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Vi sono Pastori della Chiesa che hanno lasciato il segno perché hanno saputo leggere i segni; uno di questi è indubbiamente il cardinale Giacomo Biffi. La casa editrice Cantagalli ha assunto un’iniziativa altamente meritoria pubblicando un’ampia raccolta delle sue omelie, su temi antichi e nuovi, tutti di straordinaria attualità (e utilità).

Leggendo i brani, ritroviamo il suo stile asciutto, semplice e diretto, talora tagliente, mai banale, profondamente profetico.

In un tempo in cui sembra prendere il sopravvento nella Chiesa una pastorale piegata su un dialogo col mondo che assomiglia spesso ad una resa, Biffi ci ricorda che “l’eresia oggi serpeggiante […] tende a non percepire più una sostanziale differenza tra Chiesa e mondo irredento, tra il credente e l’uomo non illuminato dalla luce di Dio, tra la visione cristiana delle cose e le ideologie del momento: eresia che è indotta dalla sua logica interna a vanificare la croce di Cristo e il mistero della redenzione”.

In un tornante epocale in cui si vagheggia un uomo nuovo ed un mondo nuovo, nel quale non vi deve essere più posto per il sacro, Biffi ci ammonisce che è la “fede (che) creando l’uomo nuovo, pone le premesse di un mondo nuovo. L’ ‘uomo nuovo’ è principio di un comportamento nuovo e diverso in tutti i campi: nuovo si fa il suo modo di esistere, di lavorare, di offrire, di gioire, di associarsi, di attendere all’umanizzazione della natura. L’uomo nuovo tende per impulso intrinseco e connaturale a costruire una società nuova, una nuova storia, una nuova cultura”.

In un frangente in cui la preoccupazione essenziale sembra essere solo quella della comunicazione, in cui si è concentrati -per dirla secondo Antoine de Saint Exupery- più sulle tracce di cera che lascia la candela che sulla luce che diffonde- Biffi va all’essenziale e ci mette davanti la vera questione dell’ora presente: “Più che domandarsi ‘come’ credere, bisogna verificare ‘che’ si creda; più che ‘come’ annunciare il vangelo, ‘che’ si annunci il Vangelo, nella sua autenticità e nella sua intierezza”. Perché “‘cattolico’ indica l’attitudine a pensare e a giudicare ‘secondo il tutto’ senza arbitrarie esclusioni e senza unilateralità”.

In una condizione psicologica sempre più dominata dalla disperazione neppure più sazia, Biffi ci esorta a ‘annunciare un messaggio di gioia. Gioia che nasce dalla comunione con una ‘salvezza avvenuta’.

Le parole del card. Biffi fanno bene all’anima ed all’intelletto; orientano nella confusione creata da antichi errori presentati come nuove dottrine e ristorano lo spirito mettendolo in sintonia con il respiro eterno del tempo.

“Mai come oggi l’uomo è sommerso dall’appariscente e dall’effimero, e mai come oggi ha bisogno di ciò che è sostanzioso e non perituro”.

Ascoltare il card. Biffi significa potersi finalmente saziare e recuperare la speranza, reincantandosi dinanzi alla meraviglia dell’evento cristiano.

Domenico Airoma

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