Articolo di Alfredo Mantovano*, pubblicato il 2 giugno 2018 su Il Tempo.

Caro Ministro Fontana, lei ha le spalle larghe e il buon umore veronese per non curarsi dei primi commenti critici al suo inserimento nel nuovo governo con la delega alla famiglia e alle disabilità: i giornali dell’establishment la descrivono con discredito come un cattolico (è grave), preoccupato per la denatalità (è molto grave), pro life e pro family (qui siamo al vertice del politically incorrect). Sa bene che quella parte di italiani che non ha accesso ai media e che trascorre la giornata dividendosi fra lavoro e figli, soprattutto quando ci sono difficoltà serie nel nucleo familiare, guarda a lei con fiducia. Il popolo del Family day ha seguito con attenzione la sua attività fino a questo momento, e si attende che gli impegni da lei assunti si traducano in qualcosa di concreto: non da un momento dall’altro, non puntando a quel tutto e subito che sta nei comizi ma è lontano dalla realtà, e sapendo che la sua delega non ha portafoglio, quindi ha possibilità operative limitate. E però, in un esecutivo che su vita e famiglia ha al proprio interno posizioni differenti, se non contrapposte, il suo ruolo è cruciale: la attende la sfida di diventare sul fronte della demografia il collante della coalizione per invertire il trend di decrescita infelice che finora ha riguardato l’Italia più di altre Nazioni. Il primo banco di prova sarà la prossima legge di stabilità, e quel che di strategico riuscirà a recuperare in termini di risorse per rendere meno complicata la vita delle famiglie italiane. In bocca al lupo!

*Ex sottosegretario all’Interno

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