Domenica scorsa è stata la terza domenica d’Avvento, la domenica “GAUDETE”, ovvero della gioia.

Sì, perché il cristiano è chiamato ad essere nella gioia.

È l’invito di San Paolo: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti”[1].

Sia chiaro: la gioia del cristiano non viene dall’atmosfera natalizia, dalle luci o dagli addobbi. La gioia del cristiano non viene neppure dalla gloria di questo mondo, no.

La gioia del cristiano viene da una Persona, o meglio da una Persona “che viene”.

Questa gioia  viene da Gesù: è Lui che viene ed è Lui che porta la gioia.

Su questo Rosario Angelo Livatino non aveva dubbi e non era confuso, egli sapeva bene che la gioia e la luce uno non se le può dare da solo, ma che provengono da Gesù.

Il Beato magistrato, infatti, affermava: “per giudicare occorre la luce e nessun uomo è luce assoluta”.[2]

Lo stesso Don Abbondio ne “ I Promessi Sposi” diceva che “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”[3]. Così vale per la gioia: uno, non se la può dare da solo, perché è Gesù che ce la dona.

Come non ricordare le parole di San Giovanni Paolo II: “In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”.[4]

La gioia del cristiano è la gioia delle Beatitudini: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli[5]. La gioia del cristiano è quella di chi sta nella grazia di Dio, di chi fa la sua volontà, è la gioia di chi si pone SUB TUTELA DEI[6]; è la gioia di chi si affida al Padre e resta quieto e sereno: “come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l’anima mia”[7].

La domenica della Gioia e questo tempo di Avvento ci invitano ad attendere il Signore che viene, un Dio che si è fatto uomo e che ha deciso di venire ad abitare in mezzo a noi.[8]

La gioia del cristiano, in definitiva, sta nella consapevolezza che Gesù è venuto, viene e verrà:

Gesù Cristo, bambina mia, non è venuto per raccontarci delle sciocchezze.

Capisci bene, non si è messo in viaggio per venire sulla terra,

 Un grande viaggio, detto tra noi

(E stava bene dov’era.)

(Prima di venire.

Non aveva tutte le nostre preoccupazioni.)

Non si è messo in viaggio per scender sulla terra

E venire a raccontarci delle banalità

E delle storielle.

Egli non ha usato, non ha impiegato, non ha speso

I trentatrè anni della sua vita terrestre,

Della sua vita carnale,

I trent’anni della sua vita privata,

I tre anni della sua vita pubblica,

I tre giorni della sua passione e della sua morte,

(E nel limbo i tre giorni del suo sepolcro),

Egli non ha usato, non ha impiegato, non ha speso tutto questo,

La sua incarnazione, che è precisamente il suo entrar dentro la carne,

Il suo mettersi nella carne e nel carnale, il suo mettersi nell’uomo

(e il suo mettersi sulla croce e il suo mettersi nella tomba,

il suo prender la carne e il suo supplizio)

Per venir poi (al tempo stesso) a contarci delle frottole.

Egli non ha usato, non ha impiegato, non ha speso tutto questo.

Non ha fatto tutta questa spesa

Considerevole

Per venire a darci, per darci poi

Degli indovinelli

Da indovinare

Come uno stregone.

Facendo il furbo.

No, no, bambina mia, e Gesù non ci ha neanche dato delle parole morte

Perché noi le chiudessimo in piccole scatole

(O grandi.)

Gesù Cristo, bambina mia, non ci ha dato delle conserve di parole

Da conservare,

ma ci ha dato delle parole vive

Da nutrire.

Ego sum via, veritas et vita,

Io sono la via, la verità e la vita.

Le parole di (della) vita, le parole vive non si possono conservare

Che vive,

Nutrite vive,

Nutrite, portate, scaldate, calde in un cuore vivo.

Come Gesù ha preso, è stato costretto a prendere corpo, a rivestire

La carne

Per pronunciare queste parole (carnali) e per farle sentire,

Così noi, allo stesso modo noi, ad imitazione di Gesù,

Così noi, che siamo carne, dobbiamo approfittarne,

approfittare del fatto che siamo carnali per conservarle,

(Ecco quello che neppure gli angeli conoscono, bambina mia, ecco quello che non hanno mai provato).

Così approfittando del fatto che siamo carnali,

Noi dobbiamo nutrire, a noi tocca nutrire nel nostro cuore,

Con la nostra carne e il nostro sangue,

Con il nostro cuore,

Le Parole carnali,

Le Parole eterne, temporalmente, carnalmente pronunciate.

Miracolo dei miracoli, bambina mia, mistero dei misteri”.[9]

Facendo nostre queste riflessioni di Charles Peguy, riscopriamo anche noi che la gioia del cristiano è la gioia della Parola, di una Parola che si è incarnata e che parla alla nostra carne: “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”.[10]

Attendiamo anche noi, ponendoci S.T.D., la venuta di questa Parola incarnata, di una Parola che viene a portarci la gioia; una gioia che  non è solo quella della nascita, ma che è soprattutto la gioia del Dio della vita; di un Dio che vince la morte e  che, facendosi uomo, ci spinge ad imitarlo perché, nati anche noi come Lui, possiamo risorgere con Lui, perché “se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la nostra fede”.[11]

Gianluca Caputo


[1] Fil 4,4.

[2] MARIA DI LORENZO, “Rosario Livatino. Martire della giustizia”, pag. 42, Ed. Paoline, Roma 2000.

[3] Cap. XXV de “I Promessi Sposi”, incontro tra Don Abbondio e il Cardinale Borromeo.

[4] Discorso di San Giovanni Paolo II alla GMG di Roma del 19/08/2000.

[5] Mt 5, 1-12. “E’ la gioia che nasce dalla certezza di stare dalla parte giusta”, cfr. GIULIO CIRIGNANO, “Sentinella, quanto resta della notte?” in “Le ragioni dell’Occidente”, pag. 158, Mauro Pagliai Editore, Firenze 2023.

[6] MICHELANGELO NASCA, “Rosario Livatino. Sotto lo sguardo di Dio”, Ed. Messaggero Padova, 2020.

[7] Salmo 131 (130).

[8] “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, Gv  1, 14.

[9] CHARLES PEGUY, “Il portico del mistero della seconda virtù”, pagg. 75 ss., Ed. Medusa, Milano 2014.

[10] Eb 4, 12.

[11] 1 Cor 15, 14.

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