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Pollone, primo dopoguerra. Intorno alle cinque del mattino, il giardiniere di Villa Frassati si trova sotto la finestra di Pier Giorgio a tirare in silenzio una corda, che non è collegata ad una campana ma al polso destro del giovane santo che sta dormendo. Un bacio alla Bibbia, si infila le amate scarpe da montagna, e via verso il Santuario di Oropa, una passeggiata in salita di un’oretta e mezza per andare alla Santa Messa davanti alla statua della Madonna Nera, per poi tonare giusto in tempo per la colazione estiva di famiglia.

Cosa ti porta verso l’alto in questa vita? Forse un padre senatore e fondatore di una delle più note testate giornalistiche in Italia? La ricchezza di una famiglia benestante torinese? Una laurea in ingegneria con specializzazione mineraria? “Verso l’Alto” era uno dei motti di Pier Giorgio Frassati, aveva le idee chiare ed ha realizzato il suo desiderio in soli 24 anni (1901-1925). Non ha seguito la carriera del padre, ogni moneta che passava dalle sue tasche veniva donata ai poveri delle strade che percorreva. Non ha conseguito titoli accademici, si è ammalato ed ha terminato i suoi giorni terreni prima dell’età adulta. Nessun impiego di successo da inserire a curriculum, ma una chiesa piena di poveri ed amici nel giorno dei funerali e la fama di santità che è giunta fino all’Arcivescovo di Torino.

Gli amici lo amavano per la simpatia e gioia che comunicava in ogni sua attività: dalle passeggiate in montagna, alla “Compagnia dei tipi loschi” – associazione da lui fondata, apparentemente goliardica ma profondamente fondata sull’amicizia nella preghiera – ed all’impegno nell’opera caritativa della Società San Vincenzo De Paoli. Impiegava il proprio tempo così perché “aiutare i bisognosi è aiutare Gesù”. Tale impegno non era il frutto di uno spirito umanitario ma di una coscienza che comprendeva il significato profondo della realtà e la rendeva finalmente trasparente, tanto che il giovane santo affermava: “Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri”.

Come possiamo essere felici in un mondo pieno di apparenza, violenza e povertà? Il beato Pier Giorgio rispondeva “Bello è vivere perché aldilà v’è la nostra vera vita, altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa esistenza?”. L’attuale Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi ha recentemente annunciato che il “ragazzo delle otto Beatitudini” verrà canonizzato nel 2025. Per completare il ritratto di un santo reale e non solo d’altare, occorre leggere le sue lettere indirizzate alle persone che amava, e rivolte a noi, capaci di sollevarci letteralmente verso l’Alto.

Pier Giorgio è stato dichiarato Beato nel 1990 dopo un lungo processo iniziato nel 1932, con l’apertura da parte dell’Arcidiocesi di Torino del Processo Ordinario Informativo sulla fama di santità. Nei primi tre anni vennero raccolti i documenti relativi alla nascita, al battesimo, agli atti integrativi del Sacramento oltre al certificato di Cresima e vennero sentiti 25 testimoni. Nel 1935 la Sacra Congregazione dei Riti ha aperto gli Atti del Processo Ordinario, e dopo ulteriori tre anni la Congregazione emise il Decreto sugli scritti. I Padri Salesiani si occuparono della Postulazione della Causa di Beatificazione, e l’Introduzione della Causa venne fissata per la fine del 1941. In Congregazione Ordinaria non vennero raggiunti i 2/3 dei voti favorevoli necessari all’introduzione della causa poiché il giorno stesso della votazione giunse uno scritto anonimo che menzionava una generica “non piena correttezza”. Il Pontefice emise conseguentemente una sentenza di “Dilata” a cui seguì l’apertura di due Processicoli Suppletivi e tre Investigazioni. Il Promotore della Fede, prima dell’estate del 1944, riferì al Santo Padre l’esito delle investigazioni suppletive, il quale ordinò il “Reponatur” della causa. Giova ricordare che le testimonianze agli atti dei Processicoli, che si orientavano in senso opposto allo scritto anonimo, purtroppo non confluirono nella Copia Pubblica costituita da oltre 3000 pagine. L’udienza in questione probabilmente fu breve – condizionando l’esame del caso – in quanto si celebrò il giorno della ritirata dei tedeschi da Roma e dell’arrivo degli Alleati. Nell’udienza di gennaio 1945 il Papa pronunciò il “Non expedire” per ritenute difficoltà che sarebbero sorte nei Processicoli. Ciò avvenne nonostante fosse stata redatta dal Prefetto della Congregazione dei Riti una nota in cui lo stesso affermava di aver esaminato gli atti dei Processicoli, ove sarebbero stati risolti i dubbi sulla causa Frassati. Nel 1951 la sorella del santo inviò 955 testimonianze a riprova delle virtù del fratello, e la documentazione venne affidata ad un Consultore. Nel 1953 venne presentata una relazione favorevole alla Causa e risolutiva di ogni dubbio, ma purtroppo la stessa non venne consegnata al Pontefice ma all’Archivio della Congregazione, ed ivi rimase per molti anni. Nel 1965 il nuovo Prefetto della S. Congregazione dei Riti, peraltro allo sconosciuto della relazione, ordinò una nuova indagine sui punti controversi della Causa di beatificazione, che si concluse favorevolmente. Nel 1967 la relazione venne presentata al Papa, che ordinò di effettuare uno studio esauriente, ma la Congregazione non ebbe a procedere. Nel 1974 il Segretario di Stato chiese al Prefetto della Congregazione di riesaminare la Causa Frassati. Nel 1975 il Papa, lamentandosi con fervore per la lentezza del “sistema”, ordinò di consultare l’Arcivescovo di Torino in merito all’istruzione della Causa di Pier Giorgio Frassati, il quale rispose con grande sollecitudine (in soli 7 giorni) di procedere senz’altro per l’importanza del modello di santità rivestito dal giovane torinese. Nel 1976 venne consegnato il Voto al Prefetto della Congregazione dal contenuto favorevole, e nel 1977 il Papa dispose il “Procedatur ad ulteriora”. Di seguito vennero indicati l’Attore della Causa nell’Azione Cattolica – cui aveva aderito Pier Giorgio – ed il nuovo Postulatore.  Nel 1978 con Congresso Ordinario venne approvata all’unanimità l’Introduzione della Causa. Il Congresso Peculiare dei Cardinali approvò all’unanimità il Voto ed il Papa emise il Decreto di Introduzione. Nel 1980 è iniziato il Processo Apostolico sulle virtù. Nel 1987, a seguito del Decreto di validità degli Atti, venne presentata la “Positio super virtutibus”, cui seguì il Congresso dei Teologi sulle virtù del Servo di Dio, la “Congregatio Ordinaria Cardinalium” ed il Decreto sull’eroicità delle virtù. Nel 1989 si sono susseguiti il Processo Apostolico Suppletivo sul presunto miracolo, la Consulta Medica, la Consulta dei Teologi, la “Congregatio Ordinaria Cardinalium super miro” ed il Decreto sul miracolo. Il 20 maggio dell’anno seguente, raggiunta finalmente la vetta, Papa Giovanni Paolo II celebrò la Beatificazione di Pier Giorgio Frassati, che con il suo sorriso ci ricorda che “vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare”!

Vittorio Tusa

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