S.E. Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia, ha presieduto, il 19 dicembre u.s., una s. Messa di preparazione al Natale, promossa dal gruppo di presenza cattolica della Corte dei conti.

Pubblichiamo di seguito l’Omelia – per la quale ringraziamo Sua Eccellenza – che contiene anche spunti di grande interesse per i giuristi. 

Carissimi, celebreremo tra pochi giorni il Mistero del Natale che ha illuminato la storia umana, ma già la Liturgia ce ne fa intravedere la luce, attraverso la possibilità della vita data a due coppie sterili. Nella prima Lettura (Gdc 13,2-7.24-25a) un angelo annuncia alla moglie di Manoach la nascita di Sansone, l’uomo forte per eccellenza. L’angelo che appare a Zaccaria nel Vangelo (Lc 1,5-25) annuncia la nascita di Giovanni Battista.

La figura di Giovanni Battista è centrale nella Storia della Salvezza. Egli è colui che «camminerà innanzi» al Signore, dice l’angelo: ovvero, sarà il precursore di Gesù. Tutti gli apostoli, i discepoli, vanno dietro a Lui; Giovanni Battista, al contrario, lo precede. E lo precede in tutto: dall’essere annunciato dall’angelo, alla nascita che anticipa di sei mesi quella del Cristo, al martirio per mano di Erode.

Il Vangelo specifica che siamo «al tempo di Erode»; cosa vuole dire? Da una parte, si tratta di un’ambientazione storica, sempre necessaria nella Parola di Dio, perché Dio è entrato nella storia umana, ne ha assunto le sfumature, se ne è caricato il peso, ne ha rivelato il senso.

Ma il «tempo di Erode» indica altresì il tempo in cui la storia sembra dominata dalla logica del potere, dell’ingiustizia, della violenza. Erode è capo, è vincitore; e sarà lui a causare la morte del Battista soltanto perché questi gli ha detto la verità, ha illuminato il sentiero della giustizia, che Erode però non ha voluto percorrere: «Non ti è lecito avere la moglie di tuo fratello…» (Mc 6,18), gli ha detto. E Giovanni muore ingiustamente, per servire la verità.

Anche Gesù, prima di morire, dirà a Pilato di essere venuto «per rendere testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Ma anche Pilato non avrà il coraggio di scegliere la verità e ciò causerà una morte ingiusta.

Rifiutare la verità significa uccidere la giustizia, della quale la verità è, appunto, fondamento.

In questo rapporto profondo tra verità e giustizia credo si innesti il vostro compito. Un compito di «controllo» sugli atti del Governo e la gestione del Bilancio dello Stato e dei vari Enti. In modo più ampio, potremmo dire, una missione di trasparenza, proprio nella verità.

«La convivenza tra gli esseri umani all’interno di una comunità è ordinata, feconda e rispondente alla loro dignità di persone quanto più si fonda sulla verità»[1], afferma il Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa. E quando non è rispettata la dignità umana è lesa la giustizia. C’è dunque un controllo da esercitare, affinché la Nazione, quale comunità sociale, assicuri la giustizia secondo criteri di equità e onestà.

Ma c’è anche, potremmo dire, una prospettiva educativa da aprire. Giovanni Battista, precisa il Vangelo, sarà chiamato «ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti». Dunque, c’è una sorta di educazione o rieducazione alla giustizia, alla quale siamo chiamati tutti, ma in particolare chi, come voi, gioca ruoli di grande responsabilità. E un tale impegno educativo riguarda anche «la ricerca della verità» in riferimento al «mondo della comunicazione pubblica e quello dell’economia. In essi – specifica infatti il Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa, l’uso spregiudicato del denaro fa emergere degli interrogativi sempre più pressanti, che rimandano necessariamente a un bisogno di trasparenza e di onestà nell’agire, personale e sociale»[2].

È un orizzonte spalancato sul vostro prezioso compito e sulle sue potenzialità di servizio al bene comune nonché alle singole persone. Ed è bene non perdere di vista tale certezza, che dona forza e coraggio al vostro impegno e alla vostra dedizione: tutto quanto fate su larga scala, spesso con un lavoro – immagino – meticoloso e apparentemente concentrato su atti e procedure, è in realtà finalizzato alla cura, alla difesa e alla promozione delle singole persone e, più in generale, del bene comune. Quando questo si dimentica, ogni lavoro rischia di stravolgere le sue autentiche finalità.

Mi ha colpito molto, nel recente Discorso di Papa Francesco alle Delegazioni di alcuni Istituti Bancari Italiani, il suo riferimento alle origini storiche delle Banche e dei Monti di Pietà come enti che «hanno offerto credito a chi non poteva permetterselo e hanno consentito a molte famiglie di rialzarsi e di integrarsi nelle attività economiche e sociali della città», mentre nell’odierno «mondo globalizzato la finanza non ha più un volto e si è distanziata dalla vita della gente. Quando l’unico criterio è il profitto, abbiamo conseguenze negative per l’economia reale», continua il Papa. «Quando la finanza calpesta le persone, fomenta le disuguaglianze e si allontana dalla vita dei territori, tradisce il suo scopo. Diventa, direi, un’economia incivile: le manca la civiltà»[3].

Cari amici, mi piace pensare che, con la vostra peculiare missione, siate chiamati a «restituire un volto» al mondo delle Istituzioni sul quale esercitate i vostri controlli; a ricostruire la «civiltà» che manca quando si rischia di «calpestare le persone».

È un compito che porta al mondo la luce della verità e della giustizia, come fece Giovanni Battista. Potremmo infatti dire che anche oggi è «il tempo di Erode», se pensiamo all’ingiustizia, la corruzione, la disonestà, l’accanita ricerca del proprio interesse…

Ma la storia e la sapienza evangelica insegnano che il tempo di Erode finisce; la verità dura invece oltre il tempo e la sua luce continuerà a splendere!

Lo farà ancora nel Mistero di Betlemme.

Chiedo a Gesù Bambino che questo Natale vi dia la consapevolezza di partecipare al servizio che la Luce vera ha portato nel mondo e vi dia la forza di risplendere con la Luce di Cristo, per illuminare anche oggi la storia di verità, giustizia e amore.

Grazie per il vostro lavoro. E così sia!

Santo Marcianò
Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia

Gdc 13,2-7.24-25a; Dal Sal 70 (71); Lc 1,5-25


[1] Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa, 198

[2] Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa, 198

[3] Francesco, Discorso alle Delegazioni di alcuni Istituti Bancari Italiani, 16 dicembre 2024

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