Un “golpe” nel silenzio dell’Unione Europea.
Angelo Salvi
1. Nella notte del 30 ottobre 2026, alcuni giudici eletti al Tribunale costituzionale della Repubblica di Polonia, ma non ancora immessi nel possesso della funzione, sono entrati all’interno dell’edificio ove ha sede il suddetto tribunale, prendendone il controllo.
L’episodio si inserisce nel quadro di un aspro conflitto istituzionale, che coinvolge da circa dieci anni la magistratura polacca – da tempo impegnata in un processo di rinnovamento, passato attraverso la progressiva sostituzione, nei propri organici, di gran parte di quei magistrati che aveva assunto l’ufficio nell’ultima parte della dolorosa esperienza comunista – e le principali istituzioni e formazioni politiche del paese.
Le origini del conflitto sul Tribunale costituzionale risalgono all’ottobre 2015. All’epoca il governo del paese era affidato alla Premier Ewa Kopacz, subentrata l’anno precedente a Donald Tusk, che frattanto aveva assunto l’incarico di Presidente del Consiglio europeo. Il governo Kopacz, come il precedente governo Tusk (II), erano espressione della medesima maggioranza politica, composta da una coalizione formata dai partiti europeisti Piattaforma Civica (PO) e Partito Popolare Polacco (PSL).
Pochi giorni prima delle elezioni politiche, che si sarebbero tenute il 25 ottobre 2015 e che avrebbero visto l’affermazione del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), guidato da Jaroslaw Kaczynski, il Parlamento polacco (Sejm) uscente – temendo la sconfitta elettorale – procedette all’elezione di cinque giudici costituzionali in blocco: tre legittimi in quanto destinati a sostituire i giudici in scadenza a novembre 2015; due di dubbia legittimità, in quanto eletti “in anticipo” rispetto alla vacanza, che si sarebbe verificata nel successivo mese di dicembre (il che attribuiva la competenza alla nomina al Sejm entrante).
Nel novembre 2015 il Sejm (a maggioranza conservatrice) insediatosi a seguito delle elezioni del mese precedente annullò le nomine di ottobre e procedette ex novo alla nomina di cinque giudici costituzionali. La legittimità di queste ultime nomine venne immediatamente messa in discussione dalle opposizioni, che lamentavano il difetto indipendenza e imparzialità dei nuovi giudici.
Il PiS è frattanto rimasto al governo in Polonia sino alle elezioni politiche dell’ottobre 2023, che hanno visto l’affermazione della coalizione europeista di Donald Tusk, il quale di lì a breve ha formato il suo terzo governo.
Nonostante tra gli obiettivi “programmatici” del governo Tusk (III) ci fosse il ripristino dello stato di diritto, in realtà il Sejm eletto nel 2023 e a maggioranza europeista, pur avendo l’opportunità di eleggere nuovi giudici costituzionali, in ragione delle vacanze maturate a seguito della scadenza del mandato di alcuni giudici costituzionali, non vi ha provveduto per oltre due anni.
Integrare il Tribunale costituzionale con nuove nomine (nel rispetto delle ordinarie cadenze temporali) avrebbe infatti significato legittimare lo stesso nella composizione attuale[1]. La scelta del Sejm è stata, invece, quella di “sospendere” l’elezione dei giudici cessati, con la conseguenza che si è determinata una paralisi nell’attività del Tribunale costituzionale, i cui componenti in carica si sono progressivamente ridotti di numero, sino al venir meno del numero legale.
Probabilmente, l’obiettivo della maggioranza europeista era quello di attendere l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, in quanto Andrzej Duda (in carica sino al giugno 2025) era espressione dell’area conservatrice[2].
Tuttavia, alle elezioni presidenziali del 1° giugno 2025 si è imposto – per certi versi, a sorpresa – il candidato conservatore, Karol Nawrocki.
Intercettando, probabilmente, un clima non più così favorevole e avvicinandosi le elezioni politiche (in programma per il mese di ottobre 2027), la maggioranza parlamentare ha quindi provveduto a eleggere tra marzo e settembre 2026 otto nuovi giudici costituzionali[3].
A fronte di tale accelerazione, il Presidente Nawrocki ha ricevuto il giuramento dei soli due giudici costituzionali nominati in relazione a vacanze maturate in costanza del suo mandato presidenziale. Nawrocki ha invece rifiutato di ricevere il giuramento di quei giudici nominati dal Sejm nel 2026 (dunque, sempre in costanza del suo mandato) ma in relazione a vacanze maturate nell’arco temporale intercorso tra l’ottobre 2023 e maggio 2025 (dunque, in costanza del mandato presidenziale di Andrzej Duda) e ha chiesto chiarimenti in merito alle ragioni del ritardo nella loro nomina.
Con specifico riferimento, poi, a uno dei giudici eletti nel 2026, Maciej Berek, il rifiuto del Presidente della Repubblica di Polonia è stato motivato anche dall’assenza dei requisiti di eleggibilità previsti dalla Costituzione polacca, ossia l’indipendenza e “apoliticità” del candidato e l’esercizio effettivo della professione di avvocato per almeno dieci anni. Nel caso di Berek mancherebbero entrambi detti requisiti, perché egli era Ministro in carica del governo Tusk (III) sino a pochi giorni prima della nomina e perché – pur essendo iscritto all’albo degli avvocati da oltre dieci anni – avrebbe dimostrato l’esercizio effettivo della professione forense per soli tredici mesi.
Secondo la prassi costituzionale polacca, i giudici costituzionali eletti dal Parlamento devono prestare giuramento davanti al Capo dello Stato per poter entrare formalmente in carica[4].
2. Tornando ai fatti di stretta attualità, va evidenziato che la prova di forza dei giudici eletti (ma non ancora formalmente in carica), condotta con l’appoggio politico del Premier Tusk[5], ha suscitato la forte preoccupazione dell’opinione pubblica e l’immediata reazione popolare, oltre che dell’opposizione politica e dei vertici della magistratura polacca, per diversi ordini di ragioni:
– l’operazione è stata condotta da persone che – benché elette giudici del Tribunale costituzionale dal Sejm – non avevano ancora prestato il giuramento richiesto dalla legge per instaurare il rapporto di servizio e iniziare formalmente il mandato di giudice del Tribunale;
– i giudici hanno preso il controllo del Tribunale costituzionale con il consenso di alcune unità di polizia, che hanno permesso loro di fare ingresso nell’edificio; al contrario, l’accesso all’edificio è stato intercetto alle autorità formalmente in carica, in particolare al Presidente del Tribunale costituzionale (Bogdan Święczkowski)[6] e al Vicepresidente (Bartłomiej Sochański), giunto in loco la sera stessa del 30 ottobre;
– tra gli occupanti, il giudice con maggiore anzianità, Anna Korwin-Piotrowska, con un ordine a propria firma si è conferita il titolo di “reggente” del Tribunale costituzionale, si è presentata ai media come l’attuale capo del Tribunale, autorizzato a emettere “ordini”, e ha arbitrariamente disposto la sospensione dalle funzioni ufficiali del Presidente e del Vicepresidente in carica;
– l’operazione è stata compiuta allorquando anche il Presidente della Repubblica – oltre che il Presidente del Tribunale costituzionale – si trovava all’estero, nel corso di un viaggio istituzionale in Senegal, immediatamente interrotto per far ritorno in patria. Nawrocki è giunto a Varsavia la sera stessa degli eventi (quella tra il 30 e il 31 ottobre) e tra le ore tre e le quattro di notte è entrare nell’edificio, facendosi largo tra la polizia e gli occupanti.
3. All’indomani degli eventi richiamati e in concomitanza con partecipate manifestazioni di piazza del popolo polacco – tutte pacifiche, a quanto risulta – sono giunti i comunicati delle massime autorità polacche, che hanno preso posizione sulla vicenda.
Il Presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, ha diramato un duro messaggio alla Nazione: «Questa notte è avvenuta una violazione dell’ordine costituzionale della RP e un’assunzione forzata della carica di un organo costituzionale dello Stato. Ho tenuto consultazioni con il Primo Presidente della Corte Suprema, Zbigniew Kapiński, che non riconosce come legali le azioni intraprese da persone che si arrogano il potere nel TK.
Chiamo al ripristino dell’ordine giuridico e affinché le forze di coercizione inviate sul posto dal governo abbandonino il terreno del Tribunale.
Al Tribunale costituzionale ho consentito l’ingresso del giudice Bartłomiej Sochański, vicepresidente in carica legittimo del Tribunale costituzionale.
In relazione alla minaccia alla sicurezza interna della Repubblica di Polonia, oggi convoco consultazioni urgenti con la partecipazione di rappresentanti delle forze parlamentari al fine di conseguire la stabilizzazione della situazione politica e il ripristino dell’ordine costituzionale.
Ringrazio tutti coloro che si trovano nel Tribunale Costituzionale, difendendo la Costituzione della Repubblica di Polonia».
Altrettanto severa la dichiarazione resa dal primo presidente della Corte Suprema, Zbigniew Kapiński: «È con la massima indignazione e totale disapprovazione che apprendo le informazioni relative alle azioni intraprese oggi contro il Tribunale Costituzionale, in particolare l’invio di agenti di polizia presso la sua sede, l’impedimento all’accesso all’edificio del Vicepresidente del Tribunale e l’emissione di un documento intitolato “ordine”, che prevede la sospensione delle funzioni ufficiali del Presidente e del Vicepresidente del Tribunale. Tali eventi non hanno precedenti in uno Stato democratico di diritto e sollevano seri dubbi sulla loro conformità ai principi fondamentali dell’ordinamento politico della Repubblica di Polonia. È inaccettabile che le controversie sul funzionamento di un organo costituzionale dello Stato diventino un pretesto per intraprendere azioni che di fatto lo paralizzano e lo privano di ogni autorità. Si tratta di un precedente particolarmente pericoloso, che mina le fondamenta di uno Stato democratico di diritto.
È importante ricordare che l’articolo 7 della Costituzione della Repubblica di Polonia impone alle autorità pubbliche di agire sulla base e nei limiti della legge, l’articolo 10 sancisce il principio di separazione e bilanciamento dei poteri e l’articolo 173 garantisce la separazione e l’indipendenza dei tribunali e delle corti da altre autorità. Tali norme stabiliscono chiaramente che nessuna autorità pubblica può, senza procedure statutarie, limitare arbitrariamente l’attività di un’autorità statale costituzionale o privare le persone che vi lavorano della possibilità di svolgere le proprie funzioni. Inoltre, nessuna autorità statale può attribuirsi autonomamente poteri non previsti dalla legge o ricorrere a misure coercitive per imporre ad altre autorità la propria interpretazione delle normative applicabili.
Non vi è, né può esserci, consenso a una situazione in cui gli agenti di polizia diventano uno strumento per limitare di fatto l’attività degli organi costituzionali, e la capacità di coloro che ricoprono le più alte cariche statali di svolgere i propri doveri è determinata dall’uso o dalla minaccia della forza. La polizia, il cui dovere statutario è quello di proteggere la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico, non può essere utilizzata come strumento di pressione sulle autorità giudiziarie e sui tribunali. Le controversie legali e sistemiche devono essere risolte utilizzando i mezzi previsti dalla Costituzione e dalle leggi. In uno Stato democratico governato dallo Stato di diritto, la polizia non può essere utilizzata come strumento per attuare la volontà politica di chi è al potere. Adottare una posizione diversa significherebbe che l’ambito di indipendenza degli organi costituzionali non è determinato dalla legge, ma dalla possibilità di usare la coercizione.
Altrettanto forti obiezioni vengono sollevate dall’impedire al Vicepresidente della Corte Costituzionale di accedere alla sede dell’organo in cui svolge le proprie funzioni, nonché dall’emissione, da parte della Sig.ra Anna Korwin-Piotrowska, di un documento intitolato “ordine” relativo all’interruzione dell’esercizio delle funzioni ufficiali da parte del Presidente e del Vicepresidente della Corte. L’articolo 130 § 1 della Legge del 27 luglio 2001 – Legge sul sistema dei tribunali ordinari (testo consolidato: Gazzetta Ufficiale del 2024, n. 334, e successive modifiche) prevede la possibilità di ordinare l’interruzione immediata dell’esercizio delle funzioni ufficiali di un giudice solo in circostanze ben definite, affidando tale autorità al presidente della Corte. Tale disposizione non può costituire un pretesto autonomo per intraprendere azioni analoghe contro il Presidente e il Vicepresidente della Corte Costituzionale da parte di una persona alla quale la legge non conferisce i poteri appropriati. Dare forma di ordine a una specifica azione non può legalizzare l’eccesso o l’usurpazione di competenze né consentire di eludere le garanzie statutarie di indipendenza della Corte costituzionale.
Inoltre, anche senza valutare la legittimità costituzionale della signora Anna Korwin-Piotrowska, occorre ricordare che, ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge del 30 novembre 2016 sull’organizzazione e la procedura dinanzi al Tribunale costituzionale (Gazzetta Ufficiale del 2019, n. 2393), la gestione dei lavori del Tribunale da parte di un giudice designato secondo i criteri ivi specificati è consentita solo nel periodo che intercorre tra il momento in cui si verifica una vacanza nella carica di Presidente del Tribunale e la nomina del Presidente stesso. Pertanto, tale disposizione non autorizza l’assunzione delle competenze del Presidente in carica né la sua rimozione arbitraria dall’esercizio delle sue funzioni. Allo stesso modo, la possibilità di sostituire il Presidente in determinate circostanze, prevista dall’articolo 12, comma 4, della presente legge, non costituisce un motivo valido per disporre unilateralmente l’interruzione delle funzioni del Presidente e del Vicepresidente del Tribunale. Le disposizioni stabilite per garantire la continuità del funzionamento del Tribunale non possono essere utilizzate come strumento per privare i suoi organi costituenti delle loro competenze statutarie. Ciò comporterebbe un completo stravolgimento dello scopo di tali regolamenti e la creazione di un meccanismo per assumere arbitrariamente la gestione del Tribunale, al di fuori dell’ordinamento giuridico applicabile.
In qualità di Primo Presidente della Corte Suprema, condanno fermamente ogni tentativo di subordinare l’attività degli organi costituzionali dello Stato a misure coercitive o a decisioni prese al di fuori dell’ordinamento giuridico. La Repubblica di Polonia è uno Stato democratico di diritto, in cui i limiti dell’azione delle autorità pubbliche sono definiti dalla Costituzione e dalle leggi, non da decisioni politiche ad hoc, decreti ufficiali o dimostrazioni di forza. Il rispetto di tali limiti non è una questione di discrezionalità, ma un obbligo assoluto di ogni autorità pubblica. Il silenzio di fronte ad azioni che minano l’indipendenza degli organi costituzionali equivale ad assecondare pratiche che minacciano le fondamenta dell’ordinamento costituzionale della Repubblica di Polonia. Attualmente, il Tribunale Costituzionale è oggetto di tali azioni. Tuttavia, acconsentire a pratiche simili creerebbe un precedente che potrebbe essere utilizzato in futuro contro qualsiasi altro organo costituzionale dello Stato.
L’autorità dello Stato si costruisce rispettando la legge, non dimostrando la forza»[7].
Il Presidente della Corte suprema amministrativa, Prof. Dr. hab. Jacek Chlebny, ha auspicato il raggiungimento di «un autentico compromesso» (auspicio che, tuttavia, il Premier Tusk ha immediatamente spento con le dichiarazioni sopra richiamate): «Sono profondamente preoccupato per gli eventi accaduti presso il Tribunale Costituzionale il 30 ottobre 2026, in particolare per la presenza della polizia intorno alla sua sede e per l’impedimento all’accesso del Presidente e del Vicepresidente. Questi eventi sono stati senza precedenti e sollevano seri dubbi sulla loro conformità ai principi fondamentali dello Stato di diritto.
Sono convinto che ricostruire la fiducia del pubblico e l’autorevolezza del Tribunale Costituzionale richieda un’azione urgente. La continua mancata pubblicazione delle sentenze del Tribunale e i dubbi che suscitano nell’opinione pubblica circa la sua composizione e le sue competenze minano la fiducia nello Stato. Un autentico compromesso, che trascenda le divisioni politiche, è essenziale per ripristinare l’autorevolezza e la credibilità del Tribunale. Le azioni intraprese non devono in alcun caso sollevare dubbi sulla loro legalità: devono essere conformi all’ordinamento giuridico applicabile, in particolare nel rispetto dell’indipendenza del Tribunale Costituzionale, garantita dalla Costituzione. I limiti dell’azione intrapresa dalle autorità pubbliche sono stabiliti dai principi costituzionali e dal rispetto della dignità umana. Questi limiti sono stati oltrepassati.
Per il bene del futuro democratico del nostro Paese, mi appello affinché tutte le questioni relative al funzionamento dei tribunali e delle corti nella Repubblica di Polonia siano risolte nel rispetto dei principi costituzionali e garantendo i diritti e le libertà civili»[8].
Il Presidente del Consiglio Nazionale della Magistratura, Dariusz Zawistowski, ha rimarcato invece che il ruolo centrale nel ripristinare il corretto funzionamento del Tribunale costituzionale spetta all’Assemblea generale di tutti i giudici eletti al Tribunale costituzionale dal Sejm: «In relazione all’attuale situazione del Tribunale Costituzionale, è necessario affermare che il Tribunale è un organo del potere giudiziario che deve essere indipendente dalle influenze politiche e i suoi giudici sono soggetti esclusivamente alla Costituzione.
Il modo in cui funziona il Tribunale Costituzionale dovrebbe quindi essere deciso esclusivamente dai giudici stessi del Tribunale. L’escalation del conflitto non può e non porta a una risoluzione della situazione nel Tribunale Costituzionale, il quale da tempo non è in grado di adempiere al suo ruolo costituzionale a causa delle ingerenze dei poteri politici nella sua indipendenza. Ciò lede i diritti fondamentali dei cittadini e costituisce una minaccia per il corretto funzionamento dello Stato.
È pertanto necessario ripristinare urgentemente la possibilità per il Tribunale Costituzionale di funzionare correttamente nel rispetto della legge. Le azioni di nessuno dei poteri politici possono ledere la sicurezza e i diritti dei giudici eletti al Tribunale. Non vi è alcun dubbio che sulla scelta dei giudici decida esclusivamente il Sejm e tutti i giudici eletti in questo modo al Tribunale Costituzionale ottengano lo status di giudici. È quindi necessario consentire a tutti i giudici eletti il diritto di giudicare. Questo costituisce il modo più semplice e sicuro per risolvere la crisi. Non si può inoltre trascurare il fatto che il ruolo decisivo nel ripristinare il corretto funzionamento del Tribunale spetti attualmente all’Assemblea Generale di tutti i giudici eletti al Tribunale Costituzionale dal Sejm».
4. Nella giornata del 31 ottobre 2026, è giunto anche il comunicato della portavoce della Commissione europea, Luisa Boge, la quale ha dichiarato: «La Commissione Europea sta monitorando da vicino gli ultimi sviluppi che riguardano il Tribunale Costituzionale polacco.
Le autorità polacche devono garantire che il Tribunale Costituzionale possa funzionare in conformità con la Costituzione della Polonia e tenendo conto della giurisprudenza pertinente della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Il 5 maggio 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha applicato misure provvisorie che obbligano le autorità polacche competenti a non impedire ai giudici nominati dal Sejm nel marzo 2026 di insediarsi e di svolgere le proprie funzioni giudiziarie»[9].
Al di là del merito della questione, desta stupore il silenzio serbato dalla portavoce della Commissione europea sul quomodo dell’azione condotta lo scorso 30 ottobre dagli occupanti, cui non è stato rivolto alcun monito, nonostante i contorni da “occupazione forzosa”, evidentemente non conformi a norme e prassi costituzionale, con i quali i medesimi si sono introdotti all’interno dell’edificio ove ha sede l’organo costituzionale, precludendo l’accesso ai colleghi attualmente in carica e ostacolando quello del Presidente della Repubblica, e nonostante l’atto d’imperio, con cui si sono attribuiti poteri, assunto fuori da qualsivoglia procedura statutaria.
La Commissione europea non sembra aver colto il peso specifico dell’azione posta in essere dai magistrati occupanti il Tribunale costituzionale; il loro non incondizionato rifiuto di ricorrere all’uso della forza (testimoniato dal cordone di agenti di polizia in tenuta antisommossa[10]) e quell’ombra di clandestinità che ha avvolto l’operazione (condotta approfittando del favore della notte e dell’assenza dal paese del Presidente della Repubblica e del Presidente del Tribunale costituzionale) collocano la vicenda in una cornice a tinte fosche, che conferisce un senso di precarietà alla democrazia polacca.
Le parole della portavoce sono state dalla gran parte dei media rilanciate quale sostegno incondizionato dell’Unione al blitz notturno del 30 ottobre scorso e questo rischia di esacerbare il contrasto tra i sostenitori di Bruxelles e gli euroscettici, inclusi coloro che mettono in discussione non tanto l’idea euro-unitaria quale valore assoluto, quanto la struttura ordinamentale e l’agire concreto dell’apparato unionale nel suo complesso[11].
Tali aspetti, sono stati colti dalla società civile polacca e, in particolare, da una rete di associazioni, alcune della quali d’ispirazione cattolica, secondo cui «gli eventi delle ultime ventiquattro ore attorno al Tribunale Costituzionale polacco hanno varcato la soglia oltre la quale termina la disputa politica e inizia la fase finale e violenta dello smantellamento dell’ordine costituzionale della Repubblica di Polonia» (Ordo Iuris + altri, dichiarazione “Sull’occupazione della sede del Tribunale Costituzionale della Polonia e sul tentativo di insediare la sua leadership al di fuori dell’ordine giuridico” del 31 ottobre 2026[12]).
[1] Con prevalenza di giudici eletti dalla vecchia maggioranza conservatrice.
[2] Va ricordato che il Presidente della Repubblica in Polonia è titolare di importanti poteri di veto.
[3] Forte anche di alcune pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – cui si erano rivolte le opposizioni durante il periodo di governo conservatore (2015-2023) – che hanno messo in discussione l’indipendenza delle nomine del 2015.
[4] Tale prassi è stata, tuttavia, messa in discussione dal parere adottato dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa in merito ai poteri del Presidente della Repubblica di Polonia nell’ambito del giuramento dei giudici del Tribunale costituzionale, che ha riconosciuto a detto giuramento una funzione prevalentemente cerimoniale. Il testo integrale ufficiale in lingua inglese e francese dell’Opinione n. 1294/2026 è reperibile direttamente sul sito del Consiglio d’Europa / Commissione di Venezia alla pagina del Documento Ufficiale della Commissione di Venezia (Opinion No. 1294/2026).
[5] Il quale in queste ore ha dichiarato che «la via per la calma non può essere cedere all’illegalità o alla violenza», così ribadendo il suo appoggio agli occupanti (v., in proposito, https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/31/polonia-crisi-istituzionale-scontro-nawrocki-tusk-corte-costituzionale?card=6).
[6] Święczkowski è rientrato d’urgenza da una visita internazionale presso il Tribunale costituzionale serbo.
[7] Documento consultabile sul sito istituzionale della Corte suprema al seguente link: https://sn.pl/pl/aktualnosci/wydarzenia/oswiadczenie-pierwszego-prezesa-sadu-najwyzszego-wobec-aktualnej-sytuacja-w-trybunale-konstytucyjnym?fbclid=IwdGRzaAVS9a5jbGNrBVL1nmV4dG4DYWVtAjExAHBkb2YFc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEf7zOVLn5ol_d4NBWG4vVHkMGY_k5U3IbxwY5GGw-j3Gw-HuCM4msRjH65AaI_aem_CVXbPkhl58Ti1xZB1Sffxg&sfnsn=scwspwa
[8] Documento consultabile sul sito istituzionale della Corte suprema amministrativa al seguente link: https://www.nsa.gov.pl/aktualnosci/wydarzenia/oswiadczenie-prezesa-nsa-w-zwiazku-z-wydarzeniami-w-dniu-30-pazdziernika-2026-r-w-trybunale-konstytucyjnym/
[9] Fonte dell’agenzia: UA.NEWS / RMF24 Reportage.
[10] Notizia tratta da https://www.recnews.it/2026/10/30/polonia-sospeso-presidente-della-corte-costituzionale-polizia-schierata-attorno-alledificio/, ove si legge che «Decine di agenti in tenuta antisommossa hanno impedito l’accesso all’area della massima autorità giudiziaria polacca ai numerosi sostenitori del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS), all’opposizione, che manifestano da diverse settimane a sostegno dei giudici supremi di cui l’esecutivo di Donald Tusk chiede la rimozione».
[11] Per un approfondimento sul tema v. D. Bianchini (a cura di), “Ripartire dall’Europa. Ripensare l’Unione”: spunti di riflessione sul futuro europeo, Edizioni Studium, dicembre 2024.
[12] La dichiarazione in menzione è consultabile a seguente link: https://ordoiuris.pl/en/press-newsdesk/on-the-seizure-of-the-seat-of-polands-constitutional-tribunal-and-the-attempt-to-install-its-leadership-outside-the-legal-order/.