Come tutti gli anni si è svolta nei giorni dal 20 al 25 agosto, presso i padiglioni della Fiera d Rimini, la quarantacinquesima edizione del Meeting per l’Amicizia dei Popoli, titolata: “Se non siamo alla ricerca dell’essenziale allora cosa cerchiamo?”.
All’interno del fitto programma di mostre, concerti, rappresentazioni teatrali, incontri sulle più svariate tematiche religiose, culturali, scientifiche, economiche e politiche, appare di rilevante interesse l’incontro svoltosi nel pomeriggio del 22 agosto sul tema : “L’essenza dell’intelligenza artificiale. Strumento o limite per la libertà?”. Relatori di alto profilo hanno discusso il tema assegnato, presentati e intervistati dal prof. Andrea Simoncini, vicepresidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli e professore di Diritto Costituzionale, presso l’Università di Firenze; al tavolo dei relatori si sono succeduti: padre Paolo Benanti, docente presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, esperto di bioetica, etica delle tecnologie e human adaptation, membro del New Artificial Intelligence Advisory Board dell’ONU, presidente della Commissione per l’Intelligenza Artificiale; Mario Rasetti, professore Emerito di Fisica Teorica del Politecnico di Torino e presidente del Scientific Board di CENTAI; Luca Tagliaretti, direttore esecutivo del Centro europeo di competenza sulla cyber-sicurezza.
Nell’acuta presentazione, il prof. Andrea Simoncini pare giungere al cuore della questione:<<Molti si sono stupiti quando all’inizio di quest’anno, di questo anno terribile, anno di guerra purtroppo, il Papa ha deciso di dedicare il messaggio mondiale per la pace al tema dell’intelligenza artificiale. Ma come? Dinanzi alla violenza che torna a trionfare così, che in realtà non si era mai fermata, ma che torna così vicina, di fronte alla minaccia della guerra, dedicare il messaggio sulla pace di inizio anno, all’intelligenza artificiale? E ancora di più, per la prima volta un pontefice decide di partecipare alla riunione del G7, cioè i sette grandi signori potenti della terra, e cosa mette al centro della riflessione? Ancora, l’intelligenza artificiale. Evidentemente c’è qualcosa che sta accadendo, di cui noi siamo parte, siamo profondamente immersi, ma di cui non abbiamo ancora colto tutta la portata. Questa trasformazione digitale è evidentemente qualcosa di più di quello che già, peraltro, ci sta causando, ci sta coinvolgendo. Per usare le parole del Papa al G7: “non solo l’intelligenza, ma il cuore stesso dell’uomo corre il rischio di diventare sempre più artificiale”>>. Per chi fosse interessato a seguire l’incontro è disponibile sia la video registrazione, che la trascrizione degli interventi.[1]
Facendo riferimento al messaggio della pace di Papa Francesco qui sopra richiamato, lo stesso ci invita a porre attenzione e studio sul tema delle c.d. “macchine imparanti” e nel testo si legge fra l’altro : “Nelle sue molteplici forme l’intelligenza artificiale, basata su tecniche di apprendimento automatico (machine learning), pur essendo ancora in fase pionieristica, sta già introducendo notevoli cambiamenti nel tessuto delle società, esercitando una profonda influenza sulle culture, sui comportamenti sociali e sulla costruzione della pace. Sviluppi come il machine learning o come l’apprendimento profondo (deep learning) sollevano questioni che trascendono gli ambiti della tecnologia e dell’ingegneria e hanno a che fare con una comprensione strettamente connessa al significato della vita umana, ai processi basilari della conoscenza e alla capacità della mente di raggiungere la verità.”….” Talvolta, inoltre, le forme di intelligenza artificiale sembrano in grado di influenzare le decisioni degli individui attraverso opzioni predeterminate associate a stimoli e dissuasioni, oppure mediante sistemi di regolazione delle scelte personali basati sull’organizzazione delle informazioni. Queste forme di manipolazione o di controllo sociale richiedono un’attenzione e una supervisione accurate, e implicano una chiara responsabilità legale da parte dei produttori, di chi le impiega e delle autorità governative. L’affidamento a processi automatici che categorizzano gli individui, ad esempio attraverso l’uso pervasivo della vigilanza o l’adozione di sistemi di credito sociale, potrebbe avere ripercussioni profonde anche sul tessuto civile, stabilendo improprie graduatorie tra i cittadini. E questi processi artificiali di classificazione potrebbero portare anche a conflitti di potere, non riguardando solo destinatari virtuali, ma persone in carne ed ossa. Il rispetto fondamentale per la dignità umana postula di rifiutare che l’unicità della persona venga identificata con un insieme di dati. Non si deve permettere agli algoritmi di determinare il modo in cui intendiamo i diritti umani, di mettere da parte i valori essenziali della compassione, della misericordia e del perdono o di eliminare la possibilità che un individuo cambi e si lasci alle spalle il passato.”[2] Occorre segnalare come proprio il Pontefice ha deciso di nominare padre Paolo Benanti, come predetto specializzato in bioetica ed etica delle tecnologie e nel rapporto tra teologia morale, bioingegneria e neuro scienze, quale membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita.
Padre Paolo Benanti, prolifico scrittore e relatore a innumerevoli convegni in tutto il mondo, alcuni dei quali facilmente consultabili sulla piattaforma Youtube[3], ha pubblicato nel marzo 2024 la IX ristampa, per i tipi di Marietti1820, di un suo mirabile studio titolato: “Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane”[4].
Il libro, che merita di essere a attentamente studiato, si dipana in sei capitoli, ed in un successivo settimo capitolo, contenente acute conclusioni, si accompagna il lettore: “alla scoperta di ciò che sta accadendo grazie all’implementazione di nuove forme di intelligenze artificiali e alla loro diffusione sempre più ampia. La pervasività della macchina e le sue mirabolanti capacità ci chiedono però di riflettere su quale sia la differenza con l’uomo e quale sia lo specifico umano che ci rende così diversi dalle macchine”[5]. Il terzo e quarto capitolo sono chiamati “interludi” per comprendere: “che cosa vogliamo far fare a una intelligenza artificiale dobbiamo chiederci se una macchina possa fare scelte senza sbagliare”[6]…” Ci si deve chiedere però se la macchina interagisca con l’uomo secondo modalità meramente razionali o se anche la parte emotiva debba, in qualche modo, essere compresa e valutata in questa relazione, perché la consistenza tra uomo e macchina non diventi insostenibile”[7]. Nel quinto capitolo si:“pone al centro la questione etica. Cosa vuol dire che una intelligenza artificiale può scegliere in autonomia? Quali rischi comporta? Cosa vogliamo che queste macchine possano fare e che cosa non vogliamo?”[8].
Il sesto capitolo è titolato: “Verso una governance delle intelligenze artificiali”; in esso si svolge il percorso per : “Una corretta impostazione del dibattito etico”… che dovrà. “Tener conto anche di tutti quei criteri che, nel favorire le innovazioni tecnologiche, possono orientarle al bene comune”[9].
Nelle conclusioni, l’invito a far sì che:” il processo innovativo delle intelligenze artificiali possa essere valutato positivamente solo nel caso in cui si caratterizzi come uno strumento giustificato e orientato a un progresso dal volto umano che su concretizzi in un vero e sincero impegno morale dei singoli e delle istituzioni nella ricerca del bene comune”[10].
Un invito alla lettura che non può dimenticare quanto contenuto nel primo capitolo, titolato: “Guardare alle stelle”, ove padre Paolo Benanti fornisce la chiave di lettura per correttamente affrontare il tema “macchine sapienti”: si tratta dell’evocazione dell’episodio tratto dall’opera teatrale di Bertolt Brecht su Galileo: Galileo, matematico, nel 1592 viene in contatto con il cannocchiale e lo perfeziona scoprendo così l’esistenza dei satelliti di Giove. Inizia la crisi del sistema Tolemaico, sostituito dalla teoria eliocentrica di Copernico. Galileo incontra ovviamente le resistenze dei puristi aristotelici. Nella scena, rappresentata da Brecht, Galileo siede di fronte a quello strumento tecnologico che: “gli permette di capire il mondo e la realtà in maniera nuova e diversa, e ripete più volte << guardate>>”[11].
Oggi le intelligenze artificiali ci propongono una diversa percezione del mondo e padre Benanti ci invita a far nostra la proposta di Galileo di guardare cosa accade.
Benedetto Tusa
[1] https://www.meetingrimini.org/eventi-totale/lessenza-dellintelligenza-artificiale-strumento-o-limite-per-la-liberta/
[2] https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/20231208-messaggio-57giornatamondiale-pace2024.html
[4] https://www.mariettieditore.it/9788821110115-le-macchine-sapienti
[5] Op. cit. pag.10
[6] Op. cit.pag.11 – primo interludio – pag.105 Una mappa può essere una copia esatta della realtà?
[7] Op.cit. pag.11 – secondo interludio – pag.109 Macchine emotivo-razionali.
[8] Op.cit.pag.11 – pag.113 Un codice etico per le intelligenze artificiali.
[9] Op.cit.pag.125.
[10] Op.cit.pag.155.
[11] Cfr. op. cit. pag.14