Internet Addiction Disorder (IAD): l’impatto su relazioni e salute mentale. Sintomi, cause, rischi (isolamento, disturbi) e percorsi di cura psicologici e spirituali.
1.L’aspetto culturale e sociale
La società del progresso tecnologico si è ormai estesa anche all’informazione e la rivoluzione digitale ha operato una tale trasformazione nella comunicazione da modificare completamente le relazioni sociali. Aumenta il numero dei soggetti coinvolti, che entrano in collegamento tra loro, ma non si può dire che ci sia uno sviluppo nella qualità delle relazioni umane. Infatti, si verifica un aumento nell’estensione, ma avviene una perdita nella profondità dei rapporti umani. La responsabilità poi coinvolge tutti i fruitori degli strumenti tecnologici nell’uso che ne fanno, in quanto è l’essere della persona, che viene modificato con le tecnologie della comunicazione. L’espressione “intelligenza artificiale” vuole dire che ormai la nostra vita dipende dal funzionamento dei calcolatori elettronici.[1] Infatti, l’impressionante accelerazione dello sviluppo tecnologico non sarebbe stato possibile senza di essi. Una particolare attenzione merita internet e il cosiddetto mondo virtuale, nel quale siamo tutti ormai inseriti. Oggi possiamo essere virtualmente presenti in molti luoghi o in tempi diversi, ma senza che nessuno si interroghi sul senso e sul valore di questa presenza. Si deve, infatti, riconoscere che nel passaggio, provocato da queste tecnologie, dalla cultura della scrittura a quella dell’immagine, si compie nei suoi fruitori una vera mutazione antropologica. In questo caso, la responsabilità diventa maggiore per le conseguenze nella dimensione relazionale ed interpersonale.[2]
2.L’aspetto etico
L’etica della responsabilità deve porsi il problema del controllo critico e della riflessione sull’uso consapevole di tutti gli strumenti delle nuove tecnologie, per orientare le scelte etiche e i comportamenti. Esse non possono essere considerate semplicemente come neutrali, ma dipendono sempre dall’azione dell’uomo, che mantiene il suo spazio di decisione e può sempre esprimere una sua valutazione, indipendentemente da fattori esterni, di carattere economico e politico, da cui non deve farsi condizionare. La vigilanza nell’essere responsabili delle azioni è l’unica via necessaria, per affrontare tutte le questioni, che la tecnologia pone all’analisi dell’uomo del nostro tempo. La libertà deve saper esercitare tutta la sua forza nell’attuale contesto culturale e sociale, dominato dal potere tecnologico. [3]
3. Il problema della dipendenza
Internet è l’unione di migliaia di reti collegate tra loro, che consentono agli utenti di poter comunicare. Gli aspetti positivi sono nell’aumento delle possibilità di comunicazione, ma ci sono anche rischi per la salute degli utenti. Ormai si è diffusa la dipendenza da internet, che si verifica, quando per una persona internet acquista una importanza centrale, al punto tale, da ridurre il tempo per il lavoro e per altre attività di svago. Questa dipendenza è chiamata Internet Addiction Disorder (IAD). Si manifesta con comportamenti di facile irritabilità e di umore negativo, quando si viene privati da internet e senso, invece, di piacere e di gratificazione nell’abuso di questi mezzo di comunicazione. Spesso, questa dipendenza è legata ad alcuni aspetti del web come le scommesse online, il sesso online, lo shopping e le chat. La ricerca di informazioni tramite i media può trasformarsi in una forma di isolamento e in una vera dipendenza soprattutto in persone dal carattere debole e vulnerabile e in soggetti esposti alla depressione. La dipendenza patologica modifica le potenze operative umane, spingendo ad agire in determinato senso. Si viene a sviluppare in questo modo una personalità dipendente.[4] Di solito, i giovani uomini single, gli studenti universitari, le donne di mezza età e tutti coloro che hanno poca istruzione sono i più esposti a questa grave forma di dipendenza. Si sviluppa un forte senso di ansia e si avverte un nervosismo, che non consente alla persona di frenarsi. Le conseguenze sono disagio e isolamento sociale, problemi lavorativi, coniugali e familiari. Essendo paragonabile al gioco d’azzardo, la dipendenza da internet può essere considerata un disturbo psicologico. Diversi autori nell’ambito della psicologia hanno scritto libri su questo tema. Tonino Cantelmi ha fatto studi e li ha pubblicati.[5] Dal 2009 è in funzione presso il Policlinico Gemelli a Roma un centro per curare soggetti dipendenti da internet. Nelle analisi su questa problematica è stato introdotto il termine UADI (uso, abuso e dipendenze da internet), per indicare un questionario con ottanta domande sull’uso di internet, allo scopo di verificare i vari livelli di dipendenza dei soggetti interessati da questo fenomeno. I sintomi principali sono: il cambiamento nello stile di vita, la diminuzione dell’attività fisica, il disinteresse per la salute, lo scarso rendimento scolastico, la privazione del sonno, la diminuzione della socializzazione, l’abbandono di altre forme di svago (TV, sport, musica, lettura ecc.) e la ribellione. La dipendenza da internet si può unire ad altri disturbi psichici come il gioco d’azzardo patologico, l’ansia, la depressione, lo stress, l’aggressività, il disturbo bipolare. Il web è spesso usato come modalità per non avvertire il disagio esistenziale e uscire dalla realtà, cercando una forma di evasione. Il fenomeno della dipendenza è spesso favorito dal senso di anonimato e dal ricorso alla falsa identità. Quando alla dipendenza da internet si aggiungono anche pornodipendenza e sesso virtuale si determinano situazioni di disturbo della personalità con esiti preoccupanti, in quanto segnali chiari di compulsione sessuale. La pornografia comporta lo svuotamento dell’identità con esseri umani ridotti ad oggetti, ma anche i consumatori sono privati della loro dignità.
4.La terapia psicologica
La cura proposta è una terapia psicologica, che consiste nel ridurre la dipendenza, aumentando il senso di autostima, spesso si manifesta come molto basso. Si devono consigliare comportamenti alternativi, invitando la persona a rafforzare le relazioni interpersonali e di amicizia. Bisogna incoraggiare, perciò, a superare le difficoltà relazionali ed affettive e a stringere nuovi legami personali con soggetti significativi. Lo scopo è quello di avere delle vere amicizie, coltivando relazioni interpersonali serie.
5.La cura spirituale cristiana.
Risulta necessario rafforzare l’identità di figlio di Dio, per indurre mediante la preghiera a un comportamento coerente nella fedeltà alla propria vocazione. Una persona con dipendenza deve sentirsi sostenuta in una lotta interiore, che con l’aiuto della grazia di Dio consenta di vincere le difficoltà. Nella direzione spirituale e nella Confessione è opportuno dare la giusta importanza ai peccati contro la castità. Il confessore deve essere equilibrato, non dovrà essere né troppo severo, né indulgente, ma usare verso il penitente carità nella verità verso. La temperanza deve essere presentata come la virtù umana, che regola le passioni e i desideri, per orientare la persona al senso vero della libertà cristiana, che rifiuta la schiavitù del peccato. San Tommaso d’Aquino definisce la temperanza la virtù cardinale, che “dispone la ragione a resistere ai diletti più naturali (…) e a tenere a freno la loro brama”.[6] Infine, alcuni consigli pratici sono sempre utili, perché ispirati alla virtù della temperanza e al senso della sobrietà: consultare meno la posta elettronica e le reti sociali, evitare di guardare di continuo il telefono, andare a letto la sera ad ora fissa, evitare di concludere la giornata davanti a un computer. Al contrario, è bene restare in preghiera personale dinnanzi al tabernacolo in chiesa, per rafforzare l’amore verso Dio e verso il prossimo, meditare la Parola di Dio ogni giorno, fare qualche lettura spirituale e leggere le vite dei santi. La recita del S. Rosario è vivamente consigliata per unirsi più profondamente a Cristo tramite l’intercessione di Maria Vergine nella meditazione dei misteri.
Don Luca De Rosa
Facoltà di Bioetica della Regina Apostolorum
[1] Cfr., f. bellino, Per un’etica della comunicazione, Bruno Mondadori, Milano 2010.
[2] Cfr., a. fabris, Etica della comunicazione, Carocci, Rma 2014.
[3] Cfr., i. sanna (a cura di), L’etica della comunicazione nell’era digitale, Studium, Roma 2012.
[4] Cfr., w. vial, Psicologia e vita Cristiana. Cura della salute mentale e spirituale, EDUSC, Roma 2015, pp. 221-230.
[5] Cfr., t. cantelmi-m. talli, Internet Addiction Disorder. Dipendenza da internet, in Psicologia contemporanea, 6 (1998).
[6] san tommaso d’aquino, Summa Theologiae I-II, q. 141, a.2, ad 1.