Intervento svolto dal vice segretario generale della presidenza del consiglio, Pres. Marco Villani, al 43rd meeting of the Network of Senior Officials from Centres of Government, svoltosi il 4 marzo 2025 presso l’OCSE. 

In premessa ritengo si possa confermare l’attenzione con cui il Governo italiano segue i temi della governance come si osserva dalla lettura dell’agenda riguardo i temi discussi il 21-22 ottobre scorso a Milano, in occasione del Global Forum dell’OCSE sul rafforzamento delle democrazie, che per la prima volta si è tenuto in Italia.

Nel Global Forum, insieme ai partner OCSE e ad una qualificata rappresentanza di Paesi africani, si è avviata una prima discussione sullo sviluppo di un’intelligenza artificiale nel settore pubblico che continui ad essere inclusiva, democratica e incentrata sull’essere umano.

Come è emerso anche nel G7 Digital & Technology Working Group (Cernobbio, 15 ottobre 2024), la Presidenza italiana, così come il Governo italiano, promuove lo sviluppo, la diffusione e l’uso sicuri e affidabili dei sistemi di Intelligenza Artificiale.

In tale ambito ritengo prezioso ricordare quanto dichiarato dal Presidente Giorgia Meloni al summit di Seul del maggio scorso: “L’Intelligenza Artificiale è una sfida epocale per l’umanità. Siamo di fronte a una nuova frontiera del progresso, che per la prima volta nella storia rischia di mettere in discussione il principio stesso della centralità dell’uomo. Governi e imprese, pubblico e privato, lavorino insieme per garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia a misura d’uomo, controllata dall’uomo e che abbia l’uomo come suo fine”.

Il ruolo dei governi, della funzione pubblica, dell’azione nell’interesse collettivo di quella che già gli antichi romani consideravano un bene comune – per dirlo in termini contemporanei –, una “cosa pubblica”, la res publica appunto, è quello di prepararsi e predisporsi al meglio ai cambiamenti, in particolare tecnologici, che negli ultimi decenni si sono susseguiti con grande rapidità, più che in altre epoche. È necessario dimostrare una capacità gestionale delle novità riconoscendo che, nel mondo attuale, non sempre la parte pubblica riesce a ricoprire il ruolo di driver.

Lo Stato deve fungere da garante della sicurezza dei propri cittadini, nello specifico della sicurezza di un corretto trattamento dei dati personali e sensibili dei cittadini, in un tempo in cui essi assumono precipue valenze economiche in contesti di marketing aggressivo e possono rappresentare canali di accesso ai profili personali informatici per attività illecite e contraddistinte da elevati livelli di pericolosità, anche relativi alla stessa incolumità delle persone. Bisogna avere chiaro quanto il materiale software abbia occupato la nostra vita quotidiana, non solo lavorativa, attraverso telefonini e computer.

Come ha ricordato Papa Francesco invitato dal Governo italiano a tenere un discorso sull’intelligenza artificiale nella sessione del G7 che la Presidenza italiana per la prima volta ha voluto dedicare al tema, “L’intelligenza artificiale è e deve rimanere uno strumento nelle mani dell’uomo. Affinché i programmi di intelligenza artificiale siano strumenti per la costruzione del bene e di un domani migliore, debbono essere sempre ordinati al bene di ogni essere umano. Devono avere un’ispirazione etica. Spetta ad ognuno farne buon uso e spetta alla politica creare le condizioni perché un tale buon uso sia possibile e fruttuoso” (Borgo Egnazia, Puglia, 14 giugno 2024).

Le questioni si intrecciano: innovazione, efficienza, mercato, etica. E più le questioni si fanno articolate e complesse, maggiore e più efficace deve essere il ruolo svolto dal settore pubblico, garante imparziale dell’interesse comune.

Garante di un’etica della sicurezza: prima dell’intelligenza artificiale c’è l’intelligenza umana, la centralità dell’essere umano in qualunque sua vocazione, che deve essere tutelato nei suoi talenti, quei talenti che sviluppano l’intelligenza artificiale, non il contrario. Garante di un’etica del patrimonio comune di valori e ideali che dipingono mercato, efficienza e innovazione: se si perde l’essere umano, si perde il servizio. L’essere umano è al centro del servizio ed il servizio collettivo è l’essenza della funzione di governo.

Questo è guardare avanti, non indietro, segno di grande rispetto e fiducia nella tecnologia, ma sempre partendo dall’essere umano.

Rispetto e riconoscimento anche delle capacità dei Paesi all’avanguardia, delle loro storie di successo, frutto della proficua combinazione di pubblico e privato. La stessa Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla sessione plenaria dell’AI Action Summit di Parigi di poche settimane fa (11-12 febbraio 2025) – preannunciando un piano UE per l’Intelligenza artificiale da “200 miliardi di euro di investimenti” – ha insistito sulla collaborazione tra pubblico e privato affinché la tecnologia sia “affidabile”. Gli investimenti in AI devono avere una visione “duale” che guardi sia al comparto pubblico sia al comparto privato innanzitutto tutelando e perseguendo la sicurezza dei cittadini, protezione intesa in senso assai ampio.

Siamo di fronte a dinamiche di innovazione con caratteristiche incognite, sia in senso negativo, sia in senso potenzialmente molto positivo (si pensi solo alla riduzione dei tempi e dei costi della burocrazia per cittadini e imprese, un obiettivo, direi, tradizionale e a lungo termine dei processi di riforma della Pubblica amministrazione, in particolare in Italia). Un percorso che non avrebbe senso, né efficacia, affrontare in ordine sparso in un mondo interconnesso e interdipendente. La PA deve, inoltre, guardare all’AI quale strumento per servizi sempre maggiori e nuovi da offrire ai cittadini. L’OCSE, al pari di altri consessi e organizzazioni internazionali, deve continuare ad essere la sede dell’approfondimento, del confronto, della proposta condivisa, con lo spirito aperto e plurale che contraddistingue l’Organizzazione.

Nell’ambito del Digital & Technology Working Group del G7, la Presidenza italiana ha sviluppato un Toolkit, realizzato con il supporto dell’OCSE e dell’UNESCO, per consentire lo sviluppo, la diffusione e l’uso etico delle applicazioni di intelligenza artificiale nel settore pubblico. Il Toolkit è progettato per evidenziare tendenze: è guida sia per il corretto utilizzo sia per gli sviluppi e le prospettive che apre tale forma di intelligenza innovativa ai quadri politici ed ai molteplici facilitatori dell’intelligenza artificiale all’interno dei membri del G7. Mira a condividere buone pratiche già sperimentate e interventi prioritari per supportare lo sviluppo, la diffusione e l’uso dell’intelligenza artificiale in ambienti sicuri, protetti e affidabili, con particolare attenzione all’implementazione nel settore pubblico.

Dobbiamo ripartire dal Toolkit per costruire la leadership del futuro: un lavoro multilaterale, multiprospettico, multidisciplinare, un approccio aperto, inclusivo, anche innovativo, come deve essere il ragionamento su una nuova frontiera, che mantiene delle incognite, che possiamo provare ad anticipare, ad interpretare, ma che, ovviamente, non possiamo pretendere di conoscere nella loro interezza. Bisogna anche saper coltivare le qualità umane della ricerca e della curiosità.

Il Toolkit ci dice che molti governi in tutto il Mondo si sono mossi, anche tempestivamente rispetto al passato su snodi così rilevanti, e che abbiamo già delle sperimentazioni e delle possibili soluzioni da valutare e talvolta considerare come buone pratiche di riferimento.

In Italia, è già stato fatto un investimento negli assetti di governance sulla transizione digitale, anche in ottica di AI: il Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD) svolge il ruolo di attore principale quale soggetto capofila responsabile del coordinamento delle iniziative digitali; l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), che opera in base alle direttive del DTD stesso ed è responsabile della messa a terra degli indirizzi ricevuti. È stato, inoltre, adottato il “Piano triennale per la digitalizzazione del settore pubblico (2024-2026)” che, pur non essendo esclusivamente incentrato sull’AI, incorpora delle linee guida, dette “decalogo”, specifiche per lo sviluppo e l’utilizzo dell’AI nel settore pubblico. Inoltre, la strategia nazionale per l’AI 2024-2026, recentemente pubblicata, integra il decalogo con una sezione che mappa sei obiettivi strategici per l’AI nella pubblica amministrazione e i relativi piani d’azione.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione italiana, la Direttiva del Ministro per la PA di gennaio 2025 “Valorizzare le persone e generare valore pubblico attraverso la formazione”, individua leadership e soft skills come fattori chiave dell’innovazione, promuovendo interventi formativi specifici per l’alfabetizzazione in tema di intelligenza artificiale. Sempre sotto l’egida del Ministro per la PA, è di grande interesse il lancio operato dall’Agenzia governativa FormezPA nel 2024 dell’assistente digitale “Camilla”.  In meno di tre mesi dal suo avvio, “Camilla” ha interagito con gli utenti, rispondendo a oltre 20.000 domande, dimostrando un’efficace capacità di semplificare e rendere più immediato l’accesso ai servizi pubblici digitali.

Non da ultimo, sono attualmente in fase di consultazione pubblica le “Linee guida per l’adozione di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione”, adottate ai sensi del Piano triennale di cui sopra. Tali linee guida hanno l’obiettivo di fornire un quadro normativo e operativo per l’integrazione delle tecnologie di AI nei processi pubblici, garantendo al contempo trasparenza, sicurezza e inclusività. Le linee guida definiscono principi fondamentali che devono guidare l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle amministrazioni pubbliche, tra cui la conformità e la governance, l’etica e l’inclusività, la qualità e l’affidabilità dei sistemi di AI, l’innovazione e la sostenibilità, nonché la formazione e la responsabilità. Tuttavia, affinché questo potenziale si concretizzi appieno, è imprescindibile che l’implementazione dell’AI avvenga nel pieno rispetto delle normative nazionali ed europee, tutelando la protezione dei dati personali e gestendo in modo adeguato i rischi associati. Tutto ciò non può realizzarsi senza adeguate coperture di spesa. Sono, infatti, necessarie rilevanti risorse che incidono su budget sempre più ristretti e sempre più pieni di capitoli di spesa che devono maggiormente considerare investimenti in infrastrutture e competenze per l’AI.

In questa prospettiva, l’Italia continuerà a collaborare attivamente con i partner OCSE affinché l’Organizzazione e il nostro Paese mantengano un ruolo guida nello sviluppo di standard globali per la governance dell’intelligenza artificiale.  L’obiettivo è rafforzare la cooperazione internazionale in materia di sicurezza ed equità dell’AI per tradurre le idee in misure politiche tangibili, garantendo che l’intelligenza artificiale funga da motore di progresso sociale ed economico. Come ha sottolineato il Ministro Zangrillo “l’OCSE sarà la nostra bussola comune per stabilire la rotta, direzione e ritmo” avendo la coscienza e la volontà che non si deve e non si vuole chiudere le porte al progresso che è frutto dei preziosi talenti delle persone.

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