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Note a margine della sentenza della Corte Costituzionale 99/2024.

Con la Sentenza n. 99, 16 aprile – 4 giugno 2024 (pubblicata in G.U. 1°Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 23 del 05-06-2024), la Corte Costituzionale ha stabilito che il pubblico dipendente, genitore di figli fino a tre anni di età, può chiedere di essere trasferito temporaneamente in una sede posta, non solo nella provincia o regione in cui lavora l’altro genitore, ma anche nella provincia o regione in cui è fissata la residenza familiare, ove vive il figlio minore.

La Corte Costituzionale ha così dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 42˗bis, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), “nella parte in cui prevede che il trasferimento temporaneo del dipendente pubblico, con figli minori fino a tre anni di età, possa essere disposto «ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa», anziché «ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale è fissata la residenza della famiglia o nella quale l’altro genitore eserciti la propria attività lavorativa»”.

La predetta pronuncia ha, infatti, sancito l’incostituzionalità della norma, non risultando ragionevole, e in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, consentire il trasferimento temporaneo del dipendente pubblico, in presenza di figli minori di tre anni, soltanto verso la sede in cui l’altro genitore svolge la propria attività lavorativa.

Secondo la Consulta, l’Istituto del trasferimento temporaneo si propone di favorire la ricomposizione dei nuclei familiari nei primissimi anni di vita dei figli, anche in tutti quei casi – ormai frequenti e favoriti dalle nuove tecnologie, come ad esempio il c.d. lavoro a distanza, e comunque dalla maggiore facilità dei trasporti – in cui i genitori si trovino a vivere separati, lavorando in regioni diverse da quelle in cui è stata fissata la residenza familiare.

Come è stato sottolineato dalla giurisprudenza amministrativa, il trasferimento temporaneo ha la “funzione di agevolare la cura dei minori nella primissima infanzia”, proteggendo quindi “i valori della famiglia, e più in generale della genitorialità, tutelati dall’art. 30 della Costituzione […] e dal successivo art. 31 […]” (Consiglio di Stato, Sezione IV, Sentenza 16 febbraio 2021, n. 1418).

Pertanto, è la stessa ratio dell’Istituto a richiedere e consentire una interpretazione estensiva della norma, prevedendo l’assegnazione temporanea del dipendente pubblico anche a una sede nella provincia o regione in cui è fissata la residenza familiare ed in cui il minore ha il domicilio ai sensi dell’art. 45, comma secondo, del codice civile.

Alla luce delle predette considerazioni, la sentenza sancisce, così, in modo chiaro, la tutela del preminente interesse del minore a godere della presenza e vicinanza di entrambi i genitori, almeno nei primi tre anni di vita, e riafferma la finalità dell’Istituto del trasferimento temporaneo, “preordinato alla realizzazione dell’obiettivo costituzionale di sostegno e promozione della famiglia, dell’infanzia e della parità dei genitori nell’accudire i figli”.

Un passo avanti, dunque, verso l’affermazione del principio della genitorialità condivisa, favorito dall’ampliamento dell’ambito di applicazione dell’Istituto dell’assegnazione temporanea, quale misura idonea a conciliare, per entrambi i genitori, le esigenze lavorative con quelle familiari, preservando al contempo la più ampia autonomia dei genitori nelle scelte concernenti la definizione dell’indirizzo familiare.

Tale autonomia, infatti – ribadisce la Corte Costituzionale – “mal si concilia con la fissazione, da parte del Legislatore, di rigide e non ragionevoli limitazioni all’ottenimento di benefici che dovrebbero essere diretti a sostenere la genitorialità e, quindi, a promuovere la formazione delle nuove famiglie”.

Avv. Achiropita Curti

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