Ricorre oggi la Giornata per la Vita. Pubblichiamo di seguito un commento di Filippo Vari su alcune recenti prese di posizione di Papa Leone XIV sul diritto alla vita.

La Chiesa italiana celebra, oggi, 1° febbraio 2026, la 48ª giornata per la Vita.

Si tratta di una ricorrenza importante, che induce a riflettere sulle più pressanti emergenze legate alla protezione del diritto alla vita. Al riguardo un contributo fondamentale viene, in questa fase storica drammatica, da alcune recenti affermazioni di Papa Leone XIV.

La prima riguarda il fine vita. Il 23 dicembre, il Santo Padre è stato chiamato a esprimersi su una legge approvata da uno degli Stati Uniti d’America, l’Illinois.[1] La disciplina lì introdotta è comunque più restrittiva di quasi tutte le proposte all’esame del Senato della Repubblica. Papa Leone, chiamato a pronunciarsi sulla normativa, ha rivelato di averne parlato con il Governatore dello Stato quando questi si era recato in Vaticano a salutarLo. Queste le parole del Papa: “Eravamo molto chiari sulla necessità di rispettare la sacralità della vita, dall’inizio alla fine. E purtroppo, per diverse ragioni, ha deciso di firmare quel disegno di legge. Sono molto deluso da questo”. [2]

Il Successore di Pietro ha, poi, suggerito a tutti di “riflettere sulla natura della vita umana, sul valore della vita umana”, aggiungendo che “Dio si è fatto uomo come noi per mostrarci cosa significhi veramente vivere la vita umana” e auspicando che “il rispetto per la vita torni a crescere in tutti i momenti dell’esistenza umana, dal concepimento alla morte naturale”.

                  Possiamo trovare in questa chiarissima posizione del Papa sul fine vita l’eco dell’insegnamento di Sant’Agostino in materia, richiamato in un passaggio della Enciclica di S. Giovanni Paolo Magno Evangelium vitae, che per la sua straordinaria attualità vale la pena citare per intero:

“Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto «suicidio assistito» significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia, che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta. «Non è mai lecito — scrive con sorprendente attualità sant’Agostino — uccidere un altro: anche se lui lo volesse, anzi se lo chiedesse perché, sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l’anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene; non è lecito neppure quando il malato non fosse più in grado di vivere»”.[3]

                  Sempre sul fine vita, nell’importante discorso d’inizio anno al Corpo diplomatico, il primo del Pontificato, con una caratterizzazione “programmatica” dello stesso, il Papa ha ricordato che “è compito anche della società civile e degli Stati rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia”.[4]

                  Anche con riferimento alla protezione della vita dal concepimento, Papa Leone ha recentemente espresso delle considerazioni molto importanti, in particolare, in un messaggio che ha inviato qualche giorno fa per la March for Life 2026 di Washington. Si tratta della tradizionale famosa riunione di pro-life statunitensi, che ha preso il via dopo la decisione con cui la Corte Suprema aveva dato fondamento costituzionale all’aborto, decisione, com’è noto, travolta, dopo quasi mezzo secolo, con passaggi di inusitata durezza, dalla storica sentenza Dobbs.

                  Il Papa ha scritto ai manifestanti – che nel corso degli anni hanno avuto un ruolo importantissimo nel tenere desta la sensibilità culturale per la vita e contro l’aborto – che “una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla”. Nel ringraziare i partecipanti, il Papa ha invitato tutti, soprattutto i giovani, a continuare a impegnarsi “affinché la vita sia rispettata in tutte le sue fasi, attraverso adeguati sforzi a ogni livello della società, incluso il dialogo con i responsabili civili e politici”.[5] Si tratta di osservazioni formulate anche nel già citato Discorso al Corpo diplomatico, in cui Papa Leone, oltre a esprimere “profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto «diritto all’aborto sicuro»”, ha deplorato il fatto che “risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”, evidenziando che “l’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita”.

                  Il Papa ha, infine, voluto ricordare che, difendendo i “bambini non ancora nati”, i manifestanti adempivano “al comando del Signore di servirlo nei più piccoli dei nostri fratelli e sorelle”, sottolineando l’importanza della protezione del diritto alla vita del concepito anche in prospettiva evangelica.

Filippo Vari,
ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma e Vice Presidente del Centro Studi Livatino 


[1] La End-of-Life Options for Terminally Ill Patients Act.

[2] Difendere la vita, il Papa e la Chiesa dell’Illinois sul suicidio assistito – Vatican News.

[3] S. Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Evangelium Vitae, §. 66. La citazione di s. Agostino è tratta da Epistula 204, 5: CSEL 57, 320.

[4] S.S. Leone XIV, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno (9 gennaio 2026).

[5] Il Papa: una società è sana solo quando tutela la sacralità della vita umana – Vatican News

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