La prima pagina del Venerdì di Repubblica propone come soluzione per salvare il pianeta Terra le tesi di J.S. Foer, che correlano il surriscaldamento terrestre, tra l’altro, alla procreazione di figli e suggeriscono di procreare di meno per salvare piante, gatti e zebù.
 
In una estate emozionalmente “calda” sul tema a causa dei roghi senza precedenti nelle foreste del mondo, il servizio trapianta nell’opinione pubblica italiana una teoria ideologica e priva di seri riscontri scientifici. 
 
Prima finalità di questa teoria, che si sta cercando di far passare a livello di mainstream globale e che è già sposata dalla paladina USA pro-aborto Ocasio Cortez, è quella di costruire una forma di legittimazione “etica” alternativa per l’aborto: si vuol sostenere che l’aborto sarebbe moralmente “etico” non solo come scelta individuale, ma anche come scelta “ecologica”, perché funzionale a ridurre il numero di abitanti del pianeta e quindi a salvare l’ambiente. Evidente appare l’aberrazione di simile tentativo. 
 
Sotto il profilo scientifico, più che correlare l’effetto serra alle flatulenze intestinali secondo l’illustrazione di un romanziere esperto in scrittura creativa e fiction, sarebbe interessante che la testata chiedesse informazioni all’ISTAT circa le conseguenze disastrose per il sistema Paese che sta provocando il crollo demografico cui si sta assistendo. Se davvero sta a cuore l’ambiente, gli accorgimenti da prendere sono altri rispetto a quello di fare meno figli, sciorinato in prima pagina. E non sprecare carta, a volte, può essere una buona idea non solo per la tutela dell’ambiente. 
 
Francesco Farri
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