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Il 5 giugno 2019 il Cardinale Elio Sgreccia saliva in Cielo. La sua intera vita fu orientata a conciliare fede e scienza, cercando di illuminare la bioetica con la fede cristiana, proponendo un’ermeneutica della tecnoscienza che bilanciasse progresso e valori etici, con lo scopo di offrire una prospettiva di vita piuttosto che imporre presupposti metafisici.

Il 5 giugno 2019, il Cardinale Elio Sgreccia, affettuosamente noto come “don Elio,” lasciava questo mondo. La sua biografia “Contro Vento,”[1] che egli stesso ha voluto dettare, rappresenta il suo testamento spirituale.

Don Elio nell’incipit del libro racconta come nell’antica Roma, le navi fossero mosse a forza di remi, con i rematori spinti fino allo sfinimento sotto i colpi di frusta.

In questo contesto, il vento contrario era solo un ostacolo.

Esporre la vela, dispiegare le molteplici e manovrabili vele e catturare il vento contrario divenne un segreto, una perizia e una possibilità di conquista. Allora, fuori metafora, noi pensiamo che quando sorge un ostacolo, un problema per il cammino dell’uomo, non ci si deve arrestare, né nascondersi, né piegarsi agli eventi, ma opporre e dispiegare la vela alla ricerca di un approdo più valido, per una soluzione umanamente più piena e più alta di valore: non la fuga, non il compromesso, neppure la opposizione per principio, ma la spinta verso il meglio.”[2]

Questa visione della vita e della bioetica costituisce una chiave di lettura fondamentale per comprendere il pensiero e la personalità di Mons. Sgreccia.

Il termine “controvento” riassume programmaticamente la sua esistenza e il suo operato. Non è possibile sintetizzare in poche pagine la ricchezza degli eventi e delle riflessioni che hanno caratterizzato la vita e l’opera del Cardinale Sgreccia, ma si può dire che il suo contributo più peculiare e importante alla bioetica sia stato quello di avvicinare Dio all’uomo e l’uomo a Dio, illuminando la bioetica e la riflessione scientifica con lo stupore per l’Incarnazione del Verbo e stimolando una maggiore consapevolezza del significato e del valore della vita umana in ogni circostanza.

Sgreccia operava all’interno di un’ermeneutica della tecnoscienza che vedeva nell’espansione delle pratiche tecniche e scientifiche una causa di rottura degli equilibri antropologici ed etici garantiti da una metafisica dell’essere di stampo teista e creazionista.

Da questa convinzione, egli delineava un programma di ricerca bioetica che cercava soluzioni ai problemi posti dall’espansione della tecnoscienza nel contesto di una metafisica dell’essere e di un’etica metafisicamente fondata. Questo approccio consentiva di comprendere e, quando necessario, correggere le dinamiche di una società in profonda trasformazione, vedendo le innovazioni tecnoscientifiche più come minacce che come risorse.

Sgreccia riteneva fosse dovere della “bioetica cattolica” offrire al mondo laico la garanzia di non voler imporre i propri presupposti metafisici, ma piuttosto di proporre l’identità cristiana come una prospettiva di vita, non solo come una teoria. Il confronto con le prospettive della vita cristiana vissuta poteva fornire un aiuto alla coscienza.

Un esempio significativo che amava citare era quello della conversione del filosofo Giustino, che negli Atti autentici narra: “Ho studiato tutte le scienze e alla fine mi sono fermato alla dottrina dei cristiani. La dottrina dei cristiani offre una prospettiva di vita per questo mondo e per l’eternità, mostrando il suo valore rispondendo alle profonde aspirazioni dell’uomo.”

Pascal sottolineava che per sapere qual è la chiave giusta bisogna verificare se è in grado di aprire la porta chiusa. Con questo atteggiamento, verso le prospettive laiche o atee, non si esercita violenza, anche perché i divieti morali professati dai credenti sono giustificabili anche sul piano razionale.

Don Elio resta un esempio vivo nel procedere «contro vento» di fronte alle nuove questioni ci insegna che ci si deve spingere sempre verso il meglio, verso la maturità e non verso il compromesso e la frantumazione del sapere: il vero progresso deve puntare ad un umanesimo più oblativo, più ricco nel dono di sé, cosicchè l’antropologia rassomigli alla cristologia.

Daniele Onori


[1] E. Sgreccia, Contro vento, Una vita per la bioetica, Collana «Libera-mente» Effatà, Cantalupa (To,) 2019

[2] Op. cit. pag. 159

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