavina da Vescovo di Carpi, accolte oggi “con dispiacere” da Papa Francesco, sollecitano attenzione non solo nell’ambito ecclesiale. Pur essendo stata la posizione processuale di Mons Cavina definita con un provvedimento giudiziario di archiviazione, l’impropria diffusione mediatica della trascrizione delle intercettazioni telefoniche che lo hanno riguardato si è tradotta in un pesante continuativo tentativo di delegittimazione. A tal punto che, per amore della Chiesa, Mons Cavina ha preferito rinunciare alla Diocesi che guida dagli anni difficili del terremoto in Emilia.

Chi ritiene che le questioni che attengono alla magistratura in Italia si risolvano cambiando qualcosa nella legge elettorale del CSM non considera a sufficienza che i problemi sono più gravi e complicati. Fra essi, l’illegale e mai sanzionata propalazione degli esiti delle intercettazioni, in stretto collegamento col fango messo in circolazione in modo sistematico sempre dalle stesse testate giornalistiche: il che, oltre a provocare sofferenze a innocenti, giunge, come in questo caso, a condizionare la libertà della Chiesa. Non se ne esce se non affrontando i nodi più critici della giurisdizione con decisione, equilibrio e coraggio.

Roma, 26 giugno 2019

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