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Nella pittoresca cornice della Londra vittoriana dimora Bella Baxter, una giovane donna dallo spirito candido e puerile, evolutasi sotto l’egida di un eccentrico scienziato dal volto segnato, noto come Godwin Baxter. La giovane affettuosamente lo designa con l’appellativo di God, quasi in un omaggio al Divino Creatore. Con il passare degli anni, Bella fugge in compagnia di Duncan, un dissoluto e benestante libertino. Insieme attraversano l’incantevole scenario europeo, durante il quale la protagonista si immerge nella complessità della vita, sperimenta le sfumature del desiderio e si avventura in insondabili profondità conoscitive. Il culmine della vicenda si dipana in modo surreale, ma, nonostante ciò, cela al suo interno una trama di pseudo redenzione femminista, delineando in pratica una versione di Barbie destinata a un pubblico più colto, una raffinata platea che abbraccia le opere di Voltaire, il mondo incantato di Alice, la provocazione del marchese De Sade e l’influenza diretta di Mary Shelley, autrice del celebre Frankenstein.

“Povere creature!” rappresenta il titolo italiano di un romanzo del 1992 scritto da Alasdair Gray, che ha ispirato il regista greco.

In un’ambientazione londinese del periodo vittoriano, assistiamo al tragico destino di una giovane donna in stato di gravidanza di nome Victoria. La desolazione la spinge al gesto estremo del suicidio, precipitandosi nelle acque del Tamigi. Il suo corpo viene recuperato dallo stimato scienziato e chirurgo Godwin Baxter, il quale prende una decisione straordinaria: sostituire il cervello della giovane defunta con quello del feto miracolosamente sopravvissuto, dando così origine a una nuova entità chiamata Bella.

Considerata a tutti gli effetti una sorta di “Creatura alla Frankenstein”, Bella si trova imprigionata in un corpo adulto, nonostante la sua vera età sia ancora quella di una bambina. La trama del film si sviluppa attorno al percorso di crescita e auto-riscoperta di questa singolare protagonista.

Durante l’epopea di tale avventura, ella giungerà a una comprensione più profonda di sé stessa, manifestando una trasformazione verso la maturità. Tuttavia, è soprattutto in questo contesto che si svela l’intento poetico dell’autore/regista, il quale ha esplicitamente manifestato l’intenzione di creare un’opera cinematografica di natura femminista. Durante questo percorso, ella esperirà un processo di empowerment, un’assunzione di potere. Tuttavia, è imprescindibile notare che il potere, in tutte le sue manifestazioni, possiede un lato oscuro, e tale dualità non risparmierà nemmeno Bella

ll raggiungimento della consapevolezza, del potere e della piena capacità di azione implicherà per lei, così come per ogni essere umano, il percorrere le tracce che l’hanno vista sorgere e svilupparsi. Si tratterà di un ritorno alle origini, alla dimora paterna di Godwin, colui che l’ha creata, assumendone di conseguenza il ruolo.

E qui ci conduce al nucleo più affascinante di questa vicenda, una dimensione che si rivela al di là delle intenzioni manifeste dell’autore, e forse ancor più consapevolmente nel testo da cui l’opera attinge ispirazione. La narrazione di Bella Dexter si dispiega come il racconto di un individuo che cresce in un contesto in cui la propria esistenza si configura attraverso un atto di potere tecnologico-scientifico. Un atto natale privato dell’umanità; la madre, figura totalmente trascurata nel film, è ridotta a un contenitore inerte, un involucro privo di vita.

La venuta al mondo di Bella si concretizza grazie alla maestria della scienza, e il dottor Godwin, alterato nella sua conformazione fisica a causa delle sperimentazioni scientifiche del padre, si ritrova ad affezionarsi a Bella più di quanto vorrebbe. Tuttavia, è incapace di istruirla nell’amore, poiché non ne ha mai ricevuto egli stesso.

La libertà costituisce un impulso innato di ogni essere umano e, più ampiamente, di ogni essere vivente. L’amore, al contrario, si apprende se qualcuno è disposto a insegnarlo e si interiorizza secondo le modalità impartite da chi lo impartisce.

In questa prospettiva, emerge un momento cruciale nel percorso formativo della nostra protagonista, un episodio in cui un avventore noto sulla nave le svela l’intera sconvenienza del mondo, la desolazione della condizione dei meno fortunati, con una spietata deliberazione.

L’intento di ciò è impartirle l’insensatezza intrinseca della vita, la sua miseria intrinseca, sottolineando che amore e meraviglia sono meri fac-simile, privi di un significato autentico, e che non esiste alcuna finalità nell’esistenza stessa.

Nel corso del suo viaggio di maturazione, Bella adotterà alcune di tali lezioni. Sperimentando la crudeltà, rimarrà estranea all’amore, tranne che in forme profondamente perverse, rendendola così cinica e spietata a sua volta. Il suo cammino verso l’emancipazione si compie solo attraverso l’empowerment e una manifestazione estrema del diritto alla libertà.

Il titolo “Povere creature!” rivela, dunque, un’essenza tragica, intrisa di cinismo e critica sociale. Tuttavia, vi è anche una profonda empatia nei confronti dell’intera umanità, imperfetta e mutevole, proprio come Bella Baxter si autodefinisce.

L’adorazione dell’autodeterminazione, pertanto, si rivela sostanzialmente come la promulgazione della legge della giungla.

Riflettiamo attentamente su questa questione: le scelte che facciamo e la presunta libertà che pensiamo di godere non sono affatto autonome.

Dal punto di vista ontologico, siamo creature intrinsecamente limitate. La nostra natura umana è intrinsecamente legata agli altri e all’Altro. Negare questa realtà significa negare la nostra stessa umanità. Il rifiuto, camuffato sotto il pretesto dell’autodeterminazione, porta alla creazione di individui isolati, vulnerabili, infelici, manipolabili e orientati esclusivamente al consumo.

In un mondo dove la connessione autentica è sacrificata sull’altare di una falsa autonomia, dobbiamo interrogarci sul costo umano di tale illusione. La vera forza risiede nella comprensione della nostra dipendenza reciproca e nella costruzione di legami significativi. Solo così possiamo sfuggire alla trappola di un’individualità illusoria e abbracciare la ricchezza di una vita condivisa.

Daniele Onori

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