di Filippo Vari
ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma e Vice Presidente del Centro Studi Rosario Livatino
Il cardinale Camillo Ruini è stato un gigante del nostro tempo. Anzitutto, un gigante quanto alla fede. È noto e ampiamente analizzato il Suo contributo alla Chiesa italiana e universale, a partire dal Pontificato di San Giovanni Paolo Magno. Insieme al Papa polacco ha contribuito a salvare la Chiesa da una visione solo intimistica del fatto religioso, per chiamare invece i cattolici a un impegno pubblico a garanzia dei principi non negoziabili. Così facendo, il card. Ruini è stato un gigante anche nel mondo della ragione. Ferma la dignità di ogni persona, come non ricordare il suo impegno a protezione della vita nascente, contro le pratiche di aborto e procreazione medicalmente assistita? O a favore della vita dei deboli e dei malati, di fronte all’affermarsi strisciante dell’eutanasia? O a favore della famiglia, contro il riconoscimento pubblico di unioni di tipo diverso? O la promozione del progetto culturale all’interno della Conferenza Episcopale Italiana, contro una cultura volta a relegare il pensiero dei credenti nel ghetto intellettuale di cui parla Joseph Weiler?
Senza il Suo magistero, coraggioso e spesso controcorrente, la storia italiana degli ultimi quarant’anni non sarebbe stata la stessa. E ciò vale anche per la storia del Centro Studi Rosario Livatino. Per noi, infatti, il Suo esempio e il Suo insegnamento sono stati e rimarranno sempre una fulgida stella da seguire nel cammino.