“Per un’antimafia integrale”: questo non vuole essere solo il titolo del Convegno nazionale del Centro Studi “Rosario Livatino”, ma l’indicazione di un’ideale terapia sociale per le nostre comunità, ammorbate dal cancro mafioso.
Per molto, troppo tempo l’antimafia è stata appannaggio, più che di professionisti (ve ne fossero di autentici!) dell’antimafia, di antimafiologi, cioè di ideologi del fenomeno mafioso, impegnati più a trovare conferme dei propri pre-giudizi che ad osservare il reale.
Quante volte abbiamo ascoltato supponenti maitre à penser pontificare con sicumera che la causa dell’attecchimento mafioso è da ricercare nella ostinata persistenza di valori e principi tradizionali, nella pervicace latenza di un senso religioso dell’esistenza, nella sopravvivenza di legami familiari, nella ricerca del profitto.
A nulla sono servite le clamorose smentite imposte dai fatti, che riferiscono della vitalità delle organizzazioni mafiose anche in contesti profondamente secolarizzati e imbevuti da una mentalità sempre più relativistica e indifferente. Del tutto tacitate le tante storie di giovani criminali, provenienti da ambienti tutt’altro che disagiati, impegnati a ricercare altro più che solo il vil denaro.
Il Convegno promosso dal Centro Studi Livatino intende dare voce ad un’impostazione nuova e realistica in tema di mafia: considerare il fenomeno mafioso nella sua dimensione innanzitutto antropologica. L’obiettivo è quello di identificare le ragioni più profonde che conducono a considerare appetibile la scelta mafiosa.
Consapevoli che, come usava dire Rosario Livatino a proposito della giustizia, l’antimafia non è affare solo di pochi magistrati, ma di tutti quanti hanno a cuore il bene comune.
Scopri tutti i dettagli del convegno.