Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato sul numero di Tempi di aprile 2019.

La moratoria gialloverde sui temi etici è già bella che saltata. Ecco tre prove

Traccia: qual è la sorte dei temi eticamente sensibili in era di Governo gialloverde?

Svolgimento. L’Esecutivo in carica si muove, com’è noto, sulla base di un “contratto” sottoscritto fra le due forze politiche che lo compongono: il “contratto” non è stato presentato in termini di sintesi fra posizioni diverse che raggiungono un compromesso e individuano priorità condivise, bensì come la sommatoria di obiettivi differenti, taluni dei quali stanno a cuore alla Lega, talaltri al MoVimento 5 stelle. Poiché le questioni attenenti alla vita e alla famiglia sono fra le più divisive in assoluto, su di esse il “contratto” ha sancito una moratoria: non rivedere, neanche in parte, le norme fortemente ostili introdotte dai Governi della precedente legislatura, dal divorzio breve e facile alle unioni same sex, fino alle dat, ma nemmeno andare oltre. Una clausola di tregua, che tuteli da frizioni.

 

Tre vicende, fra le altre, accadute nei dieci mesi di vita del Governo Conte, tolgono l’illusione che la moratoria regga:

  1. La prima è l’ordinanza n. 207/2018 con cui la Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi (in quanto sollecitata dai giudici del “caso Cappato”) sulla legittimità della disposizione del codice penale che sanziona l’aiuto al suicidio, ha singolarmente messo in mora il Parlamento affinché, entro la data del prossimo 24 settembre, vari una normativa sostanzialmente eutanasica, lasciando intendere che altrimenti provvederà la stessa Consulta. Il Governo non è direttamente chiamato in causa, ma i partiti che lo sostengono sì: M5S ha presentato da tempo una proposta di legge di legalizzazione dell’eutanasia, la Lega è rimasta silente. Alla Consulta pare non interessi gran che della “moratoria”: una decisione va presa, e presto, visto che la scadenza di settembre si avvicina a passi larghi, altrimenti a due anni dalle dat il percorso di morte diventerà ancora più pesante. Anche fare nulla è una scelta: vuol dire far fare alla Corte, o peggio a una possibile maggioranza parlamentare diversa da quella di Governo.
  2. La seconda è la Determina con la quale a fine febbraio l’AIFA-agenzia italiana del farmaco ha inserito la molecola TRP-triptorelina fra i medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale. La TRP potrà essere somministrata, sotto stretto controllo medico, ad adolescenti ritenuti affetti da DG-disforia di genere, al fine di procurare loro un blocco temporaneo, fino a un massimo di qualche anno, dello sviluppo puberale, con l’ipotesi che ciò “alleggerisca” in qualche modo il “percorso di definizione della loro identità di genere”. E’ uno strumento per la riaffermazione dell’ideologia del gender in danno del minore, in spregio alle preoccupazioni di ordine scientifico e giuridico espresse da realtà qualificate. Se la rottura della tregua nel primo caso è venuta dalla Corte costituzionale, qui il Governo è parte in causa, dal momento che AIFA opera sotto la vigilanza dei Ministeri della Salute e dell’Economia. Vi è stato qualche cenno di agitazione, qualche interrogazione presentata, poi è calato il silenzio.
  3. La terza è l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri – il 28 febbraio -, una serie di disegni di legge delega, fra i quali un ddl di riscrittura del codice civile, con la previsione degli accordi pre-matrimoniali. All’art. 1 comma 1 lett. b) del ddl è indicato come oggetto di delega “consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro (…) i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli”. E’ la privatizzazione del rapporto coniugale, con la riduzione del matrimonio a un contratto come tanti altri che, come per la somministrazione di un servizio, disciplina le modalità di conclusione prima ancora di iniziare, in un’ottica mercantilistica consacrata in clausole negoziali. Trascurando che un assetto contrattuale del matrimonio farà inevitabilmente prevalere le differenze economiche e sociali, in linea con quanto accade ancora adesso in Nazioni al cui interno le nozze seguono una serrata contrattazione all’insegna del do ut des.

 

La moratoria è evidentemente saltata, con una marcata ripresa di ostilità per quel che resta in termini di tutela della vita e della famiglia. Chi, dentro e fuori il Governo, non condivide questa deriva, ha pochissimo tempo per dimostrarlo: quanto accade sul medesimo fronte nella Regione Lombardia accresce le preoccupazioni.

Share