di Giovanni Serpelloni *
 
Spesso si leggono slogan antiproibizionisti che accusano chi non vuole legalizzare e liberalizzare il consumo di droghe, di sostenere e promuovere i guadagni delle organizzazioni criminali quali la mafia, la camorra o la ‘ndrangheta. È necessario contestare questo artificioso sillogismo in quanto superficiale, demagogico oltre che irrazionale e che viene strumentalmente utilizzato solo per giustificare e sostenere le proposte di legalizzazione delle droghe. Nel rigettare al mittente questa grave accusa di “supportare le mafie” attraverso il sostenere la proibizione dell’uso di droghe, va contemporaneamente considerato una cosa molto semplice ma altrettanto vera e cioè che queste organizzazioni criminali sono concretamente ed ampiamente supportate esclusivamente da tutte quelle persone che comprano droga dai loro spacciatori fornendo quindi direttamente quel denaro che alimenta le organizzazioni criminali tanto vituperate. Una enorme contraddizione per chi vorrebbe contrastate queste organizzazioni. Questa è la semplice e lapalissiana realtà se si vuol vedere.

 
 Chi compra droga finanzia le mafie, le loro violenze e il terrorismo, non chi cerca di ridurre il consumo di sostanze stupefacenti contrastandone la diffusione. I giovani consumatori sopratutto devono sapere che ogni singola dose acquistata finanzia la criminalità e il terrorismo. Ma chi dà quindi concretamente i soldi a questi criminali? Di chi è questa responsabilità? Sono proprio gli acquirenti diretti che acquistano le sostanze ad alimentare le mafie e non chi asserisce che è meglio non drogarsi e vuole sanzionare e disincentivare con sanzioni amministrative il consumo e punisce con pene severe e certe introducendoli alla galera lo spacciatore e il trafficante. Non c’è nessuno che costringe i consumatori a comperare la cannabis e i suoi derivati, è solo una loro precisa e consapevole scelta per soddisfare proprie aspettative di piacere, non certo per bisogni primari indifferibili, mettendo a rischio la loro salute e quella altrui quando guidano o lavorano sotto l’effeto delle droghe. Deve essere chiaro quindi agli occhi di tutti ma sopratutto dei ragazzi, che chi acquista anche una piccola dose di cannabis e derivati, o di qualsiasi altra droga, per il proprio piacere personale finanzia la violenza e il mal affare delle organizzazioni criminali e del terrorismo. I soldi che vengono messi in mano ad uno spacciatore sono esclusivamente sotto la responsabilità di chi glieli dà. Non c’è nessuna giustificazione né morale, nè sociale, né legislativa che può assolvere o giustificare tale gesto individuale. La cannabis è una sostanza sicuramente neurotossica e pericolosa per la salute ed è per questo che l’uso è illegale e ne viene vietato l’utilizzo e la diffusione, al pari di tante altre sostanze tossiche (e non necessariamente droghe) anche solo sospettate di essere dannose per la salute. Pertanto, chi la acquista sa scientemente che cosa sta facendo e non può scaricare la sua coscienza su responsabilità dello Stato che secondo alcuni movimenti dovrebbe renderle di libero e piu facile accesso, creando anche un reddito per lo stato sulla pelle dei cittadini che poi dovremo comunque curate spendendo molti più soldi. Ben diversa è la situazione di chi, invece, è dipendente da cocaina o eroina e che può comunque fruire, in alternativa all’acquisto di droga dagli spacciatori, di valide offerte terapeutiche sicuramente efficaci e totalmente gratuite presso i servizi sanitari di tutte le Regioni.
 
 In Italia abbiamo centinaia di Serd e di validissime Comunità. Anche in questo caso se un tossicodipendente non vuole entrare in terapia nonostante la facilità e la gratuità delle cure, ma vuole continuare ad assumere droghe, è una sua scelta e responsabilità. La dipendenza è una malattia del cervello e come tale può essere prevenuta, curata e guarita. Per tutto ciò, finanziare le mafie anche attraverso il piccolo acquisto di droga costituisce un atto moralmente inaccettabile e socialmente biasimabile. La prima responsabilità da invocare quindi è quella individuale e non delle leggi che regolamentano e restringono l’accesso a tali droghe. Lo Stato che realmente promuove e tutela la salute dei suoi cittadini, non può proprio pensare di far aumentare la disponibilità e l’accesso di una sostanza tossica, pericolosa e in grado di compromettere fortemente il normale sviluppo neuropsichico e sociale degli adolescenti, quale è la cannabis, a scapito quindi della salute collettiva dei cittadini, nel tentativo del tutto illusorio di controllare i flussi dei finanziamenti che vengono generati dai consumatori a favore delle organizzazioni criminali. La legalizzazione, come dimostrato dai dati provenienti dagli USA. porterebbe solo ad un aumento dei consumi cosi peraltro come ampiamente dimostrato nella storia per l’alcol e il tabacco. La sanità pubblica e la società non può pagare un così alto prezzo e ci sono altri modi molto più efficaci per controllare tale fenomeno come ad esempio controllare il grande flusso di denaro conseguente che sicuramente lascia tracce in vari sistemi bancari. Pertanto primo tra tutti si deve sviluppare la consapevolezza in ciascun individuo di buona coscienza, di non acquistare né consumare droga foraggiando così le mafie. Per ogni spinello acquistato e fumato, la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra ringraziano. Si, è vero, ma ringraziano proprio chi l’acquista, minorenne o maggiorenne che sia. La droga non è un bene primario e drogarsi non può essere in alcun modo considerato un diritto individuale. E’ demagogico ed ipocrita quindi scaricare sullo Stato responsabilità, quali il comportamento di acquisto, che sono soprattutto del singolo e solo di una piccola minoranza di cittadini italiani. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani per fortuna non usa droghe e non pensa che legalizzare tale uso sia serio, soprattutto per uno stato che deve proteggere e promuovere la salute dei suoi cittadini ed educare i propri giovani a valori e stili di vita sani e nel rispetto della legalità.
 
* Senior nr-fellow University of Florida – Drug Policy Institute, Department of Psychiatry in the College of Medicine
Former Head of Antidrugs Policy Department, Presidency of the Council of Ministers Ita.Gov.
Addiction Neuroscience and Forensic Toxicology Senior Consultan
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