L’allarme lanciato in un convegno a Roma.

Il giorno 08 maggio 2025, su iniziativa dell’On. Salvatore Marcello Di Mattina, componente della I Commissione ‘Affari costituzionali’, con la collaborazione del Sen. Roberto Marti, Presidente della VII Commissione ‘Cultura e patrimonio culturale, Istruzione pubblica’ e sotto la direzione scientifica del Prof. Pietro Polieri, che insegna Antropologica culturale presso l’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’, presso la Camera dei Deputati, Palazzo ‘Theodoli-Banchelli’, Sala ‘Giacomo Matteotti’, a Roma, si è tenuto il Convegno dal titolo “Perché ancora? Antisemitismi vecchi e nuovi a ottant’anni dalla liberazione del campo di Auschwitz”.

Ad intervenire, oltre ai già citati rappresentanti delle istituzioni pubbliche, al Dott. Bruno Gazzo, Presidente della Federazione delle Associazioni ‘Italia-Israele’, e al Dott. Daniele Onori, per conto del Centro Studi ‘Livatino’ di Roma, sono stati i seguenti Relatori: Pietro Polieri (Antropologia culturale Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari), Riccardo Di Segni (Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma), Ruth Dureghello (già Presidente della Comunità Ebraica di Roma), Ruben Della Rocca (Giornalista Radio Radicale, già Vice Presidente della Comunità ebraica di Roma), Daniele Scalea (Presidente del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli Firenze), Emanuele Calò (Direttore dell’Osservatorio ‘Enzo Sereni’), Francesca Musacchio (giornalista OFCS Report – Osservatorio – Focus per la Cultura della Sicurezza), Shahid Mobeen (Filosofo, Pontificia Università Urbaniana, Presidente Consulta per la Libertà religiosa).

L’occasione è stata propizia per discutere principalmente del modo in cui i diversi repertori linguistici e dell’immaginario collettivo antisemitici del passato stiano trovando convergenza e nuova significazione nell’antisemitismo contemporaneo, sempre più connesso con l’ostilità manifestata nei confronti di Israele in ragione della sua risposta militare all’attacco del 7 ottobre 2023, perpetrato a suo danno dal gruppo terroristico di Hamas. Nella circostanza, con molta acutezza e con un alto grado di penetrazione teoretica, i Relatori hanno cercato di porre in luce le sfumature sbiadite che contraddistinguono la prossimità dei pur differenti campi semantici dell’antisionismo e dell’antisemitismo, i quali, però, al momento opportuno, sembrano trovare una vicendevole continuità e una convergenza operativa, testimoniata dal fatto che, ogniqualvolta, ormai, l’antisionismo politico individua spazi di pur legittima espressione in quanto critica delle politiche governative israeliane, contemporaneamente e automaticamente si riaccendono forme di ostilità nei confronti non (solamente) dell’israeliano, ma dell’ebreo in quanto tale, in ogni parte del globo terrestre. Cosa che non manca di evidenziare quanto, molto probabilmente, l’antisionismo, a prescindere dalla sua distinzione significale rispetto all’antisemitismo, sempre più pare orientarsi a configurarsi come una sua costola, una specie di suo braccio politico, o, comunque, una sua trasfigurazione e variante pratico-esecutiva, che rintraccia nell’idea, nell’immagine e nella storia di Israele il nuovo ‘totale’/‘onnicomprensivo’ obiettivo polemico del ‘nuovo antisemitismo’ dal ‘cuore antico’.

Daniele Onori

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