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La Corte di Cassazione annulla con rinvio la decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 18 del 2021 sulla proroga delle Concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative.

La sentenza n. 32559 del 23 novembre 2023, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 18  del 9 novembre 2021, impugnata, ai sensi dell’art. 111 comma 8 Cost., per motivi attinenti alla giurisdizione. La decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 18 del 2021 aveva dichiarato le norme legislative nazionali che avevano disposto la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative in contrasto con il diritto europeo e di conseguenza non applicabili,  né dai giudici, né dalla pubblica amministrazione.  

Nella decisione delle Sezioni Unite si possono evidenziare due profili di particolare rilievo. 

La Cassazione, in primo luogo, si è interrogata in ordine all’ammissibilità del ricorso avverso una sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che abbia enunciato uno o più principi di diritto e restituito per il resto il giudizio alla sezione remittente ai sensi dell’articolo 99, comma 4, del Codice del processo amministrativo di cui al D. Lgs. 2 luglio 2010 n. 104.  Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte (SS. UU. 27842/2019), un provvedimento giurisdizionale di tale natura non avrebbe carattere decisorio e definitorio, neppure parzialmente, del giudizio di appello e non sarebbe di conseguenza ricorribile per Cassazione ex art. 111 comma 8 Cost.  Le Sezioni Unite, nella sentenza n. 32559 del 2023, fanno proprio, invece, l’orientamento più recente (SS. UU. 22423/2023), che ritiene ricorribili per motivi attinenti alla giurisdizione i provvedimenti giurisdizionali aventi forma di sentenza, senza necessità di ulteriore scrutinio sulla loro portata decisoria.

Secondo la Suprema Corte, non appare comprensibile sottrarre al sindacato per eccesso di potere giurisdizionale le decisioni di appello assunte dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei conti che, in quanto espressione degli organi di vertice dei rispettivi plessi giurisdizionali, sono in grado di arrecare un vulnus alla sfera delle attribuzioni degli altri poteri.

 Un secondo profilo, attiene alla dichiarazione di inammissibilità degli interventi proposti nel giudizio dinanzi al Consiglio di Stato dai ricorrenti in Cassazione ex art. 111 comma 8 Cost a tutela di interessi collettivi.

La Cassazione sottolinea come la giurisprudenza del Consiglio di Stato abbia da tempo elaborato le condizioni che ammettono la legittimazione attiva di soggetti che propongano intervento nel giudizio per la tutela di interessi collettivi.

Le Sezioni Unite ritengono che nella decisione dell’Adunanza Plenaria impugnata il Consiglio di Stato non abbia valutato in concreto le condizioni di ammissibilità degli interventi.

 La decisione dell’Adunanza Plenaria, invece, secondo le Sezioni Unite, ha erroneamente escluso la legittimazione ad intervenire in base a valutazioni che hanno negato, in astratto, la titolarità in capo agli stessi enti di posizioni soggettive differenziate e qualificabili come interessi meritevoli di tutela giurisdizionale.

  Secondo le Sezioni Unite in tale ipotesi non è configurabile un mero, incensurabile, error in procedendo, poiché «la questione concernente la configurabilità o meno di un interesse (legittimo) suscettibile di tutela giurisdizionale dinanzi al giudice amministrativo integra un problema di giurisdizione in quanto attiene ai limiti esterni delle attribuzioni di detto giudice» e pertanto è  deducibile con ricorso in Cassazione ai sensi dell’art. 362 c.p.c.

Prof. Avv. Mario Palma
professore associato di Diritto amministrativo nell’università Europea di Roma 

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