Gen 6, 2026
Il racconto Il regalo dei Magi di O. Henry, pur nella sua brevità, offre una sorprendente densità teologica e morale. La vicenda di Jim e Della, due giovani sposi che sacrificano ciò che hanno di più caro per amore dell’altro, diventa un’immagine esemplare del dono cristiano: un dono non funzionale, non calcolato, ma puro, gratuito, capace di svelare la profondità di un legame.
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Gen 4, 2026
Le avventure di Pinocchio, lette attraverso la sensibilità della filosofia cristiana, rivelano una struttura narrativa profondamente legata ai temi del libero arbitrio, della caduta, della misericordia e della redenzione.
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Gen 1, 2026
1° GENNAIO 2026
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“Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa.
D’altra parte, ciò non deve distogliere l’attenzione di tutti dall’importanza della dimensione politica. Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate, «considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche su piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. Scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l’avvio verso intese leali, durature, feconde». [12]È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.
Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti. Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di «atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana». [13] Se infatti «il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori», [14] a una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala. Lo evidenziava già con chiarezza Leone XIIInell’Enciclica Rerum novarum: «Il sentimento della propria debolezza spinge l’uomo a voler unire la sua opera all’altrui. La Scrittura dice: È meglio essere in due che uno solo; perché due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi ( Eccl 4,9-10). E altrove: il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata ( Prov18,19)». [15]
Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: «Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,4-5).”
Dal Vaticano, 8 dicembre 2025
Dic 30, 2025
La grande abbuffata di Marco Ferreri, presentato a Cannes nel 1973 tra scandali e applausi compiaciuti, è stato a lungo difeso come capolavoro provocatorio, lucida denuncia del consumismo e della decadenza borghese. Questa lettura, tuttavia, è non solo parziale, ma ideologicamente comoda. Perché il film non si limita a rappresentare il nichilismo dell’uomo moderno: lo assume come orizzonte definitivo, lo estetizza, lo legittima. In questo senso, Ferreri non è il medico che diagnostica la malattia, ma l’intellettuale che ne accetta la metastasi come destino inevitabile. Il film non è uno scandalo morale: è uno scandalo etico. Non perché mostra l’eccesso, ma perché rinuncia programmaticamente a qualsiasi criterio di giudizio. Ferreri non denuncia: contempla. Non smaschera: compiace. Non grida: sospira.
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Dic 28, 2025
Il Grinch di Dr. Seuss, pur apparendo come semplice racconto per bambini, offre una profonda riflessione sui temi dell’egoismo, della comunità e della possibilità di redenzione. La storia del personaggio che tenta di rubare il Natale agli abitanti di Whoville diventa una parabola morale sulla trasformazione interiore, sull’importanza dei legami sociali e sulla centralità del dono e della condivisione.
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