Suicidio assistito in Scozia: perché il Parlamento ha detto no. I rischi di coercizione, autonomia e vulnerabilità al centro del dibattito parlamentare del 17 marzo 2026.
1. Il 17 marzo 2026 il Parlamento scozzese ha bocciato con 69 voti contrari, 57 favorevoli e 1 astenuto il progetto del parlamentare Liam McArthur, del partito Liberal Democratico scozzese (Scottish Liberal Democrats), presentato con la mozione S6M-21005 on the Assisted Dying for Terminally Ill Adults. Il progetto, molto simile a quello inglese approvato dalla Camera dei Comuni in data 20 giugno 2025, contemplava il suicidio volontario assistito per i malati terminali adulti, prescrivendo, come il Bill inglese, che terminale fosse considerato il malato la cui morte potesse essere ragionevolmente attesa entro sei mesi (art. 3).
Hanno votato contro il progetto la maggioranza dei parlamentari iscritti al SNP (Scottish National Party), partito nazionalista e di tendenza socialdemocratica, nonché la quasi totalità dei conservatori e una minoranza dei laburisti. A favore sono stati i componenti del partito liberal-democratico scozzese (Scottish Liberal Democrats), del partito verde scozzese, la maggioranza dei laburisti e una minoranza dei nazionalisti dello Scottish National Party.
Al progetto di legge si erano dichiarati contrari la Royal Pharmaceutical Society in Scotland, numerosi past president dei collegi dei medici e dei chirurghi sia in Glasgow sia in Edinburgh, il Royal College of Psychiatrists in Scotland.
2. Il dibattito parlamentare è stato, a detta di tutti i componenti che interloquirono nelle varie sessioni, estremamente appassionato, ma anche composto. Nessun urlo di ‘vergogna’ rivolto all’avversario quando esprime un concetto sgradito; nessun cartellone pubblicitario appeso sul petto per evidenziare la propria partigianeria. Il dibattito è stato civile, come si conviene a una problematica di così grande portata.
La gran parte dei deputati, prendendo la parola nella tarda serata del 17 marzo per le dichiarazioni di voto, hanno ringraziato i sostenitori della posizione avversa per aver trattato una questione di fondamentale importanza per il Paese – forse la più difficile che si fosse presentata al Parlamento scozzese da molti anni – in modo approfondito e rispettoso di coloro che avevano sostenuto la tesi contraria.
Nel discorso di chiusura il presentatore del progetto Liam McArthur ha impostato il suo appello sulla contrapposizione della paura (fear), in ordine ai rischi per il bene comune, rischi ritenuti ipotetici se non immaginari, e della paura, invece concreta e reale, delle persone richiedenti la morte. Rappresentava così con trasporto retorico una serie di casi estremamente pietosi. Le paure sugli effetti avversi della legge erano, secondo McArthur, infondati. Ciò che muoveva gli oppositori era in realtà “the more generalised fear about taking a decision of such significance”[1]. Ma questa paura non valeva nulla se comparata con quella di coloro che desideravano la morte.
3. Molti oppositori hanno espresso dichiarazioni ricche di saggezza. Michael Matheson del SNP ha posto una questione cruciale. La legge, se approvata, non avrebbe affatto creato una nuova opzione per poche persone. Invece, avrebbe imposto una nuova realtà per ciascun uomo e ciascuna donna in ordine alla fine della propria vita. Ciò avrebbe cambiato “life and death for everyone. In our consideration of the bill, we should be particularly mindful of the impact that it could have on some of the most vulnerable members of our society, who lack agency in their decision making”[2].
Matheson, riportando alcune testimonianze, osservava che parlare di scelta e di autonomia è fuori dalla realtà: “for some women, disabled people and older people who are trapped in abusive and coercive situations. We should be in no doubt that coercion would take place. No words in this bill would prevent it, because, sadly, not everyone who dies has people around them who truly have their best interests at heart”[3]. E, rivolgendosi ai dubbiosi, li ammoniva: “Remember that there is no room for uncertainty when it comes to life and death. I urge members to vote against the bill at decision time”[4].
Elena Whitham del SNP osservava che indipendenza e autonomia erano concetti astratti per la maggioranza dei propri elettori, tra i quali meritano la massima attenzione i disabili, coloro che hanno esperienza di abusi domestici, e specialmente, i malati terminali[5].
Keith Brown del SNP svolgeva un appassionato discorso in favore delle donne sottoposte alla fatica di una vita carica di pesi e di sofferenze per assistere il marito e i figli. E’ proprio in queste donne che nasce per senso altruistico il desiderio del suicidio assistito, al fine di togliere sofferenze e difficoltà economiche ai figli e ai parenti, ritenendosi un peso eccessivo per loro[6]. Né dovrebbe essere trascurata la pena di queste donne, le quali, proprio per l’assenza di una disciplina permissiva, sono liberate da un incubo scrupoloso di tipo altruistico che logora la loro esistenza. Lamentava ancora l’assenza nel progetto del diritto di obiezione di coscienza del medico e concludeva con l’acuta osservazione che, oltre alla coercizione esterna, sussiste una drammatica coercizione autoimposta.
Alasdair Allan del SNP, rappresentante del collegio delle Western Isles, osservava con acutezza che la legge, basata sul principio dell’autonomia individuale, esibiva una visione idealizzata di tale autonomia, dipingendo un mondo in cui la gente esercita scelte senza forze esterne e senza condizionamenti. “I think of the woman in a controlling relationship or the person who has the unspoken fear that living out his last years in a care home might cost his children the family house”[7]. Formulava altresì il rilievo che spesso i legislatori fanno cattive leggi per risolvere hard cases: “That is definitely not to be little the terrible hardness of the situations of which we have been speaking tonight and on which we now have to legislate; rather, it is to remember that our laws generally have a wider application than we envisaged”[8]. Ricordava infine che lo Scottish Council on Human Bioethics aveva formulato il parere che la disciplina proposta: “infringes the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities”[9].
4. Ripercorrendo le coraggiose dichiarazioni di numerosi rappresentanti del popolo scozzese, che ho qui riportato in maniera molto limitata, ho colto delle similitudini importanti con le ragioni per cui la Consulta italiana ha protetto con significative cautele la permanenza degli articoli 579 e 580 del codice penale, delineando cause ben delimitate di non punibilità dell’aiuto al suicidio.
Ragioni che molti, anche in sedi giudiziarie, hanno cercato di superare con il richiamo astratto al principio individualistico dell’autonomia. Molti rappresentanti di un popolo libero e indipendente – e gli scozzesi lo sono stati per certo – ci hanno ricordato che tale principio esprime una visione irrealistica della vita e trascura completamente la fatica del vivere, comune a ciascuno di noi. Fatica che soltanto la solidarietà tra le persone riesce ad attenuare.
Mauro Ronco
[1]Assisted Dying for Terminally Ill Adults (Scotland) Bill, 17 marzo 2026, https://www.parliament.scot/bills-and-laws/bills/s6/assisted-dying-for terminally-ill-adults-scotland-bill, 216.
[2] Ibidem, 206.
[3] Ibidem, 207.
[4] Ibidem, 208.
[5] Ibidem, 196.
[6] Ibidem, 201.
[7] Ibidem, 212.
[8] Ibidem.
[9] Ibidem.