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Mercoledì 24 gennaio 2024 è stato presentato, nella prestigiosa sede di Palazzo Cardinal Cesi a Roma e alla presenza di rappresentati e esponenti delle maggiori confessioni religiose, il Centro di ricerca universitario Osservatorio su Enti religiosi, patrimonio ecclesiastico e organizzazioni non profit, promosso dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Proponiamo di seguito la relazione introduttiva che l’Avv. Angelo Salvi ha svolto per conto del Centro studi Livatino.

Ringrazio il Magnifico Rettore, il Prof. Raffaele Picaro e il Prof. Antonio Fuccillo per aver invitato il Centro studi Rosario Livatino, e porto a tutti i partecipanti i saluti del nostro Vicepresidente, il Dott. Domenico Airoma, che avrebbe dovuto essere presente oggi ma è stato purtroppo trattenuto ad Avellino a causa di un imprevisto.

L’evento odierno si prospetta ricco di spunti, per un tema – quello degli Enti religiosi e del no profit – quanto mai attuale.

Come noto, la crisi economica e finanziaria che ha travolto a partire dagli anni settanta del secolo scorso lo Stato sociale, ha permesso l’emergere in forma sempre più massiccia di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, e la definizione di un nuovo rapporto tra pubblico e privato nello svolgimento di attività di interesse generale[1].

Non v’è dubbio che le diverse realtà in cui si articola il variegato mondo del Terzo settore contribuiscono oggi ad attuare in concreto quei principi di solidarietà e sussidiarietà orizzontale, che la riforma del titolo V della Costituzione ha inteso valorizzare nel 2001.

In questo ambito la Chiesa cattolica e l’associazionismo cattolico sono da sempre protagonisti della scena, vuoi perché storicamente radicati nel territorio nazionale, vuoi per la peculiare vocazione alla cura della salus dei fedeli, intesa nella sua duplice accezione di salute (del corpo) e salvezza (dell’anima): «La prima accezione ha un significato naturale, terreno, medico, fisiologico e psicologico. La seconda ha un senso soprannaturale, ultraterreno, spirituale»[2]. Questa vocazione – in entrambe le accezioni e declinazioni ora richiamate – ben può essere veicolata attraverso il modello associativo delle organizzazioni non lucrative, come definito dall’art. 1 della legge 6 giugno 2016 n. 106[3].

D’altro canto, va detto che il modello no profit ben si presta a essere utilizzato anche da realtà con connotazione più strettamente laica che vogliano operare nel sociale. Uno degli aspetti differenziali tra il no profit cattolico e quello laico può essere ricondotto alla “natura” della scintilla che innesca la fiamma: «se la carità scaturisce direttamente dall’amore di Dio verso l’uomo, la filantropia riguarda strettamente l’uomo, che può volgere questo amore verso i suoi simili, oltre che con doni materiali anche, e soprattutto, con l’impegno personale, la vicinanza, la partecipazione»[4].

L’associazionismo di matrice religiosa (quello cattolico in particolare) è capace di mettere in campo un quid pluris,una causa per così dire “qualificata”, che ne sostiene e vivifica l’azione e che muove dalla convinzione che la carità non è solo un “gesto filantropico”, ma esprimere l’amore di Dio, come spesso ha precisato il Santo Padre Benedetto XVI durante il suo pontificato e più di recente ribadito il suo successore sul soglio petrino, Papa Francesco: «La carità sempre è la via maestra del cammino di fede, della perfezione della fede. Ma è necessario che le opere di solidarietà, le opere di carità che noi facciamo, non distolgano dal contatto con il Signore Gesù. La carità cristiana non è semplice filantropia ma, da una parte, è guardare l’altro con gli occhi stessi di Gesù e, dall’altra parte, è vedere Gesù nel volto del povero»[5].

A chi a suo tempo lamentava che «i poveri non avrebbero bisogno di opere di carità, bensì di giustizia», si potrebbe oggi replicare che nell’attuale assetto istituzionale la carità – latu sensu intesa (come risultato del no profit cattolico operante nel sociale) – è uno strumento necessario per il perseguimento della giustizia sociale, ossia di un giusto ordine sociale ove è garantita «a ciascuno, nel rispetto del principio di sussidiarietà, la sua parte dei beni comuni»[6].

Nel corso degli ultimi trent’anni, una società sempre più laicizzata ha sì metabolizzato – per necessità – il fenomeno dell’associazionismo religioso, ma non ha colto fino in fondo la rilevanza che esso assume anche nel contesto attuale, frenata da una ingiustificata diffidenza verso tutto ciò che è religioso, quasi potesse in qualche modo mettere in discussione, minare, la “conquista” della laicité post-rivoluzionaria.

Uno degli ambiti in cui questo si è manifestato con maggior evidenza è il contesto legato all’istruzione e all’educazione, dove sono note le difficoltà con le quali si confrontano da tempo gli operatori privati e le scuole paritarie strutturate in forma di onlus, che pure assolvono un compito che altrimenti graverebbe sull’Amministrazione pubblica e per il quale quest’ultima farebbe fatica ad approntare le necessarie risorse.

Sotto altro profilo, ma sempre in tema di scuola, si pensi anche alla ormai annosa vicenda legata all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, ove si rischia di fare prevalere la logica del “muro bianco”, in ossequio a un laicismo duro e puro[7].

Scorrendo la locandina dell’incontro odierno ho notato la presenza di un parterre di assoluta eccellenza, che – sono certo – saprà valorizzare appieno il ruolo che il no profit religioso può svolgere nel contesto di una società sempre più multietnica, multiculturale e multi-religiosa, quale volano per un dialogo qualificato che consenta un percorso comune e un sano confronto nel rispetto della specifica visione escatologica di cui ciascuno è portatore.  

Il tema su cui oggi si confronteranno gli Illustri relatori è intimamente connesso a temi da sempre cari al Centro studi Rosario Livatino; mi riferisco non solo a quello dell’integrazione, ma anche e soprattutto a quelli del contrasto a ogni forma di discriminazione e persecuzione e, da ultimo, a quello della libertà religiosa.

Auguro dunque buon lavoro a tutti e buon lavoro al Centro di Ricerca Universitario “Osservatorio su Enti religiosi, patrimonio ecclesiastico e organizzazioni non profit”; ascolterò con vivo interesse e attenzione gli interventi, cui non voglio sottrarre ulteriore spazio.

Vi ringrazio.

Angelo Salvi


[1] In proposito v. P. Cavana (a cura di), Gli Enti Ecclesiastici nella riforma del terzo settore, G. Giappichelli Editrice, ottobre 2021.

[2] S.E. Mons. Gianpaolo Crepaldi, Osservatorio Internazionale Card. Van thuân sulla dottrina sociale della chiesa, Bollettino di dottrina sociale della chiesa, ottobre-dicembre 2022, N. 4, anno XVIII, p. 127.

[3] Art. 1 legge 6 giugno 2016 n. 106: «Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi».

[4] P. Pierri, La filantropia tra innovazione e tradizione, in P. Pierri (a cura di), Filantropia, Editrice AIPB, ottobre 2019, p. 11.

[5] Papa Francesco, Angelus Piazza San Pietro Domenica, 23 agosto 2020.

[6] Papa Bendetto XVI, Lettera enciclica Deus caritas est.

[7] Un posizione che, a ben vedere, non legge la sostanza del fenomeno nella sua reale consistenza e non riconosce nell’atteggiamento dell’agnostico una posizione in tutto e per tutto uguale (e contraria) a quella del credente.

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