Nel pomeriggio di sabato 6 aprile Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro studi Livatino, ha partecipato alla prima parte della Sessione pomeridiana della 42^ Convocazione nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento dello Spirito Santo, alla Fiera di Rimini, insieme con il Direttore di Rai Parlamento Antonio Preziosi, che gli ha rivolto delle domande, e con l’economista  prof. Stefano Zamagni. A seguire le domande e le risposte.

 

RnS  –  Rimini 6 aprile 2018 – intervento di A. Mantovano

Preziosi – Inizierei da Alfredo Mantovano, giurista, magistrato, attivo nel mondo dell’associazionismo: dal 2015 è presidente della sezione italiana della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che si occupa di persecuzioni religiose. Dal 2015 è vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino. Zaccheo incontra Gesù e cambia vita. Restituisce il quadruplo di ciò che ha rubato ed offre la metà dei suoi  beni ai poveri. Papa Francesco ci invita a non farci rubare la speranza. E chiede di restituire la dignità all’uomo. Tornano due volte il concetto di furto e di restituzione. Quanto è attuale questo insegnamento ed in che modo diritto e vita reale possono concretizzare questo concetto della giustizia riparativa? 

R. Vorrei anzitutto ringraziare Salvatore Martinez per l’invito e tutti voi per l’accoglienza e per l’inconsueta grande capacità di ascolto: è una dote rarissima e quando la si incontra la si apprezza tanto. I termini chiave della domanda del dott. Preziosi sono “furto” e “restituzione”: vediamo che peso hanno nella vicenda di Zaccheo. Zaccheo è una persona benestante: nella vita fa l’esattore delle tasse, il che lo rende inviso ai suoi connazionali, perché riscuote denaro per conto dei Romani, cioè lavora per gli odiati invasori. Gli Israeliti lo considerano un ladro già solo per questo. Non è semplicemente un esattore, è il capo degli esattori, dei pubblicani. Di più: come talora accade agli esattori per conto terzi, fa la cresta su quello che recupera. Quindi è ladro tre volte: ha molto da farsi perdonare.

 Quel che di lui mi ha sempre colpito è la misura del risarcimento: se  ho frodato qualcuno restituisco 4 volte tanto. Ma prima del risarcimento danni, vi è la consegna di metà dei suoi beni ai poveri. Attenzione: non sono annunci; non sono buoni propositi, all’insegna del “farò”. Il Vangelo di S. Luca usa il tempo indicativo presente: “do metà dei miei beni ai poveri”  e  “se ho frodato qualcuno restituisco 4 volte tanto”. Anche i verbi nella S. Scrittura hanno un senso: se sono coniugati al presente, vuol dire che avviene in quel momento, per chi c’era la verifica è immediata.
 Perché non limitarsi a restituire il maltolto, magari aggiungendo gli interessi? Ti ho frodato 100, restituisco 140. Perché invece 400? Non sono un teologo, né un esperto delle S. Scritture, né un moralista. Provo a rispondere con considerazioni molto terra terra, perché l’’insegnamento di questo esattore di imposte, piccolo di statura, sgradevole di aspetto, non ha solo una pur essenziale portata sul terreno della Fede. La consegna di metà dei beni ai poveri e il risarcimento al quadruplo è una misura che non si trova, né mai si è trovata in nessun codice: è la misura della conversione, è la conferma che la conversione non è superficiale. Colui per il quale il denaro e i beni materiali fino a quel momento avevano costituito la ragione di vita decide che vale la pena privarsene in in una quantità così smisurata. Lui, che per tutta la vita aveva fatto il creditore – se pure per conto terzi – si accorge di essere debitore; e la cosa incredibile è che è un debitore contento di esserlo: perché è debitore di Gesù, e questo gli dà conforto e forza.

Preziosi – Qual è l’insegnamento di Zaccheo ai laici, a chi ha un ruolo nelle istituzioni, a chi come Lei decide della vita delle persone con sentenze che pronuncia in nome del popolo italiano? 

R. A me Zaccheo fa capire quanto è concreto Gesù quando parla del superamento della Legge antica. La massima “occhio per occhio, dente per dente”, che animava la giustizia del popolo di Israele – la si trova nel Levitico e nell’Esodo -, non va intesa in termini letterali, né in termini per quell’epoca negativi: dava la misura di una giustizia orizzontale e umana, che non poteva pretendere più di quanto era stato tolto, non doveva esigere più rispetto alla quantificazione del torto subito. 

 Questo principio di rivalsa proporzionale al danno subito non viene negato nel Nuovo Testamento, viene superato. Potremmo dire che è il “minimo sindacale”: la logica del superamento Cristiano del perimetro della giustizia umana – all’insegna del “Vi è stato detto (…) ma io vi dico (…)” – non nega la giustizia, ma conduce alla sovrabbondanza della giustizia. Per certi aspetti, l’anti-Zaccheo è il giovane ricco, il quale si ferma, parla con Gesù, capisce che la sua strada è quella, ma non riesce ad andare oltre, e anzi – pur avendo incontrato il Signore – va da un’altra parte. Quel giovane è stato sinceramente rispettoso della legge e dei profeti, ma alla fine si è ritrovato così legato a sé stesso da non riuscire a ricevere il Signore dentro di sé. 
 Il paradosso di Zaccheo è che gli va molto meglio: fino a quel momento ha vessato per conto dei Romani e ha frodato in proprio: incontra il Signore e, a differenza del giovane ricco, ha il privilegio, dopo averlo incontrato, di riceverlo a casa sua. Potremmo dire che è ladro fino all’ultimo, se non che il Bene che lui vuol prendere poi prende lui stesso.

 Preziosi – Oggi si sente parlare molto spesso di cultura della legalità. Come va interpretata questa espressione e in che modo il rispetto della legge può diventare vita reale?

 R. “Legalità” è termine generico e inflazionato, vuol dire niente più se non il rispetto della legge positiva, della legge dello Stato: e se la legge è sbagliata? se è espressione di quel volontarismo libertario di cui parlava poc’anzi il prof. Zamagni? se la legge definisce arbitrariamente diritti quelli che in realtà sono soltanto desideri, rimaniamo appagati dal mero richiamo all’osservanza della legge, cioè a una “legalità” svincolata dalla realtà? La “legalità” non basta, se resta sola è sterile. Resta sterile se non punta a scoprire la radice di quella legge dentro di sé. “Cultura della legalità” è una espressione troppo inflazionata e generica, che alla fine non dà niente perché ha perduto significato.

 Se invece, come Zaccheo, scopriamo in noi stessi, nella nostra natura, la radice della legge, vedremo con sorpresa che essa dà frutti non in termini ragionieristici (che pure ci starebbero in una dimensione umana troppo umana), ma in termini di sovrabbondanza. Zaccheo ci insegna che l’incontro con Cristo si traduce in una sovrabbondanza di grazia anzitutto per sé stesso: il cambiamento è immediato. E poi per gli altri: “do… restituisco…”. 2000 e più anni di Cristianesimo alle nostre spalle – con tutti i loro limiti, ma anche con tutta la loro ricchezza – permettono di dare alla sua figura una proiezione storica. Tanti popoli che non avevano comportamenti esemplari scoprono Cristo e cambiano radicalmente e in meglio. All’incontro di una comunità con Cristo ha sempre corrisposto la pace interna e relazioni sociali più eque. Si passa dalle comunità che praticano i sacrifici umani a comunità finalmente rispettose dell’uomo.
 Confesso che quando qualcuno pensa di denigrarmi chiamandomi “medioevale” non mi sento particolarmente colpito, anche se il termine è adoperato in senso spregiativo. Perché quei secoli luminosi – altro che “bui” – attestano nel modo più evidente quante e quali ricchezze vengono distribuite a tutti, a cominciare dai poveri, grazie all’incontro delle comunità con Gesù. Ditemi quale epoca storica è riuscita a regalare al tempo stesso splendori architettonici ineguagliati come le Cattedrali, capolavori filosofici come le Summe, vette di grandezza letteraria come la Divina commedia, gemme di bellezza pittorica come quella di Giotto, una struttura sociale e del lavoro improntata alla vera sussidiarietà, scoperte scientifiche e progressi dell’economia che proiettano i loro effetti ancora oggi, come ha ricordato il prof Zamagni quando ha ricordato l’economia di mercato e gli aiuti in termini di solidarietà derivanti dai Monti di pietà e dai sostegni alle famiglie.
 Quei secoli hanno realizzato quel che il Concilio Vaticano secondo (cf. Apostolicam auctositatem, § 5 ss.) ha poi spiegato dicendo che il disegno divino della Salvezza non conosce solo la pur essenziale dimensione trascendente, poiché punta a ricapitolare in Cristo tutte le cose: ricapitolare vuol dire riportare a capo, cioè mettere Cristo nel posto più importante, come ha fatto Zaccheo accogliendolo nella sua vita. Il nostro corpo sociale va a rotoli perché non vuol vedere Cristo neanche da lontano, e con questo finisce per ignorare la legge che il Signore ha reso conoscibile al nostro interno. Zaccheo è l’esempio positivo di  quel che accade quando si riscopre questa legge.
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