Il 17 marzo 2026 è stato inaugurato l’anno giudiziario della sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei conti. Pubblichiamo di seguito il saluto di Filippo Vari, membro del Consiglio di presidenza della magistratura contabile e vice presidente del Centro Studi Rosario Livatino. Invitiamo in particolare a leggere l’ultima parte dello scritto, relativa alla riforma della Corte dei conti.

Sono lieto e onorato di porgere a tutti i presenti il saluto del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, che rappresento quest’oggi.

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Il Consiglio di Presidenza, nonostante qualche migliorabile definizione legislativa, è organo di autogoverno della magistratura contabile. Il suo compito è di garantire una gestione ottimale, e dunque giusta, efficiente e imparziale, dei magistrati dell’Istituto. Ciò al fine di consentire a ciascun magistrato, nell’ambito delle diverse funzioni giurisdizionali, requirenti e di controllo a Lui affidate, di svolgere al meglio il proprio ruolo al servizio della Repubblica e, dunque, del popolo italiano.

Il mio è un breve saluto e mi limito, dunque, ad accennare all’attività svolta dal Consiglio di Presidenza nell’anno passato.

Nel 2025 il Consiglio ha adottato 315 delibere, 3 decreti, e 72 circolari.     

Sono state gestite 51 procedure concorsuali per l’assegnazione di posti di funzione, di cui 22 per le funzioni di controllo sulla gestione finanziaria degli enti ai quali lo Stato contribuisce in via ordinaria; una per la promozione di 38 magistrati alla qualifica di Primo referendario.

Sono stati immessi in ruolo 5 Consiglieri nell’aliquota dei posti riservati al Governo. 3 Referendari sono stati assegnati alla Sezione giurisdizionale e alla Procura della sede di Bolzano, all’esito dello speciale concorso previsto dalle norme di attuazione dello Statuto del Trentino Alto Adige, per garantire le specifiche esigenze della sede altoatesina.

Il Consiglio ha operato costanti verifiche sulla disciplina delle docenze e degli incarichi esterni.

Con riferimento alle nomine di Presidente nei Collegi consultivi tecnici di cui all’art. 215 del Codice dei contratti pubblici, il Consiglio di Presidenza ha adottato la deliberazione n. 264 del 10 dicembre 2025, con la quale si è provveduto all’aggiornamento del modello per la relativa richiesta di autorizzazione, in considerazione delle novità introdotte con il d.l. n. 73/2025, riguardanti il possesso dei requisiti di esperienza e qualificazione professionale.

Nel corso dell’anno il Plenum ha deliberato, tra le altre, anche sulle seguenti questioni:

– modifica dei criteri per l’accesso alle funzioni di Delegato titolare e sostituto ex art. 12 della legge n. 259/1958 (delibera n. 13/2025);

– adozione del Regolamento per l’organizzazione e il funzionamento degli uffici amministrativi e degli altri uffici con compiti strumentali e di supporto alle attribuzioni della Corte dei conti (delibera n. 48/2025);

– integrazione della disciplina delle ferie dei magistrati, con riferimento anche ai magistrati che svolgono funzioni direttive (delibera n. 66/2025), iniziativa condivisa con l’Associazione dei magistrati della Corte dei conti;

– integrazione dei requisiti per la partecipazione alle procedure di interpello per posti di funzione (delibera n. 124/2025);

– rafforzamento della disciplina relativa alle incompatibilità, anche su base territoriale, di assegnazioni a posti di funzione (delibera n. 139/2025), con la conseguenza che già oggi nessun magistrato può esercitare non solo ovviamente nella stessa sede, ma nemmeno in sedi diverse, funzioni giudicanti e funzioni requirenti.

            Qualche parola, infine, sulla riforma della Corte dei conti introdotta dalla legge 1 del 2026.

In spirito di leale cooperazione tra poteri dello Stato, il Consiglio di Presidenza è pronto a dare il proprio contributo nel momento in cui sarà chiamato ad adottare le misure concrete per attuare la riforma.

Si tratta di un processo lungo e complesso. La rotta è quella indicata dal legislatore, in ragione della centralità del Parlamento nella nostra forma di governo. Vorrei, anzi, ricordare a questo proposito l’insegnamento di Rosario Livatino. Egli, da un lato, ha sempre rivendicato l’importanza di proteggere l’indipendenza del magistrato; dall’altro, teneva, però, a sottolineare che il giudice “altro non è che un dipendente dello Stato al quale è affidato lo specialissimo compito di applicare le leggi” che la società “si dà attraverso le proprie istituzioni” ed è il giudice a dover piegare “le proprie convinzioni alla legge e non questa a quelle”.[1]  

La stella polare che guiderà la Corte, come sempre, sarà rappresentata dalla centralità della persona, pietra d’angolo dell’edificio costituzionale, come ricordava in Assemblea costituente Giorgio La Pira. Rispetto a essa, è bene ricordarlo anche in questa sede, i poteri pubblici, tutti, hanno una funzione ancillare. Al centro del sistema costituzionale e, dunque, dell’esperienza giuridica vi è, infatti, l’uomo, con i suoi diritti naturali, codificati nel testo costituzionale; non un’astratta idea di bene comune o l’erario o strumenti contabili o formule suggestive.

Filippo Vari


[1] R. Livatino, Il ruolo del giudice nella società che cambia, conferenza tenuta il 7 aprile 1984 a Canicattì.

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