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Balzato in tutti i social come trend topic il nuovo spot Esselunga ha al centro una storia semplice che ha spaccato però in due le reazioni del pubblico. Se da una parte c’è chi ha apprezzato i buoni sentimenti e ha interpretato il film come uno scorcio contemporaneo e malinconico di un’attuale famiglia italiana che affronta la separazione, dall’altra invece, c’è chi contesta lo spot additandolo come la rappresentazione di uno stereotipo che richiama al necessario bisogno di un nucleo familiare tradizionale, unito.

Nella pubblicità della Esselunga andata in onda il 25 settembre, una bambina fa la spesa con sua madre.

Durante la spesa, la bambina prende una pesca senza apparente motivo.

In seguito, a casa, la madre le parla della scuola, ma la bambina rimane silenziosa e pensierosa.

Fuori, vede un bambino con entrambi i genitori, un contrasto con la sua situazione familiare. Il padre arriva a prenderla a casa, e la bambina gli offre la pesca come regalo dalla madre.

Il padre sembra toccato dal gesto, ma allo stesso tempo sconsolato, poiché la madre non è presente.

La pubblicità sembra voler evidenziare la sofferenza di una coppia separata e della loro figlia, ma alcuni ritengono che possa anche enfatizzare e stigmatizzare questo dolore e il senso di colpa associato ad esso.

Lo spot fa emergere le diverse percezioni del pubblico, influenzate dalle proprie esperienze personali durante la crescita. Un bambino che ha vissuto una separazione dei genitori può identificarsi con il desiderio di riunirli.

D’altra parte, alcuni vedono il bambino come una vittima delle instabilità familiari e delle tossicità relazionali.

Lo spot di Esselunga si concentra su madre e figlia mentre fanno la spesa nel supermercato, e la storia non ha una risoluzione ottimistica riguardo alla riunificazione dei genitori separati.

Il protagonista non è la coppia, ma il gesto spontaneo d’amore di una bambina che spera nella riunione dei suoi genitori.

Non si discute se sia giusto o meno che due genitori si separino, perché lo facciano e di chi sia la colpa.

Questa società liquida, fluida, solubile ci ha imposto la normalizzazione di famiglie separate, allargate, incomplete negando l’esistenza di una sofferenza interna in talune persone, specie nei bambini.

In una società che tende a ridefinire continuamente le forme in cui si declina in maniera variabile a seconda delle condizioni, delle esigenze del momento, dei desideri del momento tutto diventa provvisorio come le dimensioni del liquido che sono provvisorie e determinate dal proprio recipiente.

Tutto questo avviene a discapito del diritto dei bambini ad essere felici un principio fondamentale che dovrebbe essere al centro di ogni discussione prima della separazione dei genitori

I bambini meritano di crescere in ambienti amorevoli e stabili. Tuttavia, la separazione dei genitori può rappresentare una svolta dolorosa nella loro vita, simile al senso di perdita espresso nello spot e le conseguenze emotive che ne derivano.

L’infanzia dovrebbe essere un periodo di crescita e gioia, non segnato dalla tragica separazione dei genitori.

La famiglia ferita non può che generare, nelle persone, ferite e le ferite che ricevi in famiglia sono le ferite più grandi della vita, più gravi della vita, quelle da cui è più difficile guarire.

Mentre invece sappiamo benissimo che la famiglia sana e forte dà alla persona che ritorna ogni giorno quella sicurezza fondamentale che le permetterà di stare in piedi di fronte alle prove più dure della vita.

Dobbiamo avere la consapevolezza che, quando parliamo di famiglia stiamo parlando di ciò che non permette alla nostra società di evaporare, di non passare allo stato fisico successivo.

Se la nostra società non sta evaporando è perché la famiglia in qualche modo tiene. Molto si fa oggi ma molto si deve ancora fare rispetto a tre versanti: la preparazione dei giovani, remota rispetto alla vita della famiglia, la preparazione prossima alla vita della famiglia e la cura delle nuove famiglie che nascono.

Daniele Onori

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