Rosario Livatino era molto impegnato nella sua professione: sarebbe bello recuperare i provvedimenti più significativi redatti da questo magistrato, che S. Giovanni Paolo II ha definito “martire della giustizia e indirettamente della fede”, per cogliere l’esemplarità della sua professionalità e del suo rigore. La dedizione al lavoro – pagata col sacrificio più elevato – non gli ha mai fatto trascurare l’approfondimento dei presupposti di principio dell’esercizio di una funzione così delicata, a cominciare dal rapporto fra diritto naturale e diritto positivo.

Ne ha trattato, in particolare, nella conferenza “Fede e diritto”, a Canicattì il 30 aprile 1986. Livatino ricordava nell’occasione che “l’obiezione di coscienza rappresenta il riconoscimento del foro interno da parte dello Stato laico”. Nella sua ottica il “foro interno” non sono opinioni in libertà che motivano qualsiasi disobbedienza alla legge: il “foro interno” può diventare il luogo del contrasto fra la legge e i principi fondamentali, primo fra tutti il rispetto della vita. In proposito egli richiamava esplicitamente le pratiche “legali” dell’aborto e dell’eutanasia come esempi di conflitto, rispetto ai quali il diritto di obiezione è presidio di libertà e di civiltà.

Il convegno Coscienza senza diritti?, organizzato per venerdì prossimo con inizio alle ore 15 dal Centro studi che si intitola proprio a Rosario Livatino, è dedicato al tema dell’obiezione di coscienza, e si svolgerà nell’Aula dei gruppi a Montecitorio (ingresso da via Campo Marzio entro le 14.30 previa registrazione all’indirizzo mail info@centrostudilivatino.it ). L’obiettivo è fare il punto sul tema, a distanza di quasi 40 anni dalla legge italiana sull’aborto: anche se la 194 ha previsto tale diritto, è ben noto – questo quotidiano ne ha trattato in tante occasioni – quanto oggi i medici obiettori siano bersagliati da restrizioni amministrative, mentre i farmacisti si ritrovano addirittura senza tutela, pur essendo chiamati a distribuire prodotti abortivi.

Nel frattempo, il quadro internazionale ed europeo è diventato più difficile, e i terreni della scuola, col gender, e della pubblica amministrazione, con le c.d. unioni civili, offrono nuove occasioni di disagio. L’esperienza di ordinamenti nei quali sono stati introdotti il matrimonio fra persone dello stesso sesso o l’unione civile similmatrimoniale non rassicurano: Kim Davis, l’impiegata dello Stato del Kentucky, è finita in carcere per aver opposto un diniego alla “celebrazione”, mentre una sua collega nel Regno Unito Lilian Ladele è stata “soltanto” licenziata. Quest’ultimo caso è interessante perché riguardava una unione civile e non un matrimonio, e perché la Corte EDU – cui Ladele si è rivolta – ha escluso lesione di diritti e quindi ha confermato il licenziamento, per l’esplicita ragione che nel Regno Unito manca una norma specifica che autorizzi in questo caso l’obiezione di coscienza.

La materia è da affrontare con razionalità: non sempre è indispensabile invocare l’obiezione quando si possono ritagliare spazi di libertà sul piano strettamente organizzativo. Per questo, nonostante la materia sia stata affrontata più volte in un passato recente e meno recente, il convegno di venerdì la riprende: la principale novità è costituita dalla dilatazione dei terreni di manifestazione del disagio della coscienza. Intelligenza ed equilibrio impongono di individuare percorsi di obiezione quando altri strumenti appaiono inefficaci, non di dilatare aprioristicamente il ricorso a tale diritto, correndo il rischio di vederselo negato anche lì dove vanta una esperienza consolidata.

Il convegno si articola con l’intervento introduttivo del questore della Camera Stefano Dambruoso e il saluto del presidente dell’Ass. Naz. Magistrati Piercamillo Davigo, che saranno seguiti dalle relazioni del direttore dell’European Centre for Law and Justice Grégor Puppinck e del consigliere della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi. Sarà poi la volta di una serie di testimonianze dai settori interessati in modo diretto o indiretto dal conflitto fra la norma di legge e la coscienza personale: dei problemi esistenti nelle scuole col gender parlerà il presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini; delle difficoltà dei medici, non soltanto in Italia, tratterà il segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi; ai farmacisti sarà dedicato l’intervento del presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda; della situazione di taluni pubblici ufficiali, in primis i sindaci e i segretari comunali, tratterà il dirigente della P.A. Paolo Maria Floris. La relazione conclusiva sarà di Mauro Ronco, ordinario di diritto penale a Padova e presidente del Centro studi Livatino, mentre il coordinamento dei lavori è affidato a Domenico Airoma, Filippo Vari e Alfredo Mantovano, vicepresidenti del Centro Studi.

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