Un dialogo a più voci tenutosi nella giornata del 15 maggio presso il Consiglio Superiore della Magistratura sul tema delle REMS.
Nella giornata del 15 maggio si è tenuto presso il Consiglio Superiore della Magistratura un convegno dal titolo “REMS: Stato dell’arte e prospettive di intervento”[1].
Le REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) sono strutture sanitarie che accolgono persone affette da disturbi mentali che hanno commesso un reato e che per questo sono state sottoposte a una misura di sicurezza detentiva. Queste strutture, a differenza dei precedenti e poi aboliti Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), si dovrebbero concentrare sulla cura e la riabilitazione delle persone, offrendo loro cure specifiche (che non potrebbero ricevere in carcere) in un ambiente protetto, nonché un percorso di reinserimento sociale.
Il convegno in oggetto, introdotto dalla presentazione del documento del CSM in materia di REMS da parte del Consigliere Tullio Morello, è stato articolato in tre diverse sessioni nelle quali si è discusso della situazione attuale e delle criticità, del binomio tra cura e custodia ed infine delle proposte per il futuro.
È stato un dialogo a più voci dove figure operanti in diversi ambiti hanno riportato il proprio punto di vista.
Vi è stato, infatti, il punto di vista degli operatori sanitari, degli psichiatri, di coloro che operano a stretto contatto con le strutture REMS. Interessanti, sotto questo profilo, gli spunti di riflessione e le osservazioni della Dott.ssa Alessia Cicolini (Direttrice della REMS presso ASST Mantova), del Dott. Marco Mattei (Capo di Gabinetto del Ministero della Salute), del Prof. Alberto Siracusano e del Dott. Giuseppe Nicolò (rispettivamente Coordinatore e Coordinatore vicario del Tavolo tecnico per la salute Mentale), del Dott. Giuseppe Nese (Coordinatore P.U.R. Campania) e del Dott. Giancarlo Cerveri (Coordinatore P.U.R. Lombardia).
In particolare, sotto il profilo psichiatrico/sanitario, i relatori si sono soffermati sulla necessità di un’adeguata specializzazione del personale sanitario ed hanno altresì affrontato il tema delle liste di attesa (criteri di priorità, loro attendibilità, soggetti irreperibili). Non sono mancati riferimenti alla necessità di garantire la dovuta sicurezza al personale sanitario operante nelle strutture, considerati i casi di aggressione che si sono registrati. Si è riflettuto, inoltre, sulla differenza tra pericolosità sociale e pericolosità psichiatrica, condizioni che non sempre camminano di pari passo, potendosi verificare ad esempio che la fine della pena edittale non coincida con la fine del periodo di permanenza necessaria in REMS perché il soggetto non è ancora guarito dalla sua condizione clinica (Dimissibilità psichiatrica e dimissibilità forense). Altro interessante tema di cui si è parlato è quello relativo alla mancata registrazione dei pazienti collocati in REMS (foto segnaletica, DNA).
Nella prima sessione, moderata dal Consigliere Antonello Cosentino, è intervenuto anche il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, Dott. Marcello Bortolato, che tra i vari argomenti trattati, ha anche affrontato la possibilità della creazione di REMS ad alto contenimento, articolate tra nord, sud e centro che possano ospitare quei soggetti definiti inemendabili o a massima pericolosità e per i quali è stata pronunciata una prognosi negativa di guarigione a lungo termine, in modo da destinarli a strutture specifiche rispetto a soggetti per i quali la pericolosità non è così elevata.
La seconda sessione, moderata dalla Consigliera Daniela Bianchini, componente del Centro Studi Livatino, ha dato spazio anche alla voce del mondo giudiziario con gli interventi della Dott.ssa Cristina Ornano (Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari), del Dott. Ernesto Napolillo (Direttore generali dei detenuti) e del Dott. Riccardo Turrini Vita (Presidente del Garante Nazionale delle persone private della libertà personale).
In questa sessione, in particolare, è stato affrontato il tema del rapporto fra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), le diverse REMS dislocate sul territorio e il Ministero della Salute e sono state messe in evidenza le difficoltà comunicative riscontrate, con le relative conseguenze in ordine alla condivisione dei dati; si è posto il tema della necessità di un testo unico a cui fare riferimento e si è inoltre posta l’attenzione sul problema delle errate diagnosi di psicosi (spesso affidate a periti non adeguatamente formati) che condizionano anche le decisioni del magistrato.
Un tema su cui i relatori si sono confrontati, facendo emergere posizioni diverse, è quello relativo all’aumento dei posti nelle REMS. Quest’ultimo aspetto è particolarmente serio, in quanto, laddove non sia possibile l’inserimento in una REMS per mancanza di posto, il magistrato si ritrova dinanzi alla scelta di lasciare il soggetto in carcere (scelta non legittima perché il soggetto dovrebbe essere collocato in strutture apposite), di collocare il soggetto in SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) o di mutare la misura di sicurezza da detentiva a non detentiva, ma senza che ciò sia stato determinato dal venir meno della pericolosità del soggetto.
Sono stati, tanti, infatti i casi di soggetti che, in attesa di essere collocati in REMS, hanno commesso altro reato (spesso anche più grave) o che addirittura si sono suicidati perché non hanno ricevuto le cure mediche di cui necessitavano. Tuttavia, è stato osservato da alcuni che la questione dei posti nelle REMS va affrontata anche valutando con attenzione le persone da inserire nelle residenze.
Non è mancata la voce dell’avvocatura, rappresentata dagli avvocati Antonella Calcaterra e Michele Passione, che hanno portato il punto di vista di coloro che garantiscono il diritto di difesa alle persone affette da disturbi mentali.
Sono tanti, quindi, gli aspetti trattati in questo proficuo dialogo a più voci, così come tante sono state le proposte per il futuro, oggetto della terza sessione moderata dalla Consigliera Bernadette Nicotra e preceduta da un intermezzo teatrale, dove l’attore Daniele Russo ha voluto rendere omaggio alla tematica affrontata leggendo un brano tratto dal romanzo “Delitto e Castigo” e poi l’ultimo discorso tenuto da Vanzetti nel processo che lo condannò a morte insieme all’amico Sacco.
Tra le varie proposte emerse si segnalano la necessità di concentrarsi sulla specializzazione del personale sanitario e di garantire loro assistenza e sicurezza (spesso hanno paura di lavorare in REMS), di migliorare la comunicazione tra le singole REMS operanti a livello regionale e i Ministeri (Salute e Giustizia), di implementare i reparti di ATSM (Articolazione Tutela Salute Mentale) presenti all’interno degli istituti penitenziari, di formare adeguatamente e aumentare le equipe forensi (avvocati, periti, assistenti sociali). In particolare, in relazione alla figura dei periti, il Dott. Francesco Patrone (GIP del Tribunale di Roma) si è soffermato sulla necessità di prevedere albi specifici (adeguando il compenso all’impegno oneroso) e sul corretto svolgimento dell’incarico peritale sia nei tempi che nei modi (il perito dovrebbe, infatti, incontrare più volte il soggetto ai fini di una perizia precisa e accurata e invece spesso accade che queste vengano redatte senza aver mai visto il soggetto o dopo solo una volta).
Le altre proposte avanzate sono state quelle di migliorare l’interlocuzione tra magistratura e i servizi territoriali preposti anche mediante la predisposizione di protocolli nonché di ottimizzare – come sottolineato dal Presidente della Corte di Appello di Brescia, Dott.ssa Giovanna di Rosa – tutta la funzionalità del sistema (come le notifiche di udienze per il riesame della pericolosità, i colloqui, la libertà vigilata in comunità psichiatriche, la previsione di termini di prescrizione più rigidi per situazioni di detenzione domiciliare) ed infine, l’opportunità di differenziare tra soggetti con pericolosità sociale elevata (da collocare in strutture residenziali) e soggetti con pericolosità sociale bassa (da affidare a diverse sedi di cura o comunità presenti sul territorio).
Insomma, il tema è sicuramente cruciale e merita un attento esame, perché coinvolge diritti fondamentali della persona che non ammettono compromessi: tutela della libertà personale (art.13 cost.), garanzia ex art. 25 co.3 cost., tutela del diritto alla salute inteso non solo come diritto dell’individuo, ma anche come interesse della collettività e quindi come tutela della sicurezza dei cittadini (art. 32 cost.).
Chiara Airoma
[1] Il convegno può essere rivisto su radio radicale al seguente link: https://www.radioradicale.it/scheda/759231/rems-stato-dellarte-e-prospettive-di-intervento
Gli atti del convegno saranno pubblicati dal Consiglio Superiore della Magistratura.