Le pericolose derive del correntismo all’interno della magistratura illustrate attraverso le parole dei Presidenti della Repubblica.

Le ultime settimane sono state scenario di un aspro dibattito dai toni sempre più accesi – a tratti anche eccessivamente coloriti – avente ad oggetto il referendum sulla riforma della giustizia che si terrà il prossimo 22 e 23 marzo.

La riforma riguarda tre aspetti importanti dell’organizzazione della giustizia, ovvero la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, l’introduzione del metodo del sorteggio per i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’attribuzione della competenza disciplinare nei riguardi dei magistrati ad un’Alta Corte, composta da 15 giudici.

Uno degli aspetti più dibattuti è proprio quello concernente il sorteggio, metodo introdotto al fine di arginare le criticità dell’attuale sistema elettorale previsto per la componente togata.

Attualmente è previsto, infatti, che i magistrati che andranno a ricoprire il ruolo di consiglieri all’interno del CSM vengano eletti da magistrati.

Mi spiego meglio: i magistrati al loro interno sono organizzati in diverse correnti (Unicost, Area, Magistratura Indipendente ecc.), ovvero gruppi associati che si distinguono per posizioni diverse sui principali temi della giustizia; correnti che, in occasione delle elezioni al CSM, organizzano vere e proprie campagne (con tanto di programma elettorale) a sostegno dei candidati, che però non vengono scelti in base a competenze o capacità professionali, ma solo in base all’appartenenza correntizia.

Tale meccanismo pone, pertanto, vari aspetti problematici: in primis, magistrati anche molto validi, ma privi del sostegno associativo non possono aspirare, di fatto, a ricoprire l’incarico di consigliere del CSM; in secondo luogo i magistrati eletti sono condizionati dal programma elettorale e dalla necessità di non deludere le aspettative degli associati e quindi di non far perdere consenso al proprio gruppo associativo; sono influenzati, poi, quando si esprimono su determinate proposte in seduta plenaria e ancor di più quando si tratta di pronunciarsi sulle nomine per le coperture di incarichi direttivi e semidirettivi.

Il metodo del sorteggio, dunque, si pone come una valida alternativa necessaria per arginare le criticità citate e per ovviare alle degenerazioni causate da tale sistema (basti pensare alle cd. nomine a pacchetto e al recente scandalo “Palamara”).

In realtà, il tema dell’elettorato all’interno della Magistratura è un aspetto da lungo tempo dibattuto, tanto è vero che già in sede di lavori dell’Assemblea costituente da alcuni componenti furono manifestate perplessità in merito.

Pietro Mancini (avvocato aderente al partito socialista) esprimendosi sulla formulazione dell’art. 104 Cost. in sede di Assemblea costituente del 14 novembre 1947 affermò: “quando abbiamo fatto penetrare nell’interno della Magistratura il soffio pericoloso dell’elettorato, che naturalmente determina passioni, desideri, risentimenti, favoritismi? Ditemi come può essere garantita nell’interno della Magistratura quella indipendenza assoluta che si pretende all’esterno?

Il principio della eguaglianza di tutti i giudici e del valore della carriera come esplicazione di funzioni diverse, e non come gerarchia nel senso tradizionale della parola; l’elezione del Consiglio Superiore in base ad elezione di magistrati di qualsiasi grado, avrebbero potuto raggiungere quella indipendenza così necessaria all’interno del corpo giudiziario”.

Il Presidente della repubblica Sandro Pertini nel 1981 sottolineò “la necessità di rigorosi accertamenti sulla idoneità dei magistrati all’esercizio delle funzioni direttive”. In tal modo Pertini aveva fatto emergere la preoccupazione che l’assegnazione degli incarichi fosse determinata da ragioni connesse all’appartenenza dei candidati a determinate correnti.

Dello stesso avviso anche il Presidente Oscar Luigi Scalfaro che nel 1992 disse che“l’importante è che ciascuno, nel momento in cui giudica se un collega sia idoneo o meno, si dimentichi di quale settore fa parte nella varia distribuzione interna, che è un segno di libertà della magistratura, quando ritiene che questo collega abbia le capacità. Una virgola di tentativo di avere più benevolenza per chi ha lo stesso gruppo sanguigno porterebbe loro agli stessi mali che noi parlamentari a volte abbiamo generato”.

E Ancora così Carlo Azeglio Ciampi che, durante un intervento al Csm nel 2006, sostenne che le lentezze dell’organo erano dovute anche ai condizionamenti di logiche correntizie che hanno imposto “pause, frenate e mediazioni faticose ben al di là della pur necessaria dialettica”.

Tra i numerosi appelli, invece, del Presidente Napolitano merita di essere ricordato il discorso che pronunciò  durante il plenum del CSM il 15 febbraio 2012, ove auspicò che la scelta dei magistrati destinati a ricoprire incarichi direttivi e semidirettivi fosse “operata nell’esclusivo rispetto dei parametri della capacità professionale e organizzativa, dell’attitudine al ruolo, dell’autorevolezza e della vocazione a motivare i magistrati addetti all’ufficio”, sottolineando che scelte basate esclusivamente su tali parametri “allontanano il pericolo che l’opinione pubblica e, talvolta, gli stessi magistrati abbiano la percezione che alcune di esse siano condizionate da logiche spartitorie e trasversali, rapporti amicali, collegamenti politici”.

Anche l’attuale Presidente Mattarella non ha mancato più volte di soffermarsi sul problema delle correnti in magistratura; in particolare, si ricorda l’intervento tenuto nel plenum dell’8 giugno 2015 in occasione del quale affermò che “il Paese ci chiede un’amministrazione della giustizia veloce per dare peso sempre maggiore alla sua autorevolezza” e che “la copertura in tempi rapidi degli incarichi negli uffici giudiziari ne rappresenta il primo necessario tassello”, con l’auspicio che “la copertura di tutti i posti vacanti e, in particolare, di quelli direttivi e semi direttivi, sia effettuata celermente; e non venga ritardata dalla ricerca di intese su una pluralità di nomine” (le c.d. nomine a pacchetto).

Il 18 giugno 2020, dopo lo scandalo Palamara, il Presidente Mattarella è tornato a criticare severamente il sistema delle correnti, a seguito di una nuova ondata di intercettazioni pubblicate sui giornali e relative all’inchiesta sulle nomine, affermando che: “questo è il momento di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione del sistema delle correnti per perseguire autenticamente l’interesse generale ad avere una giustizia efficiente e credibile. È indispensabile porre attenzione critica sul ruolo e sull’utilità stessa delle correnti interne alla vita associativa dei magistrati”.

Le riflessioni dei costituenti e dei Presidenti della Repubblica che si sono susseguiti dal 1978 ad oggi, offrono, quindi, interessanti spunti di riflessione in particolare in questi giorni. Rappresentano, inoltre, un monito a partecipare al voto con consapevolezza, coscienza e responsabilità.

Chiara Ester Airoma

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