“Umanità e razionalità” sono i due predicati che il Prof. Ferrando Mantovani, scomparso nella sua Firenze venerdì 27 dicembre, scelse per qualificare il fenomeno giuridico nel titolo di una preziosa pubblicazione, nella quale raccolse molti suoi scritti di teoria generale del diritto, di penale, di criminologia e di bioetica giuridica. “Umanità e razionalità” sono in verità due predicati che in modo plastico possono essere utilizzati per qualificare l’intera opera e il pensiero del Prof. Mantovani.
Le sue lezioni nell’Università di Firenze e le pagine dei suoi manuali permettevano di attingere i concetti fondamentali del diritto penale con una chiarezza e un rigore tale da costituire una tappa decisiva nel percorso di formazione giuridica di chi ha avuto il dono di poterlo avere come professore e maestro.
A fronte dell’incedere delle magnifiche sorti e progressive del soggettivismo giuridico e del creazionismo giudiziario, l’opera di Mantovani costituisce baluardo privilegiato, raffinato e incontestabile per la dimostrazione della consustanzialità al diritto dei valori di logicità e di razionalità e per la conferma della indefettibile validità esegetica della teoria della generalità e astrattezza della norma giuridica e della dommatica della fattispecie.
Razionalità del diritto mai tradottasi in razionalismo e astrattismo, nel pensiero di Mantovani, perché sempre coniugata con una profonda umanità, che ha vissuto intensamente nella sua lunga, fruttuosa, talora sofferta, esistenza terrena.
Profonda umanità che ha trasmesso ai suoi allievi, ai suoi colleghi, ai suoi amici e che si è tradotta in una testimonianza appassionata, colta e insuperabile del valore della persona e della vita umana.
Come ha avuto modo di ricordare il sottosegretario Alfredo Mantovano nel messaggio di ricordo, che ha consegnato alla stampa in occasione della scomparsa del Prof. Ferrando Mantovani, “i suoi studi in materia di tutela della persona e della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, costituiscono attuale punto di riferimento della bioetica giuridica per il nostro ordinamento e non cesseranno di esserlo anche se Egli non è più fra noi”.
Da pioniere della bioetica giuridica italiana, fino all’ultimo non ha mancato di sottoporre a critica, tanto elegante nei modi – e talora ironica, come nella sua ultima opera, il “Prontuario di stupidologia” – quanto ferrea nei contenuti, le derive legislative e giurisprudenziali basate su concezioni assolutistiche e arbitrarie della libertà umana, in particolare in materia di famiglia, di fine vita, di tossicodipendenza.
L’opera di Mantovani può essere considerata alla stregua del manifesto di un “umanesimo giuridico”, dove la ricerca della verità sulla persona umana e su quel suo modo di relazionarsi sociale che è il diritto viene recuperata, confermata e rinsaldata con argomenti rigorosi e moderni. Argomenti, quindi, idonei ad affermarsi nel dibattito giuridico anche nell’attuale contesto di crisi della giuridicità e di progressiva sostituzione dell’oggettività del diritto con il soggettivismo dell’arbitrio. Ricerca e testimonianza di verità umana che, in Mantovani, si è saldata inevitabilmente con la fede nella Verità di Gesù Cristo, in una fede autentica e profonda della quale è stato maestro nel “rendere ragione” con “dolcezza e rispetto” (1 Pt 3, 13).
Ferrando Mantovani è salito al Cielo nel giorno della memoria liturgica di San Giovanni Apostolo, l’Evangelista del Logos divino (Gv 1, 1), e in ciò vogliamo scorgere un segno della “corona di giustizia” (2Tim 4, 8) preparata per questo Maestro del logos giuridico.