La riflessione di Jorge Luis Borges sul tema della giustizia si sviluppa in forma narrativa, simbolica e filosofica, senza mai assumere i contorni di un sistema esplicito. Nei suoi racconti la giustizia non appare come ordine stabile, ma come problema conoscitivo e morale, continuamente attraversato dall’ambiguità della verità, dalla pluralità delle interpretazioni e dalla tensione tra libertà e destino. Attraverso raccolte fondamentali come Ficciones e El Aleph, e racconti quali La lotteria a Babilonia, Tema del traditore e dell’eroe e Deutsches Requiem, Borges costruisce una filosofia implicita della giustizia come labirinto: uno spazio in cui il giudizio è necessario ma mai definitivo, e in cui la verità stessa si rivela instabile. La sorprendente attualità della sua opera emerge oggi in una società dominata dalla sovrabbondanza delle informazioni, dalla manipolazione delle narrazioni pubbliche, dagli algoritmi e dalla crisi della verità condivisa.

Daniele Onori

La giustizia come problema della conoscenza

In Borges la giustizia non è mai semplicemente questione di legge o di istituzioni. Il suo interesse si concentra su un livello più radicale: la possibilità stessa di conoscere il vero. Se la verità è sfuggente, molteplice o costruita, allora anche ogni giudizio rischia di essere provvisorio, se non illusorio.

È qui che Borges diventa profondamente contemporaneo.

Viviamo in un’epoca in cui la verità appare continuamente frammentata. I social network, la comunicazione istantanea, la produzione infinita di contenuti e la circolazione incontrollata delle informazioni hanno reso sempre più difficile distinguere il vero dal verosimile, il fatto dalla narrazione.

I racconti di Borges sembrano anticipare questa condizione. I suoi personaggi si muovono in universi dove ogni certezza può essere ribaltata, dove il sapere si moltiplica fino a diventare confusione, e dove il giudizio umano appare inevitabilmente incompleto.

La giustizia, allora, non è più soltanto un problema giuridico.

Diventa un problema epistemologico e culturale.

Come giudicare in un mondo in cui nessuno possiede la totalità del vero?

Il mondo come costruzione: Ficciones e la crisi della realtà contemporanea

Nella raccolta Ficciones questa intuizione assume una forma straordinariamente moderna.

In Tlön, Uqbar, Orbis Tertius la trama prende avvio dalla scoperta di un’enciclopedia dedicata a un mondo immaginario, Tlön. A poco a poco gli oggetti, le idee e la logica di questo universo fittizio penetrano nella realtà concreta fino a sostituirla. L’invenzione diventa più forte del reale.

Ciò che rende il racconto attuale è la sua capacità di anticipare il funzionamento delle società contemporanee, dove la percezione collettiva spesso conta più dei fatti stessi. Le piattaforme digitali producono continuamente mondi simbolici alternativi, bolle narrative dentro cui milioni di persone abitano realtà differenti.

La verità non sparisce: viene sostituita da versioni concorrenti della verità.

In un simile contesto la giustizia entra inevitabilmente in crisi. Se la realtà dipende dalla narrazione dominante, allora anche il giudizio morale può essere manipolato.

Questo tema emerge ancora più chiaramente in La biblioteca di Babele. Borges immagina una biblioteca infinita contenente tutti i libri possibili, quindi tutte le verità e tutte le falsità. Ogni frase autentica è accompagnata da infinite varianti erronee.

È difficile non vedere in questa biblioteca una prefigurazione di Internet.

L’eccesso di informazioni non produce automaticamente conoscenza; spesso genera smarrimento. In mezzo a un numero infinito di dati, il soggetto contemporaneo fatica a orientarsi, e la giustizia stessa rischia di dissolversi nell’impossibilità di stabilire criteri condivisi.

La crisi della verità pubblica che attraversa le democrazie contemporanee sembra già contenuta in questo racconto.

Anche La lotteria a Babilonia assume oggi un significato nuovo. La società descritta da Borges, governata da un sistema apparentemente casuale che distribuisce premi e punizioni, ricorda per molti aspetti il funzionamento impersonale di certi meccanismi contemporanei.

Le decisioni automatizzate degli algoritmi, i sistemi di valutazione digitale, la precarietà economica e sociale producono spesso l’impressione che il destino individuale dipenda da logiche opache e incontrollabili.

La giustizia rischia così di apparire arbitraria.

Borges aveva intuito una questione centrale della modernità avanzata: quanto del nostro mondo è realmente governato da criteri trasparenti, e quanto invece da strutture invisibili che nessuno comprende pienamente?

La vertigine della totalità: El Aleph e il sogno contemporaneo del controllo assoluto

Nella raccolta El Aleph il problema della giustizia si intreccia con quello della totalità della conoscenza.

Nel racconto L’Aleph, il protagonista scopre un punto dello spazio da cui è possibile vedere simultaneamente tutto l’universo. Ogni luogo, ogni volto, ogni evento appare nello stesso istante.

L’esperienza è assoluta, ma anche insostenibile.

Questo racconto sembra oggi parlare direttamente alla nostra ossessione contemporanea per il controllo totale dei dati. Le tecnologie digitali raccolgono informazioni continue sugli individui: abitudini, movimenti, preferenze, relazioni. L’idea di vedere tutto, sapere tutto, registrare tutto è diventata una concreta aspirazione tecnologica e politica.

Ma Borges mostra il paradosso fondamentale.

La totalità non produce necessariamente comprensione.

Anzi, può annullarla.

La giustizia richiede interpretazione, selezione, misura. Un eccesso assoluto di visibilità rischia di distruggere la possibilità stessa del giudizio. In questo senso L’Aleph anticipa il problema contemporaneo della sorveglianza totale: quando tutto viene osservato, il soggetto umano rischia di essere ridotto a dato.

Anche Deutsches Requiem possiede una drammatica attualità. Nel racconto un ufficiale nazista, prossimo all’esecuzione, racconta la propria vita e giustifica il male come espressione coerente di una filosofia della forza.

Borges costringe il lettore a entrare nella logica del colpevole senza mai assolverlo.

È un punto decisivo per il presente.

La società contemporanea oscilla continuamente tra due estremi: la demonizzazione assoluta e la giustificazione relativistica. Borges rifiuta entrambe le scorciatoie. Comprendere il male non significa legittimarlo, ma ignorarne le motivazioni rende impossibile combatterlo davvero.

È una lezione essenziale in un’epoca segnata da radicalizzazioni ideologiche, violenze politiche e nuove forme di estremismo.

Storia, memoria e manipolazione: Tema del traditore e dell’eroe

In Tema del traditore e dell’eroe Borges costruisce una trama che sembra anticipare la crisi contemporanea della memoria storica.

Un uomo scopre che un eroe celebrato dalla nazione era in realtà un traditore, ma la verità è stata occultata per preservare l’unità collettiva. Il mito ha sostituito il fatto.

Oggi questo racconto appare straordinariamente vicino alle battaglie culturali sul controllo della memoria pubblica. Ogni società seleziona ciò che ricorda e ciò che dimentica. Monumenti, simboli, narrazioni nazionali e identità collettive vengono continuamente riscritti.

Borges mostra che la giustizia non riguarda solo i tribunali.

Riguarda anche il modo in cui una società racconta se stessa.

Quando la memoria viene manipolata, anche il giudizio morale cambia.

La verità storica diventa così terreno di conflitto politico.

Destino, algoritmi e responsabilità

Molti personaggi borgesiani sembrano vivere all’interno di strutture già scritte, come se il loro destino fosse determinato da forze invisibili.

Questa intuizione assume oggi una forma nuova.

Gli algoritmi orientano consumi, relazioni, informazioni e persino decisioni pubbliche. Sempre più spesso gli individui percepiscono la propria vita come governata da sistemi impersonali che anticipano comportamenti e preferenze.

Borges aveva già intravisto questa angoscia moderna.

Se il destino è programmato, cosa resta della responsabilità?

La giustizia contemporanea si confronta proprio con questo problema: come preservare la libertà individuale in un mondo sempre più automatizzato e predittivo?

Conclusione: Borges e la crisi contemporanea della verità

L’opera di Borges appare oggi straordinariamente profetica perché descrive un mondo in cui la verità si frammenta, le narrazioni competono tra loro e il giudizio umano perde stabilità.

Ma proprio per questo la sua riflessione sulla giustizia resta essenziale.

Borges non offre soluzioni semplici. Mostra invece che la giustizia è inseparabile dal dubbio, dalla responsabilità interpretativa e dalla coscienza dei limiti umani.

In un’epoca che oscilla tra relativismo assoluto e fanatismo delle certezze, la sua lezione conserva una forza rara.

La giustizia non è possesso definitivo della verità.

È il difficile esercizio di cercarla senza smettere di dubitare.

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