Una riflessione pro vita tra diritto naturale e filosofia.
Preambolo sulla trama
Il film L’Événement di Audrey Diwan, adattamento del romanzo omonimo di Annie Ernaux, ci porta nella Francia del 1963, un’epoca in cui l’aborto era considerato un crimine. La protagonista, Anne, una giovane studentessa brillante e appassionata di letteratura, si trova a dover affrontare una gravidanza indesiderata. La scoperta della sua condizione è devastante per lei, poiché vede svanire i suoi sogni di un futuro intellettuale e indipendente. In un contesto sociale e giuridico che nega alle donne il controllo del proprio corpo, Anne è costretta a cercare soluzioni clandestine per interrompere la gravidanza, rischiando la propria vita e la propria salute. Il film descrive con crudezza il dramma vissuto da tante donne in quell’epoca, dando voce a un’esperienza che, nonostante la legalizzazione dell’aborto in molti paesi, rimane profondamente divisiva e complessa.
Una critica all’aborto: tra diritto naturale e filosofia
Affrontando la questione dell’aborto da una prospettiva pro-life, possiamo ricorrere a un’analisi che trova radici nel diritto naturale e nella tradizione filosofica e giuridica che da sempre ha difeso il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale.
Il diritto naturale, concetto fondante del pensiero giuridico classico, afferma l’esistenza di diritti innati e inalienabili, che non dipendono né da leggi umane né da convenzioni sociali. Tra questi diritti, il diritto alla vita occupa una posizione centrale. San Tommaso d’Aquino, nel suo Summa Theologiae, sostiene che la vita umana è un bene in sé, creato da Dio, e che nessuno ha il diritto di sopprimere deliberatamente una vita innocente (Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 6). Il diritto naturale, dunque, impone il rispetto della vita dal suo inizio, che per la tradizione cattolica e per molti filosofi coincide con il concepimento.
Anche il giurista e filosofo John Finnis, rappresentante del neotomismo contemporaneo, ha argomentato in favore della sacralità della vita umana fin dal concepimento, sostenendo che l’aborto è una violazione diretta del diritto naturale. Per Finnis, il diritto alla vita è un diritto fondamentale che precede ogni altra considerazione, e lo stato ha il dovere di proteggere i più vulnerabili, inclusi i non nati.
Il film L’Événement rappresenta, in modo drammatico, la sofferenza di una giovane donna costretta a cercare un aborto clandestino. Tuttavia, da una prospettiva pro-life, non possiamo non sottolineare che, per quanto difficile sia la situazione di Anne, la vita che porta in grembo è già una vita umana, degna di tutela. La sofferenza della protagonista non giustifica, sul piano etico, l’eliminazione di un’altra vita innocente.
Inoltre, se consideriamo il pensiero di filosofi come Immanuel Kant, troviamo ulteriori argomenti contro l’aborto. Kant, nella sua Metafisica dei costumi, afferma che l’essere umano deve sempre essere trattato come un fine in sé e mai come un mezzo per raggiungere altri fini.
Il feto, in quanto essere umano, non può essere strumentalizzato né eliminato in vista di obiettivi personali, per quanto nobili o comprensibili possano apparire.
Il ruolo dello Stato nella protezione della vita
In termini giuridici, lo Stato ha un obbligo morale e legale di proteggere la vita umana, anche quella nascente. Come sottolineato da Robert P. George, filosofo e giurista americano, l’aborto mina la base stessa dei diritti umani, che dipendono dal riconoscimento del valore della vita. Se uno Stato non protegge la vita dei non nati, mina l’intero sistema di diritti e valori su cui si fonda la società civile.
La legalizzazione dell’aborto, come avvenuto con la Loi Veil in Francia nel 1975, rappresenta per molti un tradimento del principio fondamentale del diritto alla vita. Le leggi che permettono l’interruzione volontaria di gravidanza in realtà negano il primo diritto naturale dell’essere umano, ossia il diritto a nascere. In questo senso, le leggi che permettono l’aborto non sono espressione della giustizia, ma una forma di negazione della stessa. Il filosofo Jacques Maritain, esponente del personalismo cristiano, ha affermato che il diritto naturale esige la protezione dei più deboli, e tra questi vi sono indubbiamente i bambini non nati, incapaci di difendersi.
Conclusioni
L’Événement ci mostra il dramma umano e psicologico di una donna che si trova in una situazione disperata. Tuttavia, da un punto di vista pro-life, non possiamo non riconoscere che la vita nascente, anche se invisibile agli occhi, ha un valore intrinseco e inalienabile. L’aborto, per quanto presentato come una scelta di emancipazione femminile, è in realtà una negazione del diritto alla vita del più vulnerabile. Filosofi, giuristi e pensatori di ogni epoca hanno riconosciuto la centralità del diritto naturale nel proteggere la vita umana, e oggi più che mai è necessario riaffermare questo principio, in difesa dei non nati e della dignità della persona.
Daniele Onori
Bibliografia
- Finnis, J., Natural Law and Natural Rights, Oxford University Press, 1980.
- George, R. P., The Clash of Orthodoxies: Law, Religion, and Morality in Crisis, ISI Books, 2001.
- Kant, I., Metafisica dei costumi, Parte Prima, Sez. II.
- Maritain, J., Man and the State, University of Chicago Press, 1951.
- Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 6.