Nella giornata della legalità il 23 maggio 2025 presso la sala conferenze del Consiglio Superiore della Magistratura – su iniziativa della Consigliera Daniela Bianchini – è stata organizzata la proiezione del docufilm “Falcone, Borsellino: il fuoco della memoria”, commissionato dall’Università degli Studi di Palermo e realizzato da Tele One, con la regia di Ambrogio Crespi.

Nella giornata del 23 maggio presso il Consiglio Superiore della Magistratura si è tenuta la proiezione del docufilm“Falcone, Borsellino: il fuoco della memoria”, scritto da Maria Gabriella Ricotta, Luigi Sarullo, Nino Blando e dal regista Ambrogio Crespi. L’iniziativa, accolta con favore da tutti i Consiglieri con delibera adottata all’unanimità il 7 maggio, è stata organizzata allo scopo di “alimentare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni fin da piccoli anche attraverso incontri come quello organizzato presso il Consiglio”, come sottolineato dalla Consigliera Daniela Bianchini.

Dopo i saluti del Vicepresidente Fabio Pinelli che ha ricordato l’esempio straordinario di Falcone e Borsellino, esortando i giovani presenti in sala a “combattere la mentalità mafiosa a partire dalle piccole cose di tutti i giorni”, si è dato il via alla proiezione del docufilm, che ha ricostruito in maniera commovente l’immagine non solo di due ottimi magistrati, ma anche di due grandi uomini, leali, corretti, sorretti da un forte senso del dovere e della giustizia, impegnati quotidianamente nella lotta contro la mafia, una lotta nella quale hanno creduto fino all’ultimo giorno, consapevoli che questo impegno sarebbe costato loro la vita.

Ne era già consapevole Giovanni Falcone che in un’intervista, quasi come a monito per sé stesso, disse «l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, l’importante è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza». E di questo ne erano consapevoli anche gli agenti della scorta che, con estremo coraggio e senso del dovere, hanno deciso di non abbandonare la tutela della sicurezza dei loro magistrati, scelta quest’ultima che sarebbe stata certamente più facile e meno rischiosa.

Probabilmente è questo uno degli insegnamenti più grandi che ci hanno lasciato: comprendere che la paura è umana perché ci aiuta a non perdere il contatto con la realtà, a non cadere in utili eroismi, ma a perseverare ognuno nella volontà di fare il bene, di fare la propria parte nella costruzione di una società più giusta senza cedere a compromessi, senza perseguire ideali distorti suggeriti dagli idoli televisivi.

Questi sono stati gli inviti rivolti ai giovani presenti in sala dai Consiglieri Antonino Laganà e Bernadette Nicotra e dal regista Ambrogio Crespi.

Le date del 23 maggio e del 19 luglio non devono ridursi, pertanto, a date di sangue – come ha sottolineato la Consigliera Nicotra – ma costituiscono delle date cruciali, perché ci riconsegnano una verità storica da preservare, rappresentano una sfida collettiva a non arretrare di fronte alle ingiustizie garantendo alla magistratura gli strumenti adatti per renderla concreta; ci ricordano, infine, che la lotta contro la mafia è anche una lotta culturale per la quale è fondamentale il coinvolgimento dei giovani e quindi delle scuole.

Un altro obiettivo perseguito dal docufilm è stato quello di aiutare a fare memoria, ma memoria del bene – come ha spiegato il Prof. Antonino Blando –, imparare cioè a costruire anche una memoria del bene, di chi ha fatto del bene per cambiare le cose; una memoria buona da contrapporre ad una società dove sembra farsi memoria solo di ciò che è male.

E allora il 23 maggio non deve ridursi a sterili frasi di circostanza, ma deve rappresentare un monito per tutti noi, per dare senso alle nostre vite, scegliendo di fare con coscienza il nostro dovere ogni giorno.

Ed quello che hanno fatto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: non volevano essere eroi, non aspiravano di certo ad essere considerati tali, ma credevano nell’uomo, credevano nella società, confidavano nel cambiamento e volevano esserne parte, in un mondo nel quale speravano ci fosse ancora del bello da consegnare alle generazioni future.

L’esempio di Falcone e Borsellino deve, quindi, spingerci in una promozione quotidiana della legalità, della giustizia, della speranza, ricordandoci, come diceva Madre Teresa di Calcutta, che «non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore».

Chiara Airoma

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