Il Consiglio di Stato con sentenza del 9 aprile 2019 – che pubblichiamo a seguire – ha accolto l’appello del Comune di Genova contro una pronuncia del TAR Liguria che, su ricorso dell’Unione Atei Agnostici e razionalisti sezione di Genova, aveva annullato la decisione del Comune stesso di negare l’affissione di centotrenta manifesti della campagna informativa nazionale “Non affidarti al caso”, in tema di obiezione di coscienza in ambito sanitario.

Il Comune aveva negato l’affissione dei manifesti UAAR in applicazione di norme regolamentari in materia di affissioni, ravvisando una possibile violazione di norme a tutela della coscienza individuale nonché del rispetto dovuto ad ogni confessione religiosa e a coloro che la professano, oltre che ai ministri di culto e agli oggetti di culto.

Il manifesto proponeva una immagina bicromatica, contrapponendo il busto di un medico al busto di un ministro di culto cristiano con l’enunciato letterale “testa o croce ?” e le scritte “Non affidarti al caso” “Chiedi subito al tuo medico se pratica qualsiasi forma di obiezione di coscienza.”

Il Consiglio di Stato ha ritenuto il bozzetto discriminatorio, in quanto apparentemente diretto ad offendere indistintamente il sentimento religioso  o etico ed i medici obiettori, previsti dalla legge n. 194/1978. In particolare la frase “testa o croce” è stata ritenuta discriminatoria in quanto, nel contesto dell’immagine pubblicitaria, opponeva ragione e fede cristiana; pubblicizzava il fatto che la fede cristiana oscura la ragione; negava la dignità della ragione alla scelta medica di obiezione di coscienza motivata da ragioni di fede o anche solo etiche; collegava meritevolezza e adeguatezza del medico alle sue libere convinzioni in tema di interruzione di gravidanza.

Nello sviluppo della motivazione sulla natura discriminatoria dei manifesti risaltano i riferimenti a norme nazionali in armonia con direttive europee, alla Costituzione e alla CEDU, nonché a sentenze della corte EDU in materia di libertà di espressione, parametrata sui principi di proporzionalità e pertinenza: si tratta di chiari indizi rivelatori del fatto che l’obiezione di coscienza prevista dalla legge 194/1978 non è una semplice norma nazionale positiva (espressione di una  maggioranza del momento), ma l’attuazione concreta di diritti umani inviolabili in materia di libertà religiosa e libertà di coscienza, che il Giudice può e deve tutelare laddove le critiche alle convinzioni religiose o etiche superino il criterio della continenza espressiva, ledendo l’altrui dignità morale  e professionale.

Si tratta, pertanto, di un’importante pronuncia che conferma la necessità di bilanciare correttamente, nelle materie eticamente sensibili come l’interruzione di gravidanza, tutti i diritti inviolabili in gioco, senza escluderne alcuno, incoraggiando un uso misurato e pertinente del diritto di critica e della libertà di espressione a  tutela di una convivenza davvero pacifica e civile.  Un particolare plauso va tributato al Comune di Genova e all’avv. Pietro Piciocchi, assessore al bilancio, che ha discusso personalmente la causa, dimostrando un orientamento amministrativo sensibile, moderato ed inclusivo, a tutela di tutte le componenti della comunità locale.  

        Avv. Anna Maria Panfili
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