Breve guida al complesso caso Epstein: cronologia e nuove rivelazioni dai file desecretati. Quello che sappiamo (e non sappiamo) oggi.
Il caso Epstein, con i suoi 3,5 milioni di pagine pubblicate e quasi altrettante in fase di analisi, rischia di essere difficile da afferrare nella sua interezza dall’opinione pubblica. Il rischio è di limitarsi a una caccia al nome famoso, o allo sbigottimento di fronte alla mostruosità e vastità dei crimini in causa. Tuttavia, è necessario indagarne la trama di fondo, il modo di pensare e di agire su cui il sistema si è basato, per poter stabilire e pesare le responsabilità individuali, ma soprattutto per tentare di capire cosa sia veramente successo e come possa essere ancora oggetto di manipolazione al presente.
In primo luogo, cos’ha davvero fatto Jeffrey Epstein? Era solo un predatore sessuale che, raggiunta una posizione di potere, ha dato libero sfogo ai suoi peggiori istinti? Molti indizi, oggi supportati dai documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano, fanno pensare che Epstein fosse una centrale che distribuiva servizi, incassandone il corrispettivo in denaro, potere e capacità di intimidazione. I livelli potevano essere molti: la modella che vuole essere messa in contatto con la casa di moda, il produttore che cerca partner economici, lo scienziato che cerca fondi per la sua ricerca (spesso legata a deliri eugenetici e manipolazione del DNA), l’uomo d’affari spregiudicato che vuole aggirare qualche norma o ha fondi da ripulire, il pervertito che cerca delle ragazzine… più persone si conoscono, più si è al centro di un’enorme rete organizzata, più sarà facile fare incontrare domanda e offerta, in ogni ambito.
Ma, soprattutto, nel fare questo, si generano ricadute per chi è al centro della rete: commissioni, partecipazioni, informazioni per ricattare e influenzare. Quando nella rete ci sono alcune delle persone più influenti del mondo, le informazioni che le riguardano hanno un valore enorme. Epstein ha collaborato per anni con vari soggetti legati all’intelligence; i file recenti mostrano legami sempre più stretti con figure di governi stranieri (come il caso delle informazioni sensibili scambiate con esponenti britannici).
Chi era Epstein e come aveva fatto carriera? Nato nel 1953 in una famiglia di ebrei di New York, nella zona popolare di Coney Island, si iscrive all’università senza laurearsi e tuttavia nel 1974, a soli 21 anni, inizia a insegnare matematica e fisica presso una scuola superiore. Nel 1976 viene licenziato e inizia a lavorare presso la Bear Stearns, una banca di investimento, dove fa velocemente carriera fino a diventarne socio, per le sue abilità come investitore e di consigliare clienti importanti su strategie fiscali. Nel 1981 viene allontanato per aver infranto delle regole interne. Nello stesso anno fonda una sua società che ha per scopo di recuperare fondi sottratti in maniera fraudolenta a clienti importanti, ma lavora anche per clienti che a loro volta hanno sottratto fondi.
Inizia a muoversi in Medio Oriente ed Europa, ha contatti con affaristi legati al commercio di armi e uomini di stato con incarichi nella difesa. Nel 1987 diviene consulente della Tower Financial Corporation, che si rivelerà in seguito un enorme schema Ponzi. Lascia nel 1988, poco prima del fallimento della società. Fonda dunque una società di intermediazione finanziaria, la J. Epstein & Company, che ha come oggetto la gestione di ingenti patrimoni.
Nel 1991 incontra Ghislaine Maxwell, figlia del magnate britannico Robert Maxwell, la quale assumerà un ruolo di primaria importanza nella vita di Epstein e che oggi sconta una pena detentiva con l’accusa di essere stata la principale organizzatrice del traffico sessuale che girava attorno a lui.
In questo periodo diviene persona di fiducia dell’uomo di affari Leslie Wexner, proprietario tra le altre cose di Victoria’s Secret, per il quale gestisce varie attività e grazie al quale guadagna milioni di dollari in commissioni. Nel 1996 sposta la sua società nelle Isole Vergini, che sono un paradiso fiscale. Sempre del 1996 è la prima denuncia per abusi sessuali, fatta all’FBI da Maria Farmer; non avrà alcun seguito.
Con il crescere della ricchezza e del giro di affari, crescono ovviamente anche conoscenze importanti e contatti di alto profilo, anche grazie a Ghislaine Maxwell, che gli porta in dote l’agenda del padre, morto nel 1991. Epstein inizia a fare affari anche in Israele, soprattutto legati al mondo della difesa e dell’intelligence, e ha rapporti amichevoli con Ehud Barak, ex primo ministro israeliano.
Dal 2000 al 2007 è presidente della Liquid Funding Ltd., tramite la quale fa investimenti borderline con la partner Bear Stearns investendo nei cosiddetti mutui subprime, riesce addirittura ad avere una valutazione AAA oro da varie agenzie di rating. Poco prima che la Bear Stearns fallisca, dando il via alla reazione a catena che porta alla crisi finanziaria più grave del secolo in corso, la Liquid Funding Ltd. esce dall’affare. Non solo: proprio la liquidazione delle sue quote contribuisce a creare il problema di liquidità che porterà la Bear Stearns a fallire. Possiamo dire che la decisione di Epstein sia stato il primissimo granello ad inceppare l’intero meccanismo che porterà alla grande crisi finanziaria del 2008. Probabilmente sarebbe accaduta comunque, però Epstein – proprio come nel caso della Tower Financial Corporation – mostra un tempismo sospetto, disinvestendo poco prima del collasso.
La posizione di potere a cui arriva Epstein gli permette per anni agire nell’ombra. Nel 2005 viene avviato un primo procedimento legale per abusi sessuali, su denuncia da parte della madre di una quattordicenne. Presto il numero delle ragazze coinvolte si allarga a macchia d’olio. Nel 2008 si arriva a un patteggiamento, in cui Epstein riconosce l’accusa di incitazione alla prostituzione (accusa minore negli USA) e ottiene una condanna a 13 mesi, con una formula di semilibertà che gli permette di lavorare durante la detenzione e soprattutto che contiene nei termini dell’accordo l’immunità per i suoi complici, sia quelli già identificati sia gli eventuali non ancora identificati, fornendo una garanzia ai personaggi coinvolti a vario titolo. Tale accordo viene raggiunto senza informare le vittime e in seguito sarà dichiarato illegale. Per questo motivo il procuratore Alexander Acosta, che ne è il signatario, sarà in seguito portato alle dimissioni dalla carica di Segretario del Lavoro della prima amministrazione Trump.
Nel 2019 inizia un secondo provvedimento per traffico di minorenni, che porta nuovamente Epstein in carcere. In questa occasione l’FBI perquisisce il suo appartamento di New York, sequestrando materiale di vario tipo, tra cui «centinaia di fotografie sessualmente allusive di minori completamente o parzialmente nude», oltre a un passaporto falso con il quale aveva in passato viaggiato in vari paesi europei e in Arabia Saudita, dove risulta resiedere secondo il documento stesso. Nella medesima occasione vengono fatte perquisizioni anche in altre residenze di Epstein.
Il 6 luglio 2019 è arrestato, il 10 agosto 2019 viene trovato in cella morto impiccato. Ufficialmente suicida, ma sono stati sollevati molti dubbi in merito, anche perché le telecamere di sorveglianza del carcere sono stranamente fuori uso quella notte. Inoltre, è recentemente emerso che qualche giorno prima di morire Epstein avesse discusso con i propri legali la possibilità di collaborare con la giustizia.
È molto importante capire che una parte dei circa sei milioni di file che attualmente sono stati parzialmente pubblicati provengono solo indirettamente dalla perquisizione dell’appartamento di New York. Durante la perquisizione, infatti, il mandato permette di sequestrare i supporti fisici, ma non di entrare nei supporti informatici e nei servizi in cloud. I permessi sono ottenuti con giorni di ritardo, rendendo teoricamente possibile a chi ne avesse gli accessi di fare alcune operazioni di pulizia. Inoltre, la residenza nelle Isole Vergini è perquisita con ritardo rispetto a quella di Manhattan, rendendo nuovamente possibile la distruzione di parte delle prove.
Nei file già pubblicati e ora consultabili liberamente, la mole di materiale rende molto difficile farsi un’idea di insieme: di questi milioni di documenti, una parte cospicua riguarda ritagli di stampa, comunicazioni quotidiane, viaggi e chiacchiere comuni. Come abbiamo detto all’inizio, Epstein funzionava come un’agenzia e manteneva migliaia di rapporti interpersonali, di ogni tipo.
Non basta essere citati negli Epstein Files per essere ritenuti colpevoli di qualche reato: probabilmente molti nomi erano semplici contatti utili a mantenere la rete, persone che credevano di avere a che fare con un ricco imprenditore. Altri sono invece presenti solo perché rientrano nella rassegna stampa che Epstein riceveva regolarmente. Va ricordato che ogni responsabilità è personale, come ribadito recentemente nelle inchieste in corso.
Ma, di nuovo, chi era Epstein? Cosa pensava? Era mosso solo da desiderio di potere e ricchezza? Era un pervertito capace di farla franca molto a lungo? Qualche indicazione viene dai file pubblicati. In una mail del 17 marzo 2013, in riferimento alla Bill e Melinda Gates Foundation, Epstein scrive: “Non possono trovare una struttura e uno scopo migliore per la fondazione? E poi fanno l’affermazione che tutte le vite sono uguali. Se è così, allora diano a ciascuno del miliardo di bambini un dollaro a testa per il cibo. Ogni anno salverebbero un miliardo di vite. È cattolicesimo nella sua forma peggiore”.
L’indizio è importante: certamente Bill Gates non è cattolico e forse neppure molto amato tra i cattolici, ma questa pretesa che ogni vita sia uguale davvero disturba Epstein. Lo si può capire, come sarebbe possibile abusare regolarmente di migliaia di persone, molto spesso ragazze o bambine, se si pensasse che la loro vita vale come la propria?
Un’altra cosa che stupisce è il numero enorme di vittime e che nonostante questo Epstein sia riuscito a farla franca molto a lungo. Nessuno le cercava, nessuno sapeva dove fossero o ha chiesto loro dove andassero così spesso, perché improvvisamente avevano soldi in tasca, si comportavano diversamente, avevano sviluppato atteggiamenti autolesionisti?
Pare che Epstein avesse una grande capacità di identificare persone fragili, personalmente e socialmente. Molte delle sue vittime venivano da situazioni di vulnerabilità, famiglie sfasciate, problemi di dipendenze, povertà estrema… sembra incredibile che si stia parlando dei ricchi Stati Uniti, ma colpisce scoprire che molte delle vittime erano ragazzine che vivevano da sole a 14, 15 anni, o in contesti famigliari davvero problematici. Vittime così partono senza difesa: nessuno è interessato o ha la forza di contrastare l’abuso, i soldi (anche pochi) sono un’esca irresistibile, di fronte alla polizia saranno sempre delle spostate, che magari hanno già abortito, fatto uso di droghe, dormito in case abbandonate: come possono essere credibili quando accusano uno degli uomini più in vista al mondo?
Inoltre, per continuare la discesa agli inferi, ci sono le pratiche più violente, quelle contenute nella parte ancora segretata dei file e attualmente sotto indagine. Il procuratore generale aggiunto Todd Blanche ha dichiarato che sono state escluse dagli Epstein Files già pubblicati le immagini che mostravano “morte, abusi fisici o ferite”. È legittimo chiedersi se si trattasse di un modo per avere in pugno i superpotenti o del delirio di chi si crede al di là del bene e del male.
Il caso Epstein al momento ha visto il coinvolgimento a diverso titolo di Andrew Mountbatten-Windsor, fratello del re Carlo, Mette-Marit Høiby, della casa reale norvegese, Peter Mandelson, ex ambasciatore del Regno Unito, Jack Lang, ex ministro francese della cultura, Bill Gates, Bill Clinton, Elon Musk, Donald Trump, Steve Bannon, Noam Chomsky, Sergej Brin, co-fondatore di Google, Peter Thiel, cofondatore di Palantir…
I giornali italiani ne parlano poco, forse imbarazzati nel vedere implicati molti loro beniamini, ma anche nello scoprire che su molte cose Epstein la pensava come loro: era amico di Andrés Serrano, l’artista autore dell’opera Piss Christ, di Jack Lang, che con altri intellettuali fu firmatario di un documento per la liberalizzazione del sesso con soggetti minori di quindici anni, secondo un presunto diritto dei bambini al sesso, si interessava di manipolazione genetica e transumanesimo… insomma un perfetto paladino della modernità e della cultura à la page.
Sui social, al contrario, si gareggia a fare ipotesi fantasiose, supportate da video e foto realizzati con l’AI, che rischiano di trasformare tutto il caso in una grottesca teoria del complotto, non capendo che quanto più ci si allontana dai fatti provati, tanto più si rischia di ricoprire l’intera vicenda con un velo di inverosimiglianza, che ha come unico effetto di confondere e diluire i reati reali. Forse scopriremo che Epstein faceva parte di qualche organizzazione segreta di cospiratori, ma non è detto. In un certo senso, è una spiegazione comoda, che ci permette di credere che un drappello di super cattivi ha potuto compiere degli orrori fuori dal comune. Più difficile guardare in faccia la possibilità che le persone, se messe in certe condizioni, siano in grado di fare il male quasi con disinvoltura, per avidità, sete di potere, appetiti sessuali, timore di essere scoperti, debolezza e indifferenza.
È inoltre possibile che, in un momento di riorganizzazione del potere a livello globale, con gli Stati Uniti e altri attori della scena mondiale che ridisegnano le alleanze, gli Epstein Files siano un’occasione: da un lato di fare giustizia, ma dall’altro di fare piazza pulita degli avversari politici e chiudere una stagione storica. Chi saprà cavalcarli potrà modificare gli equilibri, esagerando certi ruoli e minimizzandone altri, mettendo sé stesso e la propria cordata in una posizione di vantaggio. Probabilmente tutta la vicenda avrà una profonda influenza anche sulle elezioni americane di midterm, che si terranno a novembre 2026 e tutte le parti in causa sembrano ben determinate ad usarla come arma politica. Così le vittime, strumentalizzate, sarebbero sacrificate una seconda volta. Su questo, soprattutto, dovrebbe vigilare l’opinione pubblica, continuando ad aderire alle realtà documentali emerse, a fare le domande giuste, senza darsi risposte fantasiose.
Daniela Bovolenta