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«“Colui che trova” è il conformista, trasformato in un pezzo di macchinario, che funziona in accordo esemplare, che ha assunto natura di “es” e si è già lasciato alle spalle quella di “io”; o che, perlomeno, aveva sperato di essersela lasciata alle spalle; mentre “colui che è trovato” è il vecchio “io” che ricompare, l’arretratezza, l’essere antiquato, che forse può aver avuto la sua raison d’ètre in tempi arcaici, prima della nascita della macchina; che ora però, dato che la trasformazione in es-macchina è diventata obbligatoria, ha perduto il diritto di esistere»:[1] così Günther Anders, nella sua celebre opera “L’uomo è antiquato”, ha descritto il rapporto di oggettivazione dell’identità umana nella sua subordinazione alla tecnica e all’avvento dell’impero delle macchine che, come effetto ultimo, ne ridimensionano l’essere e lo stesso esserci, incidendo, dunque, sia sul piano ontologico che su quello esistenziale.

La prospettiva profetica di Anders, delineata alla fine degli anni ’50 del XX secolo, è diventata, nel XXI secolo, la realtà attuale che, peraltro, apparirà sempre più concreta con il progresso tecnologico e la conseguente evoluzione giuridica, giudiziaria e legislativa, del futuro prossimo in genere e del prossimo decennio in particolare.

Sul solco tracciato dalle riflessioni di Anders si inseriscono i rapporti attuali, e ancor più quelli che si dovranno nel tempo determinare, tra il transumanesimo e il diritto.

Prima di procedere con ulteriori considerazioni, tuttavia, occorre chiarire il concetto di transumanesimo, ricavandolo direttamente dal manifesto dei transumanisti italiani alla luce del quale «è possibile ed auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta consapevole. Siamo pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile: prendere in mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale, portando questa sfida su un piano politico e filosofico, per dare al nostro percorso un senso e una direzione».[2]

Sebbene il concetto di “transumanizzarsi” sia stato coniato da Pierre Teilhard de Chardin alla fine degli anni ’50 del XX secolo, per descrivere l’idea di una libertà intesa come possibilità di estremizzare se stessi,[3] è con l’apporto del futurologo iraniano Fereidoun Esfandiary e ancor più del filosofo britannico Max More che l’idea di transumanesimo prende corpo in modo compiuto per come oggi la si conosce.

Per Esfandiary, infatti, ci si trova dinnanzi ad una nuova epoca segnata dalla comparsa di una nuova specie, cioè quella transumana la quale «non può più essere considerata specificamente umana perché quest’ultima presuppone la vita biologica terrestre che ha sempre definito l’essere umano e che non è più pienamente applicabile»,[4] mentre per More il transumanesimo è quel pensiero che «riconosce e anticipa le radicali alterazioni delle condizioni della nostra esistenza derivanti da varie scienze e tecnologie, come le neuroscienze e la neurofarmacologia, la nanotecnologia, l’intelligenza artificiale, l’abitare lo spazio, e così via».[5]

Il transumanesimo, in sostanza, è quell’idea che auspica il superamento della condizione umana biologico-esistenziale, così come oggi la si conosce, grazie all’avvento e all’implementazione delle nuove tecnologie la cui applicazione consente di superare la strutturale fragilità biologica dell’umanità per giungere ad un’epoca in cui gli esseri umani saranno più resistenti, più potenti, più liberi e, probabilmente, esenti dalla sofferenza e perfino dalla stessa morte.

Il transumanesimo si fonda sulla concorrente efficacia di tre distinte, ma cooperanti linee di pensiero: l’immanentismo, il tecnicismo e l’estropianesimo.

L’immanentismo non soltanto rigetta ogni fondazione trascendente e metafisica della vita, dell’uomo e del diritto, ma per di più àncora nell’al di qua le possibilità di salvezza dell’umanità; in tale prospettiva, infatti, soltanto all’interno della storia, per mezzo del progresso e del sapere scientifico, l’uomo può diventare libero controllando il proprio destino e affrancandosi dalla istintualità animalesca da un lato e dai legami religiosi dall’altro lato.

In questo senso, non a caso, Max More ritiene che il transumanesimo si possa definire come una “eupraxosofia”, secondo il termine forgiato da Paul Kurtz,[6] cioè un tipo di filosofia di vita non religiosa che rifiuta la fede, il culto, e il soprannaturale, sottolineando invece un approccio alla vita informato dalla ragione, dalla scienza, dal progresso e dal valore dell’esistenza nella vita attuale,[7] tanto che, con le riflessioni di Salomè Bour, «l’eupraxosofia sostiene l’emancipazione dalla religione, che può essere raggiunta solo attraverso un metodo di pensiero che è sia scientifico che etico e basato sul pensiero critico».[8]

Il tecnicismo, per parte, sua considera come amorale il progresso tecnico, reputando che ogni potenziamento della tecnica che nel tempo si consegue sia di per se stesso sempre legittimo, indipendentemente da ogni eventuale problematica etica o giuridica, come, per esempio, comprova l’impostazione acritica di Aldo Schiavone per il quale, infatti, «la tecnica in sé, non è né fredda né calda: è pura possibilità di fare».[9]

L’elemento più complesso è, probabilmente, quello rappresentato dall’estropianesimo. Con questo termine si indica quella linea concettuale che si incentra sull’estropia, cioè il contrario dell’entropia.

Mentre l’entropia indica il disordine presente in un dato sistema fisico come negli organismi viventi o nella loro evoluzione, l’estropia, invece, indica la capacità di ordine e miglioramento dei sistemi in genere e di quelli biologici in particolare.

Sul punto è stato lo stesso Max More a porre i quattro fondamentali principi di estropia che stanno alla base della visione transumanista,[10] e a specificare che «sebbene i “Principi di Estropia” definiscano una forma specifica di transumanesimo, quel documento è sia il primo completo, che la prima dichiarazione esplicita del transumanesimo e incarna diversi aspetti cruciali ed elementi condivisi di tutte le forme esistenti di transumanesimo. La versione del 2003 (ancora attuale) includeva i principi della perpetuità del progresso, dell’auto-trasformazione, dell’ottimismo pratico, della tecnologia intelligente, della società aperta, dell’autogestione e del pensiero razionale. Il progresso perpetuo è una forte affermazione dell’impegno transumanista per cercare più intelligenza, saggezza ed efficacia, una durata della vita indefinita e la rimozione dei vincoli politici, culturali, e dei limiti biologici e psicologici allo sviluppo continuo. Superare continuamente i vincoli al nostro progresso e alle nostre possibilità come individui, come organizzazioni e come specie. Crescere in direzioni salutari senza limiti. L’elemento individuale di questo è espresso nel principio di auto-trasformazione, il che significa affermare il continuo miglioramento etico, intellettuale e fisico, attraverso il pensiero critico e creativo, il perpetuo apprendimento, la responsabilità personale, la proattività e la sperimentazione. Utilizzando la tecnologia – nel senso più ampio per cercare un potenziamento fisiologico e neurologico insieme a quello emotivo e psicologico. Entrambi questi principi esprimono chiaramente la implementazione del transumanesimo come processo continuo e non semplicemente basato sulla ricerca di uno stato di perfezione».[11]

Il transumanesimo, insomma, è il risultato della combinazione dei tre predetti elementi come espressione del raggiungimento di un triplice obiettivo: in primo luogo, l’emancipazione dell’umanità dalla sfera religiosa a cui viene sostituita una visione messianica fondata sul progresso tecnologico, come per esempio comprova l’idea di Ray Kurzweil, uno dei più noti transumanisti, per cui un giorno non soltanto esisteranno, dopo le macchine intelligenti,[12] anche le macchine spirituali,[13] ma, in una forma di millenarismo hi-tech,[14] già oggi è nutrita l’attesa dell’avvento della singolarità tecnologica la quale, alla fine di cinque epoche (fisico-chimica, biologico-genetica, neuronale, tecnologica, cyborg) attraversate dalla storia, darà alla vita una intelligenza più che umana che guiderà l’evoluzione dell’umanità nell’espansione verso il resto dell’universo.[15]

In secondo luogo, il superamento dei vincoli e dei limiti di ordine fisiologico che caratterizzano la natura umana, anche e soprattutto attraverso il cosiddetto bio-enhancement,[16] cioè il potenziamento delle strutture e delle capacità biologiche umane per ottenere prestazioni fisiche e intellettuali maggiormente performanti: in tal senso si muovono i tentativi di mettere a punto il cosiddetto memory boosting attraverso impianti cerebrali di chip che dovrebbero aumentare le capacità mnemoniche umane,[17] o l’ibridazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale attraverso il sistema neuralink in corso di perfezionamento da parte di Elon Musk,[18] o il cosiddetto gene-editing, cioè la capacità di intervenire con un “taglia e cuci” sul codice genetico umano al fine di correggerne errori e malfunzionamenti,[19] o il bio-hacking «cioè la possibilità di acquistare per poche centinaia o migliaia di dollari dei kit on line che consentono di modificare parti del proprio DNA così da potenziare o modificare certe caratteristiche (metabolismo, intelligenza, muscolatura, udito, vista ecc.) e migliorare se stessi e la propria progenie»,[20] o l’avvio di progetti per la creazione di super-soldati come riportato non soltanto dalla stampa,[21] ma anche dallo stesso U.S. Naval War College.[22]

In terzo luogo, il compimento e la diffusione della nuova ideologia a cui tutto ciò è preordinato, cioè di un orizzonte culturale e sociale in cui l’umano e l’umanesimo sono considerati oramai definitivamente superati dal postumano e dal postumanesimo da intendersi in via generale come «una nuova fase culturale (ma anche evolutiva) nella quale l’uomo reinterpreta se stesso alla luce delle nuove possibilità conferitegli dallo sviluppo delle nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche»,[23] e, in via più in particolare, «come l’incarnazione e l’eradicamento dell’essere umano non solo dalla sua dimensione biologica, ma anche dal suo mondo tecnologico e la coevoluzione protesica dell’animale umano con la tecnicità di strumenti e meccanismi di archiviazione esterni».[24]

Da questa pur sintetica panoramica – riservando alla seconda parte l’analisi di alcune più emergenti singole problematiche – sorgono inevitabili alcuni interrogativi di ordine prettamente giuridico.

Nell’epoca transumana in cui si esige la trasformazione dell’essere umano nell’ottica postumanista, anche il diritto dovrebbe subire analoghe metamorfosi? L’avvento del postumanesimo in qual maniera inciderebbe sui cosiddetti “diritti umani” e sui diritti fondamentali come oggi riconosciuti e garantiti dalla maggior parte delle Costituzioni occidentali e dalle molteplici Carte e Convenzioni internazionali? Il transumanesimo pretenderebbe un adeguamento normativo dei singoli ordinamenti per il riconoscimento delle proprie finalità e dei mezzi messi in essere per conseguirle? Come influirebbe il pensiero transumanista sui principi generali del diritto, come, per esempio, il principio di uguaglianza formale e sostanziale?

Prendendo come ipotesi quella della suddetta pratica del memory boosting, per esempio, alcuni quesiti specifici si impongono: il memory boosting sarebbe da considerare terapia (per sopperire, per esempio, alle patologie neuro-degenerative) o vero e proprio potenziamento a disposizione dei soggetti pienamente sani? Sarebbe economicamente a carico dei servizi sanitari nazionali, magari in Italia catalogabile tra i LEA, o, invece, sarebbe a carico dei singoli privati che intendessero ricorrervi? Sarebbe una pratica facoltativa o diventerebbe obbligatoria con il tempo? Sarebbe reversibile o irreversibile? Nelle procedure concorsuali pubbliche, per esempio, sarebbe un criterio di ammissione o di esclusione, o di discriminazione per quei soggetti che ne fossero sprovvisti? Come si concilierebbe con quel recente, ma oramai consolidato istituto divenuto rilevantissimo nell’era digitale, già da quando riconosciuto dalla stessa giurisprudenza fin dalla fine degli anni ’90 del XX secolo,[25] che è il diritto all’oblio?[26]

Oltre le suddette perplessità si devono registrare anche i risvolti politico-giuridici che sono scaturigine di ulteriori problemi e dubbi.

La creazione della società transumanista costituirà una nuova forma di dicotomizzazione delle relazioni umane secondo il paradigma della conflittualità socio-ideologica come è storicamente accaduto tra patrizi e plebei, tra ricchi e poveri, tra borghesi e proletari, tra occidentali e orientali, tra settentrionali e meridionali? I transumanisti rivendicherebbero per se stessi categorie e privilegi politici e giuridici diversi o superiori rispetto a quelli che potrebbero essere riconosciuti a quanti transumanisti non sarebbero? Il cittadino “potenziato” godrebbe di uno status giuridico altrettanto potenziato?

In questo senso si era già posto dinnanzi a simili difficoltà Francis Fukuyama nel lontano 2004 allorquando ebbe a precisare che «alla base dell’idea di uguaglianza dei diritti c’è la convinzione che tutti possediamo un’essenza umana che fa impallidire le differenze rispetto al colore della pelle, della bellezza e persino dell’intelligenza. Questa essenza e la visione degli individui hanno quindi un valore intrinseco, ed è al centro del liberalismo politico. Ma modificare quell’essenza è il nucleo del progetto transumanista. Se iniziamo a trasformarci in qualcosa di superiore, quali diritti rivendicheranno queste creature potenziate e quali diritti possiederanno rispetto a quelli rimasti indietro? Se alcuni vanno avanti, qualcuno potrà permettersi di non seguirli? Queste domande sono già abbastanza preoccupanti per le società ricche e sviluppate. Aggiungiamo le implicazioni per i cittadini dei paesi più poveri del mondo e per coloro per i quali le meraviglie della biotecnologia probabilmente saranno fuori portata. La minaccia all’idea di uguaglianza diventa più concreta e pericolosa».[27]

La questione, del resto, non è peregrina, posto che già nella prospettiva del dibattito transumanista la suddetta polarizzazione della società è in corso di definizione, anche terminologica, vedendo i transumanisti opporsi ai cosiddetti “bioconservatori”, come illustra chiaramente uno dei più noti transumanisti come Nick Bostrom per il quale, infatti, «i transumanisti sottolineano l’enorme potenziale dei miglioramenti reali nel benessere e nella rinascita umana che sono ottenibili solo attraverso la trasformazione tecnologica, e i bioconservatori potrebbero cercare di apprezzare maggiormente la possibilità di realizzare i grandi valori avventurandosi oltre i nostri attuali limiti biologici».[28]

In questa direzione, al fine di rendere maggiormente plastica la rilevanza del tema, specialmente in ordine alle sue ricadute giuridiche, si possono prendere in considerazione almeno cinque principali pratiche che, in quanto espressione diretta dell’impostazione transumanista di fatto già in corso di affermazione, fanno emergere tutte le problematiche e le difficoltà giuridiche del momento attuale e dell’imminente futuro.

Ma tale analisi è oggetto della seconda parte delle presenti riflessioni.

Aldo Rocco Vitale


[1] Günther Anders, L’uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, Vol.1, pag. 102.

[2] http://www.transumanisti.it/2_articolo.asp?id=45&nomeCat=MANIFESTO+DEI+TRANSUMANISTI+ITALIANI

[3] «Libertà: cioè possibilità conferita a ogni uomo (per soppressione degli ostacoli e offerta dei mezzi idonei) di “transumanizzarsi”, andando sino all’estremo di se stesso»: Pierre Teilhard de Chardin, L’avvenire dell’uomo, Il Saggiatore, Milano, 1972, pag. 248.

[4] Fereidoun Esfandiary, Are you a transhuman? Monitoring and stimulating your personal rate of growth in a rapidly changing world, Warner Books, New York, 1989, pag. 150.

[5] Max More, Transhumanism. Towards a futurist philosophy, in Extropy, Los Angeles, Summer, 1990, pag. 6.

[6] Paul Kurtz, Living without religion: eupraxsophy, Prometheus, New York, 1994.

[7] Max More, The philosophy of transhumanism, in AA.VV., The transuhumanist reader, a cura di Max More e Natasha Vita-More, John Wiley & Sons, 2013, pag. 34.

[8] Salomè Bour, On Max More’s extropianism, in Humanism and its discontents. The rise of transhumanism and posthumanism, a cura di Paul Jorion, Palgrave McMillan, London, 2022, pag. 133-134.

[9] Aldo Schiavone, L’uomo e il suo destino, in AA.VV., Che cosa vuol dire morire, a cura di Daniela Monti, Einaudi, Torino, 2010, pag. 19.

[10] «1. Espansione senza confini: ricerca di più intelligenza, saggezza e potere personale, una durata di vita illimitata e rimozione degli aspetti naturali, sociali, biologici e psicologici che costituiscono limiti all’autorealizzazione e alla realizzazione di sé. Nessun limite al nostro progresso e alle nostre possibilità personali e sociali; 2. autotrasformazione sia morale che cognitiva: esame critico di tutte le ipotesi e di tutti i modelli. Prendendosi carico della nostra stessa vita. Potenziamento biologico e neurologico. Le condizioni sociali per l’autotrasformazione includono l’ordine spontaneo: rifiuto del controllo centrale e massima libertà sostenibile. Promozione della diversità e dell’esplorazione di possibilità; 3. ottimismo dinamico: promozione di un atteggiamento positivo e responsabilizzante verso il nostro futuro individuale e quello di tutti esseri intelligenti; 4. tecnologia intelligente: affermazione del ruolo della scienza e dei suoi derivati, della tecnologia, guidati dai valori estropici, per realizzare la prospettiva ottimistica e dinamica del valore dell’estropianesimo»: Max More, The extropian principles, in Extropy, Los Angeles, Summer, 1990, pag. 17.

[11]   Max More, The philosophy of transhumanism, in AA.VV., The transuhumanist reader, a cura di Max More e Natasha Vita-More, John Wiley & Sons, 2013, pag. 36-37.

[12] Ray Kurzweil, The age of intelligent machines, MIT Press, Cambridge, 1990.

[13] Ray Kurzweil, The age of spiritual machines. When computers exceed human intelligence, Penguin Books, New York, 2000.

[14] AA.VV., Religion and transhumanism. The unknown future of human enhancement, a cura di Calvin Mercer e Tracy J. Trothen, Praeger, Oxford, 2015.

[15] Ray Kurweil, La singolarità è vicina, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, 2014, pag. 21 e ss.

[16] La letteratura sul tema è sempre più ampia; ex plurimis cfr.: AA.VV., Enhancing human capacities, a cura di Julian Savulescu, Wiley-Blackwell, Oxford, 2011; AA.VV., The ethics of human enhancement: understanding the debate, Oxford University Press, Oxford, 2016; Nicholas Agar, Liberal eugenics: in defence of human enhancement, Blackwell Publishing, Oxford, 2004; Nicholas Agar, Truly human enhancement. A philosophical defense of limits, MIT Press, Cambridge, 2013; Allen Buchanan, Beyond humanity? The ethics of biomedical enhancement, Oxford University Press, Oxford, 2011; Allen Buchanan, Better than human. The promise and perils of enhancing ourselves, Oxford University Press, Oxford, 2016; Julian Savulescu – Nick Bostrom, Human enhancement, Oxford University Press, 2009.

[17] https://www.nbcnews.com/mach/science/brain-implant-boosts-memory-first-time-ever-ncna821016

[18] https://edition.cnn.com/2023/09/20/tech/musk-neuralink-human-trials/index.html?stream=top

[19] Anna Meldolesi, E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico, Bollati Boringhieri, Torino, 2017.

[20] Aldo Rocco Vitale, Introduzione alla bioetica. Temi e problemi attuali, Il Cerchio, Fano, 2019, pag. 47.

[21] https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/04/17/negli-usa-allo-studio-super-soldati-con-stimolazione-del-cervello_eb2e9ad4-32d0-497d-9904-808a834ceb83.html

[22] «The United States’ Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) currently has research programs in photobiomodulation to accelerate wound healing, vaccines that block pain within seconds and chemical cascades to stop bleeding within minutes. In addition to these enhancements designed to address specific issues, DARPA has also been seeking nanoplatforms that can be introduced into the body for medical diagnostics, as well as being used to monitor and treat a broad range of diseases»: Heather Harrison Dinniss e Jann Kleffner, Soldier 2.0. Military human enhancement and international law, Stockton Center for the Study of International Law, Newport, 92/2016, pag. 449, disponibile presso il seguente link: https://digital-commons.usnwc.edu/ils/vol92/iss1/14/

[23] Claudio Bonito, Postumanesimo e filosofia, Mimesis, Milano, 2022, pag. 28.

[24] Cary Wolfe, What is posthumanism?, University of Minnesota Press, Minneapolis, 2010, pag. XV.

[25] «Diritto all’oblio inteso come giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata»: Cassazione Civile n. 3679/1998.

[26] La letteratura è oramai praticamente sterminata: ex plurimis cfr.: Massimiliano Mezzanotte, Diritto all’oblio, Editoriale Scientifica Italiana, Napoli, 2009; Viktor Mayer-Schönberger, Delete. Il diritto all’oblio nell’era digitale, Egea, Milano, 2016; Umberto Ambrosoli, Massimo Sideri, Diritto all’oblio, dovere della memoria, Giunti, Milano, 2017; Silvia Martinelli, Diritto all’oblio e motori di ricerca, Giuffrè, Milano, 2017; Ilenia Maria Alagna, Diritto all’oblio e mancato oscuramento dei dati sensibili, Giuffrè, Milano, 2022; Daniela Messina, La tutela della dignità nell’era digitale. Prospettive e insidie tra protezione dei dati, diritto all’oblio e Intelligenza Artificiale, Editoriale Scientifica, Napoli, 2023.

[27] Francis Fukuyama, Transhumanism, in Foreign Policy, 144/2004, pag. 42-43.

[28] Nick Bostrom, A history of transhumanist thought, in Journal of Evolution and Technology, 14/2005, pag. 20. Cfr. anche: Nick Bostrom, In defense of posthuman dignity, in Bioethics, 3/2005.

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