1. I clinici, psichiatri, psicoterapeuti, endocrinologi, che si occupano professionalmente delle problematiche adolescenziali che vanno sotto la denominazione di disforia di genere stanno rilevando un notevole cambiamento circa le proporzioni delle richieste di transizione da un genere all’altro. Mentre storicamente erano molto più numerosi, tra gli adulti, i maschi che non le femmine a richiedere la transizione, negli ultimi anni il rapporto si è invertito, assistendosi ora a una crescita esponenziale di femmine che accedono ai servizi per la transizione, specialmente in età evolutiva e, soprattutto, tra le adolescenti e le pre-adolescenti.
L’inversione del rapporto maschio-femmina costituisce un tema di notevole rilievo, che solleva interrogativi complessi e sollecita riflessioni in ordine ai tipi di influenza, culturale e sociale, che hanno determinato l’attuale stato di cose. Peraltro, il fenomeno, comune a tutti i paesi dell’Occidente avanzato non mostra un trend recessivo o stabile, ma, al contrario, appare sempre più evidente e coinvolgente numeri significativi.
2. Come osservatore delle tendenze culturali e dei fenomeni di costume sociale mi permetto di delineare alcune linee prospettiche, che non vogliono fornire risposte, bensì richiamare l’attenzione sulla direzione impressa all’esistenza umana – dei bambini e delle bambine, dei giovani maschi e delle giovani femmine – da atteggiamenti valoriali diffusi capillarmente tramite i social e gli strumenti di comunicazione di massa, soprattutto rappresentati dalla musica e dallo sport.
3. Ho sotto gli occhi la pagina degli spettacoli pubblicata sul Corriere della Sera del 15 luglio 2024. Il giornalista presenta con parole encomiastiche e con toni trionfalistici il concerto show tenuto a Milano dalla “regina d’America” Taylor Swift: “Il fenomeno è arrivato. Taylor Swift porta in Italia il suo Eras Tour, la serie di concerti più ricca della storia, la prima a superare il miliardo di dollari di incassi, quella che viene studiata dalla Banca Centrale americana e da decine di università per capirne gli effetti sul Pil delle città che visita …”.
Tra la spiegazione dei “motivi per cui è un fenomeno” e il racconto del “grande giorno” con “i fan accampati a San Siro” v’è spazio anche sul giornale per la descrizione dello show.
La nota dominante è la contraddizione tra la cosa che sembra dover essere e la cosa come è nella realtà. Così il giornalista: “Non c’è sensualità o provocazione, il serpente di «Reputation» non è lussuria ma l’emblema delle maldicenze che giravano su di lei e ora da esorcizzate in pubblico. Non ci sono violenza o ego trip da rapper. I pericoli della vita, che possono sfociare anche in momenti dark, sono sentimentali. E anche se sotto le sue parole si nascondono amori da celebrities i suoi testi autobiografici sono universali e creano identificazione”.
L’obiettivo perseguito dall’artista sembra l’identificazione fra se stessa e l’innumerevole pubblico di fan in una sorta di spersonalizzazione dell’io cosciente dello spettatore nell’onirico autotrascendimento di sé sotto la regia sapiente dell’artista.
4. Ho indugiato sulla narrazione dell’evento, ricco di una potenzialità emotiva notevolmente intensa, allo scopo di riflettere sulla frase pronunciata da Taylor Swift all’esito dello spettacolo:
«Mi fate sentire potente come un uomo»
Mi domando se tale frase non apra uno squarcio esplicativo circa la tendenza che affiora sempre più tra le adolescenti che aspirano a trasformarsi vanamente in uomini.
L’abbraccio emotivo che ha unito la Taylor a migliaia di giovani provoca in lei una gratificazione che va scomposta in due profili: l’entusiasmo dei fan l’ha fatta «sentire potente»; l’ha fatta sentire potente «come un uomo».
Il sentimento di potenza è il riflesso di un desiderio che va al di là delle possibilità umane. E’ un autotrascendimento che allude a una soddisfazione senza misura e senza limiti. Ma lo stigma della potenza è tradizionalmente attribuito al genere maschile, che potrebbe realizzare senza costrizioni il possesso sulla donna.
5. Il modello maschile è in crisi nella società contemporanea. Le cronache e i social mostrano il lato oscuro della mascolinità: violenza, insensibilità, indifferenza sembrano indelebilmente macchiare l’identità maschile. Sopravvive nell’immaginario collettivo la «potenza», cioè, detto in termini meno rozzi, la forza di andare oltre a se stesso, e, in termini decisamente amorali, la prevaricazione e la pre-potenza su coloro che appaiono più deboli e fragili dell’uomo. In particolare, la pre-potenza sulla donna, trattata come mezzo di soddisfazione sessuale, alla maniera della pornografia seriale che furoreggia sugli schermi o, nel migliore dei casi, come manodopera retribuita a minor prezzo per l’esercizio delle più variegate attività lavorative.
6. Anche il modello femminile è in crisi. L’ideale di bellezza e di felicità che è racchiuso nel desiderio e nell’evento della maternità è disprezzato come se fosse recessivo nella storia del progresso civile. Ma anche quando non venga disprezzato, tale ideale è postergato ad altre esigenze: lavoro, presenza sociale, svago. Ma anche quando non sia volontariamente svalorizzato, le necessità di soddisfare i bisogni primari dell’esistenza frustrano la possibilità di perseguire l’ideale. Ma anche quando ciò non accada, si insinua nella giovane adolescente il timore della violenza nel rapporto con il partner maschile.
7. Mi azzardo a manifestare un pensiero. Non è possibile che il ricorso alla transizione al maschile costituisca un illusorio tentativo delle giovani donne di ancorarsi a quell’unica cosa che sembra ancora avere un avvenire: il potere?
Se la mascolinità e la femminilità sono entrambi espropriati della loro specifica idealità oblativa; se la mascolinità è ridotta a potere e se la femminilità è privata del desiderio di maternità, non è forse ovvio che la giovane donna cerchi rifugio nel potere, di cui l’uomo si sarebbe prevaricatoriamente appropriato, e di cui la donna dovrebbe appropriarsi a costo di rinunciare alla propria identità di genere?
8. La tendenza di cui oggi danno conto i clinici che trattano i problemi della transizione di genere è il prezzo esorbitante che la cultura contemporanea fa pagare alle giovani donne dopo averle sradicate dalla loro identità femminile.
9. L’uguaglianza dell’uomo e della donna si realizza preservando e promuovendo l’identica dignità ontologica e metafisica dell’uno e dell’altra nel rispetto dell’identità sessuale e psichica di entrambi i generi. La riduzione della mascolinità a mero potere e della donna a strumento servile del potere alimenta il desiderio di quest’ultima di ottenere un’illusoria uguaglianza nell’appropriarsi del medesimo potere che sarebbe esclusivo dell’uomo.
Ecco perché è tanto significativa l’esclamazione della Taylor: anch’io come donna mi sento gratificata se imprimete in me le stigmate del potere che caratterizzano l’identità maschile.
Mauro Ronco