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Non diamo per scontato che questa svolta storica sia colta come provvidenziale occasione sulla deriva del mondo occidentale. Due anni di Covid e di lutti non sono serviti. Kiev, Mariupol, Leopoli non sono così dissimili da “quelle persone su cui crollò la torre di Siloe e le uccise”. Le parole di Cristo nell’occasione non hanno soltanto rilievo personale.

Da Tempi mensile, aprile 2022

Sei convinto di aver intrapreso la strada migliore: incarni il tipo d’uomo, o di donna, mitizzato dai media, veicolato dalle fiction, protagonista delle pubblicità dei prodotti di moda. Piaci alla gente che piace: guadagni bene, fai il broker, o comunque il professionista di successo, non devi sporcarti le mani con la vita quotidiana di chi ti sta intorno, cambi i o le partner come i vestiti, e i vestiti sono sempre di lusso. Se mai a una certa età senti l’umana-troppo umana esigenza di stabilizzarti, ti cauteli con un bel patto pre-matrimoniale e non rischi nemmeno sui figli, perché li scegli sul catalogo di una maternità surrogata. E poiché hai necessità ogni tanto di rilassarti, ti concedi periodicamente qualche pausa, in luoghi all’altezza del tuo reddito, o con sostanze, che assumi sotto controllo medico, che ti permettono una stupefacente evasione: dalla quale sei pronto a rientrare a inizio settimana, in tempo utile per riprendere la tua carriera al top.

Cinico e senza valori? Al contrario! i tuoi valori li rivendichi orgogliosamente, sicuro che corrispondano al mondo del quale sei espressione, peraltro riscontrandoli negli editoriali dei quotidiani più letti. Il tuo quadro ideale spazia dalla raccolta differenziata al gender fluid, dal qualificarti ‘cittadino del mondo’ al rispetto per tutti (purché tutti siano a distanza), dall’intangibilità delle reti e dei social alla condivisione dei ‘diritti’ degli animali; la tua compassione verso gli umani si declina, unitamente a generosi bonifici elargiti per obiettivi che la tua ottica giudica meritevoli, nell’evitare al prossimo sofferenze inutili, soprattutto se anziano o disabile, o fastidi non desiderati, come una gravidanza non programmata.

L’occasione di rientrare in sé. Poi un giorno quella tua testolina così ben curata va a sbattere contro una realtà che non avevi messo nel conto. Non avevi mai sottoscritto l’assicurazione contro il male che ti ritrovi dentro senza preavviso, e che non sei così sicuro di vincere. Sei costretto a interrompere il ritmo lavoro-denaro-desideri-evasione che ti impegnava fino a ieri; hai più tempo per riflettere, ma quel tempo non sai come gestirlo; ti fai domande inquietanti, e però hai rotto i legami con coloro che erano in grado di fornirti risposta. Non ti dicono nulla di significativo quei social dai quali non eri in grado di separarti neanche quando andavi in bagno: realizzi velocemente che i follower non corrispondono agli amici. Il tuo rancore cresce, e non ti spieghi perché il destino abbia osato ostacolare la tua corsa di successo. Sarai capace di cogliere l’occasione per rientrare in te stesso, e capire finalmente qualcosa di quello che sei?

Da Menenio Agrippa a San Paolo vi è un magistero ininterrotto che suggerisce l’analogia fra il corpo umano e il corpo sociale. Larga parte del mondo europeo e nord-americano è convinto di incarnare l’apice del progresso: i suoi ‘valori’ sono la libertà di fare quello che si desidera, la trasformazione dei desideri in diritti, l’uniformizzazione delle norme perché alla globalizzazione economica e finanziaria corrisponda l’omogenizzazione del diritto. L’ecologismo ideologico orienta le priorità negli investimenti, distogliendoli al tempo stesso da settori strategici per una Nazione e da un welfare adeguato ai deboli e a chi ha realmente bisogno. La marginalizzazione di quel che richiama al sacrificio riduce al minimo la funzione – da sempre fondamentale per gli Stati – delle difese interna ed esterna.

Un grande club esclusivo. Immagine è la colonna sonora di generazioni e corpi sociali sicuri “che non ci sia alcun paradiso, (…) nessun inferno sotto di noi e (…) tutta le gente che vive solo per loggi”; e in più “che non ci siano patrie (…) e anche alcuna religione (…), tutta la gente che vive la vita in pace”. Un contesto che aspira a un “mondo (…) come ununica entità” guarda con disprezzo alle Nazioni che tengono ancora a mantenere qualcosa di proprio: vi è anzi il rammarico di averne ammessa taluna al club esclusivo. Se i riottosi al mainstream non rispettano i fondamentali per frequentare i prestigiosi locali comunitari – stava accadendo per Polonia e Ungheria -, vanno collocate ai margini, e poi oltre l’uscio.

I versi e le note di John Lennon ancora nell’aria sono ruvidamente sovrastate dal sibilo dei missili che distruggono donne, bambini ed edifici. Un popolo in fuga da una guerra come ci si era convinti che non dovesse più riproporsi mette in crisi la classifica di quel che conta di più (in realtà guerre così negli ultimi trent’anni si sono combattute e si combattono in giro per il mondo, dallo Yemen all’Iraq, dalla Birmania alla Nigeria, ma il loro limite è di essere lontane: per loro la globalizzazione non vale, subentra il più tranquillizzante occhio non vede…): la stessa esistenza in vita, il collocamento della famiglia in un medesimo luogo, l’abitazione e quel che di personale e intimo è alle spalle riacquistano all’improvviso connotati di beni primari, senza dei quali la realtà perde significato. Tutto il resto si ridimensiona.

Se non vi convertirete. Nella nostra prospettiva quotidiana un interruttore premuto, cui non segua l’accensione della  lampadina, o anche solo un abbassamento della temperatura del termosifone, in un contesto nel quale la popolazione anziana per nostra scelta supera ampiamente i più giovani, unita al rischio di blocco di settori produttivi vitali, mette in discussione qualcosa di più della frequentazione dei centri benessere. Il PNRR va largamente rivisto: le priorità degli investimenti pubblici sono cambiate nel giro di poche settimane.

In analogia con l’esperienza del broker da cui sono partito, non diamo così per scontato che questa svolta storica sia colta come una provvidenziale occasione di riflessione sulla deriva del mondo occidentale, e su quale differente direzione di marcia vada intrapresa. I due anni di pandemia che sono alle spalle, con gli annessi di lutti e di danni, non sono serviti: non sul piano della consapevolezza dei popoli e di chi li guida. Se oggi un leader europeo si ritrovasse, novello Mosé, di fronte al roveto ardente, è assai probabile che chiamerebbe a raccolta un team di ‘esperti in roveti’, pronti a discuterne in talk show tutti uguali, invece di togliersi i sandali, ascoltare, e cogliere il sacro in quel che accade (Es., 3). La consacrazione della Russia al S. Cuore di Maria è un gesto fondamentale, che non resterà senza effetto; ma va spiegato e va accompagnato al recupero del senso cristiano della Storia, al cui interno, in una dimensione tutta temporale, può avvenire la conversione dei popoli auspicata a Fatima.

Kiev, Mariupol, Leopoli non sono così dissimili da “quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici” o da “quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise” (Lc, 13). Le parole del Salvatore nell’occasione – “se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” – non hanno soltanto un pur decisivo rilievo personale. Valgono pure, cambiando quel che va cambiato, per le società e per chi le guida. Il cambio si passo parte dal considerare insulso far coincidere l’attenzione alla guerra in Ucraina con le chiacchiere e i commenti dei talk show. E prosegue col riavvolgere il nastro delle vicende degli ultimi decenni, col rammaricarsi tematicamente dei tanti errori commessi, e infine col rivedere in concreto priorità, leggi e scelte di governo.

S Giovanni Paolo II la chiamava purificazione della memoria.

Alfredo Mantovano

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