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Quando ho visto la mostra di Livatino al Meeting di Rimini, la cosa che mi ha più colpito è stata la sua testimonianza di uomo e di cristiano nella professione. Integrale, certa, sofferta ma lieta. Ogni nostro gesto professionale (e noi medici lo sappiamo bene) come ogni scelta anche piccola quotidiana dice della nostra concezione di uomo. Livatino brillava della bellezza di un uomo indiviso e questa è la testimonianza che gli uomini sempre riconoscono e, anche inconsapevolmente, cercano. Così è stato per me anche l’incontro con la storia del medico giapponese pioniere della radiologia Takashi Paolo Nagai e di sua moglie Midori che ora, come ha segnato la mia vita, sta toccando tanti cuori nei 5 continenti!

Come ho conosciuto la loro storia? Da un libro che un amico mi ha consigliato nel 2017 dicendomi che si parlava di un medico di Nagasaki, uno scienziato giapponese, un pioniere della radiologia convertitosi al Cristianesimo, che, pur avendo perduto tutto compresa la amata moglie nella tragedia atomica, non solo aveva incredibilmente letto quella tragedia come l’agnello sacrificale di un popolo di martiri per la fine della seconda guerra mondiale, ma – dopo un percorso di ricercata povertà di spirito e di lavoro su di sé – era arrivato ad una tale pace del cuore da diventare la sorgente della speranza e della possibilità di ricostruire per un intero popolo.

Ho letto il libro e l’ho consigliato a tanti amici! ma ben presto mi sono accorta che Takashi era molto più di questo. Me ne ero subito resa conto quando dopo aver letto quel libro, lo sentivo come un compagno di cammino nelle difficoltà della vita quotidiana e questo è proprio il compito dei santi, di accompagnarci. Come ha detto l’Abate Generale Padre Mauro Lepori: “La vita degli amici di Dio, o, se volete, dei santi, è sempre profetica perché incarna e rende palpabile ciò che lo Spirito di Dio desidera annunciare al mondo, ad un’epoca…Non è un aspetto minore della infinita misericordia del Signore di sorprenderci con segni profetici più evidenti quando ci troviamo più perduti, quando il disorientamento umano è particolarmente tragico e tenebroso…”

E mi impressionava sempre di più man mano che scoprivo che aveva ri-costruito (che è più difficile che costruire) una città e ben più di quella: anche il gusto della vita e la speranza in quella devastazione e quindi il coraggio per ricostruire. Cosa può fare un uomo! Qual era il suo segreto?

Proprio perché me lo ritrovavo compagno di cammino nelle circostanze quotidiane ma anche nel vivere i sacramenti, mi è venuta la folle idea di fare una mostra al Meeting di Rimini nel 2019 che raccontasse la storia della sua vita con l’idea iniziale che ognuno percorrendola pensasse alle circostanze della propria. Poi lavorandoci abbiamo scoperto che non bastava la storia della sua vita perché questi coniugi erano figli di due preziose tradizioni: la tradizione scintoista e l’incredibile storia del cristianesimo in Giappone di cui nulla conoscevo!

Nel 2019 abbiamo poi visto 30.000 persone uscire commosse dalla mostra, e poi cercarla durante la pandemia, davanti alla guerra in Ucraina e ora anche all’alluvione: ci siamo resi conto dell’attualità di questi coniugi e del bisogno di chi li cercava, di scoprire da dove prendevano la speranza in una situazione ben più drammatica di quella di oggi. Così ci siamo assunti una responsabilità che mai avrei pensato di prendermi nella vita! Abbiamo fondato nel 2021 il Comitato Amici di Takashi e Midori Nagai (sito: www.amicinagai ) che è stato riconosciuto come attore canonico della eventuale causa di beatificazione dal Vescovo di Nagasaki. Ora seguiamo stupiti e commossi, tutte le cose che continuano ad accadere nei vari continenti, gli incredibili incontri e vediamo persone completamente trasformate da questa storia. I primi siamo noi! Infatti devo dire che da allora una

cospicua parte del mio tempo è determinata da questi coniugi! Una bella avventura! Perché (e penso proprio come con la mostra di Livatino) vedo che facendo una mostra o un incontro sui Nagai le persone riprendono gusto (quando il cuore si alleggerisce o si rischiara come dice Takashi..) al lavoro di medico, all’essere insieme ad annunciare che la salvezza c’è, alla vita stessa.

Oggi l’incontro con lui e con sua moglie Midori si è approfondito moltissimo grazie alla traduzione dei libri scritti da Takashi fatta da Gabriele di Comite, presidente del Comitato, e in particolare il libro autobiografico stupendo ciò che non muore mai (Ed. San Paolo) in cui si coglie la sua sensibilità di uomo e di cristiano. È un libro straordinario che Takashi ha voluto fare la fatica di scrivere in un mese nel 1947 quando già stava male, allettato, per raccontare, io credo stupito lui stesso, quello che un Altro aveva fatto nella sua vita. Lì si incontra proprio il suo cammino di uomo e di cristiano e si scopre quello della sua sposa Midori.

Amo molto il sottotitolo dato a quel libro: il cammino di un uomo perché ci dice che si tratta del cammino di un uomo, di ogni uomo che crede che la vita serva per cercare la verità fino a trovarla. E secondo me Takashi è un uomo così straordinario perché è un uomo che potremmo definire sinteticamente REALISTA cioè un uomo sempre leale nel rapporto con la realtà (che considera l’unica possibilità di rapporto col Mistero) e profondamente leale con sé stesso. È un uomo che non calpesta le domande brucianti e ricorrenti che la precarietà della vita e le circostanze pongono. Lui tiene aperte le domande, Midori lo accompagnerà a poco a poco a trovare le risposte vivendo, amando e pregando.

Takashi è uno scienziato; per lui la ragione, caratteristica dell’uomo, ha enorme importanza ma fin dall’inizio, quando si diceva schiavo del materialismo, faceva della ragione un uso aperto, per conoscere: mai metteva a tacere le domande sostanziali, accettava le risposte da qualunque parte venissero e le verificava di persona. Così ha verificato la ragionevolezza della fede, che nello scienziato Pascal lo interrogava, andando a vivere nel quartiere dei cristiani. Poi la meningite, subito dopo la laurea ha rivelato la domanda ricorrente nella sua vita: nell’esperienza della precarietà della vita il grido a qualcosa che duri per sempre.

Le altre cose che mi hanno colpito in lui al punto da fare la mostra al Meeting di Rimini sono state: il percorso della sua conversione, cosa ha poi voluto dire per lui il battesimo che ha fatto di lui una nuova creatura con un nuovo modo di pensare, giudicare e agire in famiglia, a casa, al lavoro, nella vita, nella guerra, nell’insegnamento in università e dopo la bomba atomica. E poi la decisone più importante della sua vita, quella presa l’11 agosto 1945 dopo aver sepolto le ossa della moglie, in ginocchio sulle ceneri della sua casa e di tutto quello per cui aveva vissuto. Non a caso sceglie di concludere con quel momento il libro autobiografico: «Era tutto silenzio. Non si udiva alcun suono né segno di vita nella landa atomica. Il cielo a est si faceva più luminoso. Sembrava che la luce della speranza arrivasse a illuminare le tenebre della disperazione. Rimase ad aspettare mentre il cuore si schiariva. Nel silenzio senti una voce potente sussurrare: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” Era la voce di Gesù”. Aggiunge un post scriptum in cui ci comunica la sua decisione di iniziare una vita nuova attaccandosi a ciò che non può morire. È Midori che lo attira in quell’Amicizia inesauribile che è l’Alleanza di Dio con ciascun uomo creato per la felicità e Takashi sceglie di non fuggire da quella devastazione e ritorna a vivere nella sua Urakami distrutta dove partecipa al suo popolo quella certezza di un piccolo bene che ciascuno può fare che può vincere il male. A differenza degli asceti della tradizione giapponese non fugge dal mondo in cerca di un Mistero senza volto ma resta nel mezzo della devastazione atomica per vivere con il suo popolo.

Infatti nella vita di Takashi c’è una seconda bruciante domanda oltre alla ricerca di cosa dura per sempre: ed è chi sono io? Medico dedito all’inverosimile notte e giorno alla ricerca e alla cura dei pazienti, ha tuttavia sempre più chiara l’esigenza primaria della vita: che darà l’uomo in cambio di sé stesso? Così giunge alla scelta radicale nel 1948, di trasferirsi nel Nyokodo, capanna di 4 metri quadri,

“il luogo dell’amore a sé stesso”, per giungere -dopo 3 anni di duro lavoro su di sé- alla povertà di Spirito (che ben sa essere quella lunga lotta contro il proprio egoismo non facile nel mondo), a quella semplicità che è la posizione originaria della creatura, prima di ogni interpretazione, che ha appreso dal sì della moglie. Questa semplicità raggiunta gli permetterà di scoprirsi un cuore di fanciullo, felice ogni giorno e in ogni circostanza. Solo dopo essere salito sul monte delle beatitudini (distacco dalla mondanità e dalla affermazione di sé) può vedere in ogni dettaglio della realtà sotto la crosta dell’apparenza un dono di quella Presenza amica.

Questa è l’origine del volto luminoso che tutti vengono a cercare da lui, che ha permesso al suo popolo di ritrovare la speranza e il gusto della vita per ricostruire. E vi assicuro che personalmente mi sorprendo in ogni incontro di presentazione della loro vita di quanto questi sposi continuino a toccare i cuori delle persone, ora dopo 70 anni!

Per quanto riguarda il suo lavoro, il dr Nagai ha fatto molto nella sua vita: il clinico con centinaia di lastre al giorno, il ricercatore, il docente, ha costruito una cultura, una nuova scienza medica, ma si è anche occupato dell’organizzazione sanitaria, di una prevenzione pionieristica della tubercolosi, ha organizzato i soccorsi ma la cosa più interessante in questo è vedere come il cambiamento della concezione dell’uomo trasforma il suo modo di lavorare. Infatti la concezione di uomo che ha un medico (o un altro professionista) traspare in ogni suo gesto professionale. Per questo non credo alla “umanizzazione degli Ospedali” in un secondo tempo: occorrono persone umane che curano. Takashi arriva così ad essere il medico dei cuori, a rispondere alla domanda profonda di ogni domanda di salute che è domanda di salvezza; basta leggere come parla della propria morte.

Ma dobbiamo ben dire che senza Midori non ci sarebbe stato un Takashi così: fin da quando hanno accettato di ospitare questo studente, Midori pregava con la sua famiglia perché incontrasse Cristo attraverso i suoi pazienti. Lo ha accompagnato nel percorso di conversione: perché ci può essere una rivelazione di Dio personale ma non basta; ci vuole poi la nube dei testimoni, la vita dei credenti che Takashi ha visto ad Urakami ogni giorno e quel segno personale (e incarnato!) che Dio dà come compagnia al Destino. Midori è proprio stata il secondo motivo che mi ha spinto a fare la mostra: questa donna di un popolo per più di 200 anni senza un prete, che vive una fede, una speranza e una carità e una posizione verginale incredibile, lo ha accompagnato “gratis” alla conversione. E dopo ha pienamente vissuto la sua vocazione di donna, moglie e madre e non solo, perché era anche responsabile delle associazioni delle donne di 18 villaggi in un tempo duro a causa dell’embargo e delle guerre. Midori serve con amore commosso, ma è donna che è sempre davanti ad una Presenza certa, di cui è segno quel crocefisso dei martiri davanti al quale ogni circostanza è ricondotta nella tenerezza di un Amore infinito e certo. Così riesce a confortare il marito anche alla diagnosi della leucemia ricollocando anche questa circostanza drammatica nella tenerezza di un Dio di cui si fida e di cui conosce la tenerezza e i doni: “sia che viviamo sia che moriamo è per la gloria di Dio”. Ma tutto ciò passa dalla concretezza dei gesti quotidiani: mai fa mancare la sua tenera affezione al marito a cui porta il caffè quando non lo vede tornare dall’ospedale, ma rispondendo sempre ad un Altro, a una Presenza, che è per lei compagnia familiare (ma non è forse questo la fede?). L’Abate Lepori dice che Midori ha coinvolto Takashi nell’amicizia di Cristo, in quella Amicizia che lei viveva. Donna del si, ma un sì che si comprende a poco a poco. Anche dopo la sua morte ha certamente segnato la decisione di Takashi di inoltrarsi sulla strada sua verso ciò che non muore mai. Ed è proprio per questa strada di una Alleanza certa in cui lo ha introdotto Midori anche quando non c’era più, che noi possiamo imparare da Takashi a cercare quella semplicità di cuore che sa essere in pace in ogni circostanza. Questa è la salvezza! Questo ha ridato speranza e gusto a un popolo intero. Certi di una Amicizia inesauribile: questa è la salvezza, ma la condizione è andare a fondo con il proprio cuore.

Questa semplicità raggiunta gli permetterà di scoprirsi un cuore di fanciullo, felice ogni giorno e in ogni circostanza. Frutto di questo cammino è quel volto luminoso incontrabile da tutti (medico dei cuori) che tutti cercano per ritrovare il gusto di vivere e la speranza per ricostruire. Quel volto luminoso -perché certo di una Amicizia inesauribile, recupero della posizione del bambino che non ha bisogno di cambiare le circostanze se è con suo padre. Diventa così annuncio perché annuncio è ciò che si è e non ciò che si dice. Quel volto ha ridato speranza e desiderio di ricostruire in un tempo certamente più drammatico e doloroso dell’attuale e anche oggi vediamo come tocchi tanti nostri cuori. Quanto attuale questa testimonianza oggi in un Occidente in cui se non si può più parlare di cristianità tanto più occorrono testimoni e santi incontrabili.

Questi due attualissimi testimoni lasciano anche a me un invito quotidiano: a non scivolare sul fare trascurando questo lavoro su me stessa che è un rapporto, che permette di essere felici, di poter vedere la bellezza che c’è sotto la scorza dell’apparenza, e di essere così liberi e con la pace nel cuore da non avere più bisogno che circostanze e persone siano diverse perché ci si sa conosciuti e amati teneramente, personalmente fin da prima della creazione del mondo. Non c’è più istante che sia banale nel riconoscimento di quel Tu che non muore mai che è l’Amicizia di Dio alla nostra vita, fatta, come dice Takashi, di tenera affezione. Quella stessa che Midori cercava per ogni decisione davanti al crocifisso dei martiri. Lascio ora a tutti il gusto di approfondire la conoscenza di questi coniugi leggendo direttamente sui testi scritti da Takashi quando non poteva più fare altro che scrivere.

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