Comunicato stampa

Dire “appendiamo Gandolfini” non è manifestare dissenso nei suoi confronti: è commettere un reato di odio, del quale ci auguriamo siano al più presto identificati e processati i responsabili.

Ci sono parole che sono pietre, in sé e soprattutto se non sono seguite da un immediato intervento repressivo e da una chiara presa di distanza, anche da parte di chi non condivide le posizioni ideali di chi viene aggredito o minacciato.

Non è solo in discussione la tranquillità del presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli, al quale siamo da sempre fraternamente vicini, e ancora di più in questa occasione. E’ in discussione la libertà di espressione su temi fondanti: alla quale auspichiamo che tengano tutti.

Roma, 1° marzo 2019

Il Centro studi Rosario Livatino

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