di Domenico Airoma

“Nessuna norma attualmente esistente consente ad una donna di riconoscere, come proprio figlio, il figlio già riconosciuto dalla madre”.

Il Procuratore della Repubblica di Parma chiede il rigetto del ricorso presentato da una coppia omosessuale contro il provvedimento dell’Ufficiale dello Stato Civile di Fidenza che ha respinto la richiesta di rettificazione dello stato di nascita di un minore, mediante l’inserimento del cognome della donna legata alla madre biologica da relazione affettiva.

Con una articolata e puntuale disamina del diritto vigente, il magistrato chiarisce in cosa consista il superiore interesse del minore alla luce della normativa interna ed internazionale, quali siano le condizioni –mai venute meno- per il ricorso alla fecondazione eterologa, quale debba essere il perimetro dell’intervento interpretativo del giudice se non vuole trasformarsi in legislatore.

Una boccata d’ossigeno; soprattutto contro tutti coloro che contrabbandano come diritto vivente l’arbitraria trasformazione per via giurisprudenziale di qualsivoglia desiderio in diritto.

Il disvelamento dell’ipocrisia della mistica dei cosiddetti nuovi diritti, con il suo carico di nuove vittime, fatte –in questo caso- di bambini fatti deliberatamente nascere come orfani.

 

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