L’articolo analizza il tema della giustizia ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni attraverso due figure emblematiche: Azzeccagarbugli e Fra Galdino. Entrambi i personaggi rappresentano, in modo antitetico, due facce della stessa medaglia, mostrando il degrado morale e la tensione verso la provvidenza che caratterizzano l’opera. L’articolo indaga la collocazione narrativa dei due episodi e il loro ruolo nella trama, esplorando le implicazioni filosofiche e sociali della giustizia manzoniana, con un’attenzione particolare all’attualità del messaggio dell’autore.

L’episodio di Azzeccagarbugli: un esempio di giustizia corrotta

L’episodio di Azzeccagarbugli si colloca nel capitolo III del romanzo. Renzo Tramaglino, ingenuamente, si reca presso un legale di nome dottor Azzeccagarbugli, su consiglio dell’oste, per chiedere aiuto nella vicenda dell’oppressione subita da Don Rodrigo.

Azzeccagarbugli è un avvocato opportunista e simbolo della giustizia corrotta del Seicento, un sistema che favorisce i potenti e ignora i deboli. Quando Renzo racconta il torto subito, Azzeccagarbugli inizialmente si mostra disponibile, poiché crede si tratti di un cliente potente. Tuttavia, appena si accorge che Renzo è una vittima e che l’oppressore è Don Rodrigo, si ritrae immediatamente, rifiutando di aiutare il giovane.

Manzoni, con questa scena, critica aspramente il sistema legale del tempo, dominato da interessi personali e dalla connivenza con i potenti. L’avvocato rappresenta il rovesciamento dell’idea di giustizia, dove le leggi non servono a proteggere i deboli, ma a consolidare il potere dei ricchi.

Fra Galdino e il miracolo delle noci: la semplicità francescana

L’episodio di Fra Galdino, narrato nel capitolo IV, introduce una figura che incarna un ideale di umiltà e povertà, tipico dei francescani. Fra Galdino, un laico del convento dei cappuccini, si reca a casa di Agnese per la questua. Durante la visita, racconta la storia del miracolo delle noci, una leggenda popolare che riflette la spiritualità ingenua e terrena dei contadini del tempo.

La vicenda narrata da Fra Galdino è semplice: una donna, devota a Sant’Antonio, promette al santo che gli avrebbe donato tutte le noci prodotte da un albero nel proprio orto. Tuttavia, quando l’albero fruttifica, si pente della promessa e decide di tenere per sé una parte del raccolto. Il giorno della raccolta, però, un improvviso vento scuote l’albero e tutte le noci cadono, spargendosi sul terreno. Il miracolo, interpretato come un segno della volontà del santo, sottolinea l’importanza della devozione sincera e del rispetto delle promesse.

Manzoni inserisce questa narrazione come una pausa narrativa, contrapponendo l’umile e serena vita del convento al tumulto delle vicende che coinvolgono Renzo e Lucia. Fra Galdino, con la sua semplicità, rappresenta un’umanità radicata nella fede e nella tradizione.

Il problema della giustizia

La giustizia, nelle sue declinazioni umane e divine, costituisce uno dei pilastri della riflessione manzoniana. Nei primi capitoli del romanzo, la giustizia appare come un ideale irraggiungibile, soffocato dalle maglie di un sistema corrotto e piegato agli interessi dei potenti. Il narratore, con la consueta ironia e profondità, colloca il tema al centro del terzo capitolo, introducendo il lettore alla fragilità delle istituzioni e alla vulnerabilità dei più deboli. L’episodio di Azzeccagarbugli incarna questa fragilità: Renzo, in cerca di aiuto, si scontra con la giustizia piegata alla volontà di don Rodrigo, simbolo del potere tirannico. Tuttavia, accanto a questa visione negativa, Manzoni inserisce momenti che richiamano l’idea della provvidenza divina, come il racconto di Fra Galdino, che riequilibra la tensione narrativa e offre una prospettiva di speranza. Questo intreccio tra giustizia terrena e divina rappresenta il cuore pulsante dell’opera, un messaggio che conserva una sorprendente attualità.

La figura del dottor Azzeccagarbugli, introdotto nel terzo capitolo, è uno dei personaggi più emblematici della critica manzoniana alle istituzioni legali del tempo. L’avvocato, figura miserabile nella sua ambizione servile, rappresenta la corruzione morale che affligge la giustizia. Renzo, ingenuo e fiducioso, si reca da lui sperando di trovare un alleato; invece, si trova di fronte a un uomo che mette la propria scienza al servizio dell’iniquità. Manzoni dipinge questa scena con una precisione spietata: dalla descrizione degli oggetti nello studio ai dialoghi, ogni dettaglio sottolinea l’ipocrisia e l’opportunismo di Azzeccagarbugli. Egli, lungi dall’essere un garante della giustizia, è pronto a schierarsi con i potenti, incarnando la disfatta dell’etica professionale e della dignità personale. Questo episodio, oltre a evidenziare la critica sociale di Manzoni, funge da monito contro le derive di un sistema giuridico che sacrifica la verità e la giustizia sull’altare del privilegio e del potere.

L’episodio di Fra Galdino

Fra Galdino appare nel quarto capitolo come una figura apparentemente marginale, ma profondamente significativa. Il frate, incaricato della cerca delle noci per il convento, racconta la storia di un miracolo avvenuto grazie alla generosità di un’anima pia. Questo episodio, che potrebbe sembrare una digressione, rivela invece una profonda riflessione sulla giustizia divina. Contrapposto alla miseria morale di Azzeccagarbugli, Fra Galdino incarna una forma di giustizia che trascende le logiche umane, basata sulla carità e sulla fede. Il suo candore e la sua modestia, pur accompagnati da difetti che lo rendono umano, offrono un contrappunto all’atmosfera cupa e corrotta del capitolo precedente. Inoltre, l’episodio prepara il lettore all’entrata in scena di Fra Cristoforo, figura centrale del romanzo e simbolo della giustizia divina all’opera nel mondo. In questo senso, Fra Galdino è un ponte narrativo e tematico, che introduce il tema della provvidenza e della redenzione.

Attualità del messaggio manzoniano

Il tema della giustizia in Manzoni conserva una straordinaria attualità. In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è spesso minata da scandali e corruzione, la figura di Azzeccagarbugli richiama alla necessità di una riforma etica e morale del sistema giuridico. Allo stesso tempo, l’episodio di Fra Galdino suggerisce che, nonostante le imperfezioni del mondo umano, esiste una speranza di giustizia che va oltre le logiche terrene. La tensione tra giustizia terrena e divina, così centrale ne I Promessi Sposi, invita a riflettere sul ruolo della responsabilità individuale e collettiva nella costruzione di una società più giusta. Manzoni, con la sua prosa magistrale, ci offre non solo un affresco del suo tempo, ma anche una lezione universale, che parla alla coscienza di ogni lettore.

Daniele Onori


Bibliografia

  1. Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, a cura di A. Chiari, Mondadori, Milano, 1985.
  2. Ezio Raimondi, Il romanzo senza idillio. Saggio sui Promessi Sposi, Il Mulino, Bologna, 1974.
  3. Natalino Sapegno, Alessandro Manzoni: Storia e poetica, Laterza, Bari, 1976.
  4. Gianfranco Contini, Una lunga fedeltà. Scritti su Manzoni, Einaudi, Torino, 1987.
  5. Luciano Bottoni, L’ironia nei Promessi Sposi, Carocci, Roma, 2002.
  6. Luigi Russo, La struttura dei Promessi Sposi, Laterza, Bari, 1961.
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